Portiamo Gigi dove meritA

Cari amici,
la notte di Terni ho avuto il raro privilegio scambiare qualche battuta col mister. Roba virtuale, a quell’ora non avrei mai avuto l’ardire di chiamarlo, ma nello scambio di idee che abbiamo avuto – che non rivelo nei dettagli, robe fra mister e Rastrellatore, non vi impicciate – per una volta era lui più entusiasta di me. Si concordava su due punti, però, sulla prova di carattere della squadra a fronte di una grossa antagonista (e di un chiaro torto subito con la mancata espulsione di Meccariello per fallo da ultimo uomo) e sulla splendida sensazione finale nell’abbraccio fra squadra e tifosi: mai così bello, manco dopo una vittoria, a ballare insieme in segno di reciproca gratitudine. Per un tifoso c’era di che stare contenti, eccome. Eppure io, mettendomi nei suoi panni di mister, qualche elemento di preoccupazione lo registravo. Non nelle prove dei singoli, ma nella tenuta di alcuni reparti. Mettiamo il centrocampo. Non c’è uno che non abbia meritato almeno la sufficienza eppure se è accaduto in più di un’occasione che loro avanzavano senza adeguato contrasto (della serie “vai tu o vado io”), specie sulla fascia sinistra vuol dire che al di là della buona prova di Luca Bittante, nelle due fasi, qualcosa va registrato meglio, negli automatismi di centrocampo e fra centrocampo e difesa.

Ne parlavamo l’altra volta a Roma con il capitano Angelo D’Angelo. C’è un modo per giocare bene guardando alla propria pagnotta, spiegava lui, e un altro modo per farlo avendo a cuore il bene della squadra. Capita di rado questa seconda cosa ma l’Avellino ha avuto ed ha la fortuna di avere tanti atleti della seconda specie, che non badano solo a non fare errori ai fini delle pagelle dei giornali, ma si sgolano e fanno diagonali per aiutarsi l’un l’altro. In altre parole la concentrazione, specie nel gioco moderno “collettivo”, non è un fatto individuale ma di squadra e siccome siamo una squadra molto rinnovata su questo bisogna migliorare.

Avellino Club Roma con D'Angelo e Regoli

Ora leggo le dichiarazioni del mister pre-gara e, a sorpresa – senza che si siamo ulteriormente sentiti – eccolo parlare di concentrazione da migliorare e di errori da evitare. Nessuna reprimenda per una squadra che ha tanti meriti, ma – come diceva quella canzone – si può dare di più. Anche perché le rimonte danno morale ma non è che uno può pensare di mettere le pezze ogni volta come ci è spesso capitato ultimamente, con Latina, Livorno e Ternana, e per ben due volte in quest’ultimo caso.
E poi se San Gigi da Giugliano ci ha tolto le castagne dal fuoco – costringendo le figurine Panini ad aggiornare il loro simbolo ormai datato, basato su un celebre gesto atletico di Carletto Parola al Comunale di Firenze in un Fiorentina-Juventus del gennaio 1950 – non possiamo pensare che sia sempre lui a metterci in salvo.

Rovesciata Carlo Parola

A proposito del grande capocannoniere della B che per fortuna veste la casacca biancoverde. In settimana ho visto che ci sono state polemiche per le dichiarazioni del suo procuratore che, facendo nient’altro che il suo mestiere, ha ricordato quanto i rari lettori della rubrica (cui dalla scorsa settimana si è aggiunta anche la signora Giovanna Castaldo, first lady della cadetteria, che salutiamo) hanno potuto leggere già nelle mie considerazioni della scorsa puntata. Quando sostenevo – scherzosamente ma non troppo – che bisogna sperare in un suo minimo calo di rendimento se no gli occhi puntati su di lui di qualche club di A sono da mettere in preventivo.
Il coautore Antonello Candelmo è d’accordo con me, ma qualcuno ha avuto da ridire, ha inveito contro Ernesto De Notaris, che gestisce le prestazioni del nostro attaccante. Vi invito però a fare una considerazione. Sento dire che noi guardiamo solo alla maglia, cosicché uno vale l’altro purché giochi bene per l’Avellino. Considerazione ovvia, ma anche un pelino cinica. Perché poi capita che gli atleti vadano avanti negli anni e non siano più quelli di una volta ed allora vorrei chiedere se c’è qualcuno di quelli che oggi inveiscono contro De Notaris che si è commosso per Ciccio Millesi o Raffaele Biancolino quando, dopo che ci hanno regalato soddisfazioni memorabili, a torto o a ragione si è ritenuto che non fossero più da Avellino. Guardate, esiste purtroppo anche il ragionamento al contrario. Un calciatore a un certo punto può anche pensare di meritare di più e se non ha mai giocato in A, prima di essere rottamato come un ferrovecchio, e fin quando ha lui il coltello dalla parte del manico può avere il legittimo desiderio, non per soldi, o non solo per soldi, di chiudere in bellezza. Anche se molto più giovane il problema si pose pari pari lo scorso anno con Davide Zappacosta. Lui mi assicurò che il suo desiderio era arrivarci con l’Avellino, in A. E gli ho creduto. Poi le cose sono andate come sono andate e l’esito è stato quello annunciato, un nazionale under 21 non può restare a lungo in serie B.
Niente paura però. Per Gigi al momento rischi non ce ne sono. Lo ha chiarito lui stesso, dicendo che se è nei suoi desideri calcare i campi della A, il suo obiettivo è farlo con questi colori. Dobbiamo quindi sperare che Gigi resti a questi livelli di forma ancora a lungo e che l’Avellino mostri di essere all’altezza della sue ambizioni, che alla fine sono le nostre.
Perché, se è vero quel che ho detto è vera anche un’altra cosa. Gigi che il suo lo ha sempre fatto, in carriera, non era mai giunto ai livelli stratosferici cui ci sta abituando. Segno che il mister che con questa rubrica sosteniamo qualche cosa ha creato nel tempo, segno che non è facile oggi come oggi avere una società così affidabile, come si sta dimostrando, obiettivamente, questo Avellino. In grado di programmare e dare fiducia a un mister e a un direttore sportivo per un tempo così lungo come mai era accaduto prima nella nostra città nella mia non breve memoria.

C’è poi un fattore in più che accomuna la truppa campana in biancoverde i Rastelli, i Castaldo i D’Angelo, i Pisacane, gli Arini. A loro – con questo pallone che nella crisi che attraversiamo non è più in grado di garantirti un futuro sicuro nella vita neppure militando in B – non parrà vero di poter guadagnare con lo sport che a loro piace a due passi da casa, dai loro affetti più cari e dai loro interessi extracalcistici, in una piazza per di più che mostra di voler loro bene. Una condizione idilliaca per molti di loro che sanno bene di non poter facilmente replicare altrove. Lo sa bene Castaldo, lo sa bene Rastelli, lo dobbiamo sapere noi evitando di avvelenare un clima che al momento è il migliore possibile per poter far bene e puntare in alto.

Gigi Castaldo e Peppa Pig
Sta a noi contribuire a che la favola continui. Con il Carpi dobbiamo solo sperare a rovinarci la festa che non sia Gianluca Manganiello di Pinerolo. Omonimo di una quasi-santa nostra conterranea (Teresa Manganiello, l’analfabeta sapiente di Montefusco) se credente mi auguro almeno si sia confessato per quei due punti che ci ha letteralmente tolto di tasca lo scorso anno. Fra tante ingiustizie subite lo scorso anno quella di Varese per la carica al portiere non sanzionata ai danni di Terracciano a tempo ormai scaduto, mi è parsa la più inspiegabile e gravosa. Un errore che davvero può aver cambiato le sorti del campionato scorso. Persino il presidente della Lega B Andrea Abodi lo ha in qualche modo ammesso con il nostro Roberto Valente lo scorso anno nella cerimonia in cui fu premiato a Roma il nostro mister al Campidoglio che bisogna lavorare sulle giovani generazioni per migliorare la qualità dei direttori di gara. E noi lo abbiamo preso in parola mandando il nostro mental coah del club di Roma Giovanni Stornaiuolo al raduno della Can sul Laceno, a relazionare agli arbitri sui risvolti psicologici della direzione di gara. Ma non mancherà lavoro anche con noi, al caro Giovanni, specie se la squadra ci dovesse dare qualche sorpresa a fine anno. Non so che succederà, mister, se sarete in grado di regalarci questo sogno già vissuto da ragazzo quando tu avevi i pantaloni corti.

Con il temibile Carpi sarà il mio esordio in casa, quest’anno. Appuntamento a Ostia di buon mattino con l’ottimo Clemente Scafuro all’andata e rientro a Roma in serata con Antonio Savarese, entrambi validi esponenti del club biancoverde della Capitale. Ho ottenuto il “permesso” dalla moglie, ma solo a metà, al momento il piccolo Ivan non è fra i convocati per il Partenio-Lombardi. Anche se una punizione a dire il vero se la merita, il piccolino. L’altra volta a pranzo a Trastevere con il capitano, che lo vede su Facebook sempre abbigliato di biancoverde, Ivan mi ha buggerato. “Per quale squadra tifi?” gli ha chiesto il guerriero di Ascea, ritenendo scontata la risposta. “Per la Roma”, ha risposto svogliatamente il piccolo fetentello mentre continuava a pigiare i tasti del videogioco. Lo ho redarguito in privato: “Ma che figura mi fai fare col Angelo Angelo?”, lui lo chiama così. E lui: “Pesce di aprile!”. Pure sadico, insomma, mi aveva voluto prendere in giro, proprio per farmi fare brutta figura. Ma la sua fede nei lupi resta incrollabile, l’altra volta al rientro l’ho trovato a casa che giocava a biliardino, lui era “i lupi”, e mamma la Juve. Tutto a posto, ho pensato.

Quanto alla formazione non escludo sorprese, con il consulente Alessio Martella ci siamo a lungo interrogati, e alla luce di qualche cosa che va registrata là dietro ho tratto la conclusione che possa toccare a Vergara un turno di riposo. Mi sbaglierò. Mi sento di ipotizzare una fiducia invece per Visconti, sempre pronto e impeccabile sulla sinistra quando è stato chiamato in causa, con una finta difesa a tre in cui Bittante di fatto potrà fare entrambi i ruoli a destra, quinto di centrocampo e quarto dietro, grazie all’ottimo dinamismo che dimostra sempre. Quindi. GOMIS, PISACANE, ELY, VISCONTI, BITTANTE, ARINI, KONE’, SCHIAVON, ZITO, CASTALDO E COMI.
Alla prossima, appena possibile. Vi chiedo intanto, se vorrete, condivisioni su Facebook e Twitter, ringraziandovi per le tante dell’altra volta. Pare – pare – che anche il mister abbia gradito. E vorrei vedere

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