Politica Anti-Tifo, la Tessera del Tifoso è Servita Davvero?

Dopo sei anni, finalmente, è tornato. Lo sapete tutti, è il derby con la Salernitana, che ha tenuto i tifosi irpini con il fiato sospeso per quel che riguarda la possibilità di supportare la squadra biancoverde in una trasferta così importante. E possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo, perché questa volta, e non come sei anni fa, la Curva Nord dell’Arechi sarà aperta agli ospiti.

Cosa è cambiato in questi sei anni nella gestione delle partite a rischio? Beh, le notizie non sono buone: le politiche sul tifo si sono fatte molto più restrittive; l’arcinota tessera del tifoso impedirà l’ingresso di non tesserati o di tifosi amici (come nocerini o casertani) allo stadio; per gli avellinesi inoltre sarà una toccata e fuga, poiché verrà vietato l’ingresso dei supporter biancoverdi in qualsiasi zona di Salerno che non sia la curva nord, protetta da container; la squadra vincente (e non posso sbilanciarmi, abbiate pazienza) non potrà neanche festeggiare con i propri tifosi, in base alle direttive più recenti. Tutto ciò, sia ben chiaro, in nome della sicurezza, per emarginare e contenere i violenti. Perché è inaccettabile che in un luogo di festa e di gioia ci sia violenza. E pensare che qualche settimana fa in altri luoghi di festa, come discoteche e addirittura spiagge, il morbo della violenza ha colpito ancora.

Tessera del Tifoso

La domanda che allora, più o meno lecitamente, mi sono fatto al sentire queste notizie è: a quando la tessera del ballerino e del bagnante? A quando l’allontanamento dalle discoteche e dalle spiagge? Sì, lo so cosa pensate, e no, non sono impazzito, sono ben consapevole che ciò sia un’idiozia (quindi non fate circolare troppo la voce, potrebbero prendervi sul serio). Il punto è molto semplice: se va punito un comportamento violento, quanto può influire il luogo in cui si è svolto il fatto? Se mi fanno saltare un dente, molare è allo stadio e molare è al bar. Quindi non riesco a capire per quale motivo logico il colpevole di un atto del genere debba essere punito con il daspo e la condanna meritata se è allo stadio, mentre con un buon avvocato dopo una rissa al bar potrebbe cavarsela con un risarcimento e qualche ora di servizi socialmente utili.

Si obietterà (o lo faranno almeno i benpensanti) che gli stadi sono coacervi di violenza e odio, mentre la discoteca è un luogo di divertimento in cui sono pochi i violenti, che non hanno nulla a che vedere con lo spirito secondo cui è nato quel luogo. È evidente che i media nazionali stiano cercando di far passare questa idea, dal momento in cui si viene dato incredibile risalto alle brutte vicende del mondo del tifo, arrivando anche ad ingigantire un normale (e dovuto) confronto con i tifosi ipotizzando delle pressioni da parte di questi bruti sui calciatori, che devono dar conto delle sconfitte solo ai loro proprietari e non ai sostenitori (questo è il calcio delle multinazionali). Basta vedere che un noto giornalista, che ha reso un grande servizio allo Stato con le sue inchieste sulla camorra, cadendo inconsapevolmente in una retorica troppo superficiale, definisce “violenza ultrà” quella dei black block che distruggono le vetrine alla manifestazione no-expo, senza pensare che in realtà l’ultras è solo un tifoso caloroso e che sono pochi quelli che esercitano “violenza teppista” nelle normali manifestazioni pro-calcio. Sapete poi tutti come sono stati interpretati i fatti di Catania, quindi non ve ne parlo.

Curva Sud Avellino-Latina 2015

Sembra sia in atto quindi una politica anti-tifo volta all’allontanamento delle persone dagli stadi, che si muove in due direzioni, mediatica e amministrativa, con inchieste giornalistiche sul mondo del tifo e regolamenti che sfiorano il ridicolo (anzi, ne attingono a piene mani) arrivando a vietare ai calciatori di festeggiare con la curva, per non costringerli all’umiliazione di cedere la maglia ai sostenitori (pratica ben più umiliante, a loro dire, della gogna mediatica dei giornalisti al secondo rigore sbagliato o dell’esonero dell’allenatore alla terza sconfitta). Ovviamente non ha risalto a livello nazionale tutto il bello delle curve, come la festa del gemellaggio tra Avellino e Casertana, in cui i tifosi hanno cenato e cantato a quattro colori, la solidarietà espressa in caso di tragedie (non possiamo purtroppo non ricordare Rocco, salutato con uno striscione dagli amici di Nocera e Bologna) anche tra sostenitori di fazioni opposte (si veda il mazzo di fiori che un gruppo organizzato della Sud Avellino ha deposto sulla tomba del Siberiano, defunto capo ultrà degli acerrimi avversari salernitani) o di malattie (come il bellissimo striscione dei casertani per salutare Armandino, tifoso granata piccolo di statura e grande di cuore che ha saputo unire nella solidarietà le tifoserie di città rivali; anche i nostri tifosi biancoverdi hanno voluto aiutarlo nella grande lotta che ha vinto). È chiaro che fa più rumore un vetro rotto che cento riparati; ma è evidente come si facciano due pesi e due misure per quel che riguarda la gestione, anche mediatica, degli atti di violenza dentro o fuori gli stadi. Così, mentre il giornalismo di bassa lega allontana la gente dagli stadi, la tessera del bagnante resterà (per fortuna) una sciocca barzelletta, e quella del tifoso un’amara realtà.

Resta la domanda da filosofi, che comunque ha il suo valore: perché? Che motivo avrebbero gli amministratori o gli imprenditori a impedire ai tifosi di seguire la partita allo stadio? Perché, se il problema è la violenza, le misure sono così diverse in caso di serate in spiaggia o in discoteca? Forse questa domanda non avrà risposta. Ma io credo che sia davvero difficile ballare o fare il bagno in pay per view…

PENSIERO E MENTALITA’: FOCUS SUL MONDO DEL TIFO ORGANIZZATO