Pratola Serra (Avellino): davvero un paese senza storia?

Dopo Montefalcione ci ritroviamo a Pratola Serra, penultima località irpina toccata dal Giro d’Italia 2015.

Pratola Serra è un comune irpino di circa 3.700 abitanti ed è situato nella valle del fiume Sabato, caratterizzato da un territorio collinare. L’abitato è costituito da due centri abitati distinti. Serra di Pratola è la parte più antica del comune, sviluppatasi su di un colle attorno al castello medievale. Il nucleo abitativo di Pratola si è sviluppato lungo una antica strada di collegamento con le Puglie (oggi strada provinciale 371), che rimane l’arteria principale del paese, con i nomi di via Serritiello (nella parte a monte), Corso Vittorio Emanuele (nella parte centrale) e di corso Garibaldi (nella parte a valle). Negli ultimi decenni si è ampiamente sviluppata la frazione di San Michele di Pratola. Altre frazioni sono: Acquaviva, Saudelle, Scoppole e Cocciacavallo.

Panorama di Pratola Serra
Panorama di Pratola Serra

Alla destra del fiume Sabato, nel mezzo di campagne fertili che ospitano diverse case rurali, Pratola Serra è un borgo agricolo che in tempi recenti ha avuto un notevole sviluppo nel settore secondario, grazie agli stabilimenti FIAT (FMA) insediatisi nell’area industriale di Avellino, ai cui margini si estende il territorio di Pratola. Alla parte centrale del borgo Irpino, davvero carino, ordinato, pulito, allungato lungo la SS, si aggiungono le frazioni di Serra, S. Michele e Scoppole. La frequentazione del territorio pratolese è remota assai, come dimostrano i dolmen preistorici visibili in località S. Michele. Interessante è anche la vecchia centrale elettrica, che garantiva l’autarchia energetica al paese irpino, trasformata in cartiera ed oggi abbandonata.

L’etimologia del nome Pratola deriva dal latino pratulum (praticello), al plurale pratula. Dal latino deriva anche il toponimo serra con il significato di collina o altura. Il territorio è stato abitato fin dai tempi preistorici come attestano i numerosi ritrovamenti archeologici. In epoca feudale il territorio appartenne a diverse famiglie feudali. Alla fine del XVI secolo fu acquisito dalla famiglia Tocco di Montemiletto a cui rimase fino all’eversione della feudalità nel 1806.

Il comune odierno è nato nel 1812 dall’unione dei comuni di Pratola e del castello di Serra.

Nel corso della Seconda guerra mondiale il comune ebbe molte vittime civili e militari. Il 2 ottobre del 1943 un bombardamento dell’artiglieria tedesca sull’abitato di Pratola provocò la morte di 10 cittadini e il ferimento di molti.

Scavi archeologci di Pratola
Scavi archeologci di Pratola

Il comune, che aveva già un discreto passato industriale grazie ad una cartiera funzionante fino al 1953, è stato interessato nell’ultimo ventennio del XX secolo da importanti insediamenti industriali. A seguito di una joint venture tra l’Alfa Romeo e la Nissan fu costruito negli anni ottanta uno stabilimento per la produzione di automobili nella parte pianeggiante del comune. A seguito del fallimento commerciale della vettura Arna sullo stesso sito si insediò la Fiat che vi ha costruito un importante impianto per la produzione di motori automobilistici.

Nel gennaio del 1981, durante i lavori di scavo per l’installazione di prefabbricati destinati ai terremotati di Pratola Serra, sull’area agricola della contrada Pioppi-Saudelle (per i Pratolani addereto ‘o Casino), ossia su tutta la collina adiacente al “Piazzale Mercato”, vennero alla luce le strutture murarie di un imponente edificio che alla fine si rivelò essere una chiesa risalente ad epoca longobarda (V-VII secolo d.C.). Dopo un primissimo intervento della Soprintendenza archeologica di Avellino, un secondo lavoro portò alla scoperta, sempre nella stessa area, dei resti di un’antica villa romana con annesso termale.

Il lunedì dell’Angelo di ogni anno prima della processione in devozione della Madonna di Montevergine e del Cristo Risorto si tiene la Calata degli Angeli: tre bambini, vestiti da angeli, vengono sospesi ad un sostegno di legno tenuto teso da funi tra due abitazioni della centrale via Roma. I bambini elevano un canto dedicato alla Madonna. La tradizione ha avuto inizio ad opera del parroco Teobaldo Acone ispirato dall’identica tradizione che si tiene ogni anno nella frazione Annunziata del comune di Prata di Principato Ultra, di cui ho parlato nell’articolo su Prata P.U.

Nel corso della processione dedicata a Santa Lucia che si tiene il 13 dicembre vengono accesi dei falò lungo le strade del paese. Negli anni recenti si è dato vita alla manifestazione “Puozzi Passà P’a Pratola”, una festa che trae ispirazione da un vecchio detto popolare ispirato dal fatto che in passato dalla strada principale di Pratola si raggiungeva il carcere borbonico di Montefusco, e quindi passare per quella strada era una sfortuna. Fino ad ora sono state realizzate 6 edizioni ognuna da 3-4 giorni durante le quali si suona musica popolare.

Chiesa SS. Addolorata
Chiesa SS. Addolorata

La chiesa Madre di Pratola, detta di Maria SS. Addolorata, o più semplicemente dell’Addolorata (XVII-XVIII secolo) ha una facciata settecentesca, molto bella, preservata da ripetuti restauri, è affiancata da un’imponente torre campanaria a tre livelli, sormontata da una cupola semisferica. Molto bello è il portale in pietra, arricchito da uno stemma e da una iscrizione in latino, datata 1762, dedicata a S. Maria ed in cui si parla dell’allora feudatario Leonardo De Tocco. L’iscrizione recita: “mariae matri dolentissimae leonardvs v de tocco achajae ac montis miliv princeps templvm hoc a fvndamentis vere suo excitatvm DDD anno christi MDCCLXII”. All’interno, troviamo un paliotto in marmo policromo intarsiato che, stando alla tradizione locale, proverrebbe dalla chiesa parrocchiale di Gesualdo, alcune statue ottocentesche, dipinti del XVIII secolo ed un notevole altare.

La chiesetta di S. Anna si trova lungo la SS che attraversa il centro di Pratola, praticamente quasi di fronte alla chiesa di Maria SS Addolorata e non lontano dalla salita che conduce alla sede del Municipio.

Lungo la SS che attraversa il centro di Pratola Serra, si trovano diversi edifici signorili. Fra tutti menzioniamo il palazzo Fabrizio e il palazzo Rotondi, a cui segue quello Iannaco. Si tratta di edifici in buono stato di conservazione e caratterizzati da bei portali in pietra.

Nella frazione Serra si possono ammirare i ruderi del castello medioevale, già noto in epoca longobarda. Diverse parti sono state inglobate in edifici privati. Imponente è comunque la struttura residua, di cui colpisce soprattutto una torre.

In località Pioppi, giacciono i ruderi di una Basilica Paleocristiana dedicata a S. Giovanni, costruita nel VII secolo. Nelle sue vicinanze vennero rinvenute delle tombe di epoca longobarda, da cui scaturirono delle croci in oro ed argento. E’ davvero difficile individuare la struttura, essendo i pochi ruderi completamente ricoperti da terra e da vegetazione.

Municipio  di Pratola Serra
Municipio di Pratola Serra

La frazione S. Michele prende il nome dalla chiesetta dedicata appunto a S. Michele Arcangelo. San Michele è una tranquillissima frazione di Pratola Serra letteralmente immersa nel verde, ma al tempo stesso assai ben posta, in quanto prossima ad importanti vie di comunicazione. Misteriosa e inquietante è una sorta di dolmen, noto come la Casa dell’Orco, visibile in Contrada San Michele e mostrato nell’ultima immagine. La costruzione megalitica è secondo gli studiosi una testimonianza preistorica. In merito all’etimologia del nome del sito si contrappongono due tesi: secondo la prima, il luogo deriverebbe il nome proprio dal fatto che vi avrebbe albergato un Orco, mentre la seconda afferma il nome discenderebbe dal cognome dei vecchi proprietari, i Dell’Orco.

Lasciamo Pratola Serra e ci diamo appuntamento a giovedì prossimo per l’ultima località irpina da cui è transitata la carovana rosa del Giro d’Italia 2015, vale a dire Dentecane, la terra del torrone.

Vi lascio alla visione di questo video dal titolo provocatorio: Pratola Serra, un paese senza storia, nel quale appunto si parla dell’area archeologica e delle vicende sul mancato sfruttamento della medesima area.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI