Prata di Principato Ultra (Avellino): la sua “Processione R’ Annunziata”

Prata di Principato Ultra è un comune irpino di circa 3.000 abitanti situato su una collina sulla riva sinistra del fiume Sabato. L’insediamento viene citato per la prima volta in un documento scritto del 1070. Il centro abitato si trova su uno sperone allungato e scosceso a strapiombo sul fiume Sabato. Esso è circondato da boschi e da coltivazioni di diversi alberi da frutto. Anche se si trova a solo 300 metri sul livello del mare, gode di una posizione strategica da cui si può controllare i percorsi tra Napoli e la Puglia e tra Benevento e Salerno.

Prata Principato Ultra è lambita dal fiume Sabato con il quale confina ad oriente, mentre a sud confina con la strada consolare che conduce alle Puglie, ad ovest con Pratola Serra, a nord con Altavilla Irpina. Il paese, fortemente danneggiato dal terremoto del 1980, reca oggi i segni della ricostruzione: le antiche case, quasi tutte a due piani, sono state ristrutturate e dipinte in tenui colori pastello. Molte conservano splendidi portali in pietra, su cui fanno bella mostra imponenti stemmi araldici. Attraversando il corso principale del paese, su cui si affacciano piccole botteghe, si giunge nella piazzetta con i sui monumenti ai caduti, l’antico cannone, testimonianza di antiche battaglie, e la settecentesca chiesetta di San Giuseppe, semplice nello stile architettonico, dalla linda facciata finemente decorata da stucchi, come imponeva il gusto dell’epoca. Il paese è un’incantevole cartolina: camminando per le strade, lo sguardo è catturato dal verde dei monti, dalle casette che si tengono per mano, dagli antichi portali; l’atmosfera è rimasta di tono familiare, discreta, ovunque si prova una sensazione di pace; qui oltre alle bellezze ambientali, alla storia e alla cultura, vengono offerte al visitatore condizioni di vita non inquinate dai rumori e dal traffico della città, ma soprattutto squisita e genuina ospitalità.

Prata di Principato Ultra occupa un posto nella storia dell’arte perché nel suo territorio, a qualche chilometro dall’abitato, si trova l’antica Basilica dell’Annunziata. Essa si manifesta così monumentale da costituire un vanto per l’Irpinia. Il Monumento sorge a ridosso di una collina tufacea ed in località che doveva contenere un cimitero pagano, come ci rivelano parecchie tombe venute alla luce e poi distrutte, ed alcuni sarcofaghi di pietra, dal coperchio a tetto spiovente e le cui iscrizioni non portano simboli cristiani. Operando dei lavori di sbancamento da parte di privati, nei campi attigui alla basilica sono venute alla luce delle tombe, per cui la Sovrainten­denza ai monumenti della Campania, ha diffidato i proprietari a non effettuare ulteriori scavi nella zona di rispetto e nella zona archeologica adiacente alla basilica. Purtroppo, l’opera dell’uomo ha trasformato il paesaggio primitivo che esercitava un fascino di mistero. Una piccola valle raccolta, chiusa di collinette tufacee, cinge tutt’intorno il Santuario e il verde della primavera rende il luogo suggestivo. Alberi di pini nel piazzale antistante offrono al visitatore un’om­bra che insieme a quella proiettata dagli alberi delle colline tufacee, lascia avvertire qualche cosa di misterioso. Un ruscelletto a poca distan­za, con lieve mormorio scorre nella valle.

Panorama di Prata di P.U.
Panorama di Prata di P.U.

La chiesetta si erge maestosa nella sua architettura di carattere rustico; la facciata è stata costruita soltanto poco più di 60 anni fa, di nessuno interesse artistico, essa conserva tuttavia ai lati due colonne frammentarie antiche con capitelli corinzi. Il piazzale antistante ha una grande importanza archeologica, infatti in occasione dello scavo effettuato nel 1951- 55, ad opera della Sovrainten­denza, nel piazzale, vennero alla luce le fondazioni e la parte inferiore di due chiese, che certamente si sviluppavano nell’area del prolungamento moder­no della basilica, addossate al banco tufaceo che lì arrivava. Di esse la più recente e più grande aveva racchiuso nel suo perimetro l’area di quella precedente, forse demolita per consentire la costruzione della seconda e più ampia o forse crollata per uno dei tanti terremoti succedutisi nella zona. Sta di fatto che la struttura muraria dell’una e dell’altra è molto simile a quella degli edifici beneven­tani di età longobarda anteriore all’VIlI secolo. E’ evidente perciò che si trattò di due Chiese cimiteriali, come le tonte terragne in esse rinvenute dimostrano, succedutesi l’una all’altra a non grande intervallo di tempo, come centro del complesso catacombale.

La Basilica dell'Annunziata
La Basilica dell’Annunziata
Interno della Basilica dell'Annunziata
Interno della Basilica dell’Annunziata

Un accurato esame della Basilica di Prata fa supporre che la costru­zione abbia attraversato tre distinti periodi storici e che ci troviamo di fronte ad una basilica frammentaria. Il primo periodo è quello delle persecuzioni (fino al IV sec.): l’antico Cimitero pagano e le cave annesse, saranno servite ai primi cristiani per luogo di rifugio, di preghiera e per cimitero. In questo tempo saranno state scavate nel tufo le cripte e le nicchie alle quali si doveva accedere mediante un cunicolo laterale ben nascosto ed ora reso impraticabile dalle frane. E’ certo che Prata divenne cristiana in epoca assai remota. Simon Pietro, Primo Pontefice della Chiesa cristiana nominò il primo episcopus proprio nella vicina città di Benevento. Anche se alcuni smentiscono questa tradizione, resta il fatto inequivocabile che le Catacombe attigue alla Basilica, risalgono al I secolo. Secondo periodo (IV-VI secolo): periodo Cristiano orientaIe. Questo periodo precede l’arte bizantina ed ha conservato la ricchezza e l’armonia dell’arte romana pur sotto l’influenza orientale. Cessate le persecuzioni, la Chiesa esce dalle catacombe. Le cripte vennero alla luce dopo l’abbattimento delle pareti tufacee esterne e si costruì una Basilica ad unica navata, utilizzando i materiali di edifici pagani, per l’appunto detta «frammentaria». Di questa primitiva basilica restano alcune colonne e tre capitelli comizi romaneggianti. Terzo periodo detto Bizantino (sec. VI-IX): l’arte orientale proveniente da Bisanzio, salvò l’eredità artistica del mondo antico, la serbò e la svolse durante i secoli in cui l’occidente era agitato. Il lungo dominio greco nell’Italia meridionale, i numerosi monasteri, produssero una fioritura artistica con carattere bizantino: arte popolare di mediocre valore estetico, senza impronta personale e sottoposta a regole fisse, tradizionali. La Basilica di Prata dovette essere ampliata e decorata con affreschi in gran parte distrutti. A questo periodo appartiene la Vergine Orante ed anche il capitello bizantino. Attigua alla Basilica, sul lato sinistro, troviamo la Catacomba. Essa rappresenta un considerevole avanzo, ma doveva essere molto più vasta se si pensa alle molte grotte sparse per le adiacenze.

Il volo degli Angeli
Il volo degli Angeli

In Basilica troviamo una Statua lignea posta sopra un altare nella cappella trasversa con la quale la basilica si amplia. L’Angelo con la destra benedice e nella sinistra reca un giglio, simbolo di purezza; è ripreso in ginocchio, con le ali spiegate. Maria vestita di umiltà, genuflessa, con le mani giunte, è nell’atto di rispondere rasserenata: <Ecce ancilla Domini…>. In mezzo alle due figure si erge una colomba raffigurante lo Spirito Santo. Non si sa con precisione a che epoca risalga la statua, ma i caratteri la rivelano recente. Il fatto che è stata riprodotta dalla scena antica della catacomba, attesta una devozione per questa immagine che iniziata forse nei primi secoli del cristianesimo, non ha avuto interruzione e sussiste ancora oggi. Infatti nella domenica dopo Pasqua, il popolo si raccoglie devoto intorno al Vescovo, nel rito che da millenni si svolge nella piccola vetusta basilica, presso le catacombe dei primi fedeli di Cristo. Questa millenaria devozione verso la Vergine Annunziata è legata strettamente ai primi cristiani. Sono cambiate le istituzioni, i costumi, il modo di pensare, si è indebolita la fede, ma non è mai cessata la devozione non soltanto dei Pratesi vicino o lontani, ma anche degli abitanti dei paesi limitrofi. Difatti, ancora oggi, la Domenica in Albis, ricorrono i solenni festeggiamenti in onore della Vergine. Significativa, in questa festività, è una Sacra rappresentazione che richiama, come per un miracolo, migliaia e migliaia di persone provenienti da ogni dove: si tratta del volo degli Angeli. Essa risale probabilmente al Medioevo, al tempo della fioritura del misticismo, quando si sentì il bisogno di rappresentare in plastico i sacri misteri. Due fanciulle, vestite da angeli e sospese in alto ad una corda, come per miracolo, cantano il saluto dell’AVE, accompagnate da un melodico ritmo. La folla numerosa assiste in silenzio, come ad un celestiale evento, stretta commossa attorno alla statua, mentre qua e là per le circostanti colline, gruppi di persone ascoltano le sacre parole. Terminato il canto degli angeli annunciatori, una lunghissima processione, appunto la Processione R’Annunziata si muove lentamente, tracciando con la luce delle candele, una scia luminosa. Il luccichio che si intensifica nell’ombra della sera suscita un mistico sentimento. Dopo aver percorso le vie del Paese, il corteo osannante si ferma, il sabato, nella chiesa, parrocchiale, da dove, l’indomani, Domenica in Albis, ricomponendosi ritorna alla Basilica, dove, nella piazza antistante, si ripete la sacra rappresentazione del Volo degli Angeli. Questa tradizione, lungi dal deviare la visione esatta della vita cristiana, rende l’uomo più buono, più semplice, più vicino alla Madre di Dio.

 Un saluto da Prata di Principato Ultra e appuntamento a giovedì prossimo con l’Irpinauta!

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI