Quindici, antico presidio militare dei Romani

Dopo Quadrelle, ci ritroviamo a Quindici, un comune irpino di circa 2.500 abitanti, situato nel Vallo di Lauro, una zona al confine con l’area nolana e l’agro nocerino-sarnese. Quindici sorge alle pendici del Pizzo Alvano (1.133 metri), nel Vallo di Lauro, una verde conca conosciuta sin dall’antichità per la fertilità del terreno, per la fauna e per le numerosi sorgenti d’acqua. Il suo territorio fu abitato sin dalla preistoria mentre, in epoca storica, i primi popoli conosciuti che si insediarono in loco furono gli Ausoni, gli Opici, gli Osci, gli Etruschi, i Greci, i Sanniti ed infine i Romani, a cui si deve attribuire il suo stesso toponimo.

Quindici Panorama

I Romani, sconfiggendo i Sanniti nel 312 a.C., conquistarono l’area Nolana e l’intero Vallo Lauretano e, per difendere questo vasto territorio, stanziarono proprio in questo agglomerato urbano un presidio militare. Al tempo dei Romani, erano presenti nella zona ben quindici masserie, ovvero aziende agricole a conduzione familiare: i Romani, alla ricerca di un appellativo teso ad indicare tale area, cominciarono ad utilizzare l’espressione latina di ad quindecim praedia o ad quindecim villas. Col tempo, la locuzione ha subito delle variazioni: fu abbreviato, per motivi di pronuncia, nel numerale Quindecim; sostantivato poi, nel gergo curialesco del sec. XVI, in Quindecium ed infine, italianizzato in Quindici.

Per la verità, molte sono le ipotesi per spiegare il toponimo di Quindici. Alcuni storici sostenevano che Quindici fu così detto in quanto quindicesimo Casale del Vallo di Lauro: tale tesi non regge, secondo lo storico del luogo Domenico Amelia, in quanto i raggruppamenti etnici della zona sono attualmente sedici e anticamente ne erano molti di più. Un’altra ipotesi è che Quindici fosse la quindicesima stazione militare verso il Sud: anche siffatta ipotesi è screditata in quanto le vie consolari erano ben distanti da Quindici. Che il paese fosse stato chiamato Quindici per la presenza di quindici briganti amalfitani è solo, ed è risaputo, una diceria inventata quasi per voler giustificare le faide paesane. Quindici ha conosciuto il suo massimo splendore nel periodo rinascimentale, periodo in cui furono costruite ben venti Chiese. Fu feudo degli Orsini, dei Sanseverino, dei Pignatelli e dei Lancellotti; prima dell’Unità d’Italia (1861) appartenne a Caserta e successivamente ad Avellino. Oggi Quindici è legato, per cultura ed economia, al vicino territorio di Napoli.

Il Vallo di Lauro
Il Vallo di Lauro

A Quindici possiamo ammirare la stupenda Torre Medioevale situata in località Mulini che vide mutata la sua destinazione d’uso in serbatoio d’acqua. Nei dintorni del paese ci sono gli antichi Mulini ad acqua.

Un Mulino a Quindici
Un Mulino a Quindici

Il paese è ricco di edifici religiosi. La Chiesa di Maria SS delle Grazie, originariamente edificata nel XV secolo, venne ricostruita tre secoli dopo, nel XVIII secolo, in stile barocco. All’interno, tra le varie opere d’arte, ricordiamo le decorazioni murarie del Cosenza, otto bei dipinti del XVIII secolo di Francesco Solimena e Giacinto Diana, ma soprattutto, un’antica statua lignea raffigurante la Vergine Maria col Bambin Gesù. La Chiesa S. Lucia è un piccolo edificio religioso edificato nel XVIII secolo in località Vallone dei Mulini. A poca distanza, si trovano i ruderi di una villa romana. Troviamo inoltre la Chiesa di Sant’Aniello e il Santuario S. Teodoro, costruito nel XIV secolo su di un colle che domina il sottostante paese e da cui si gode un bel panorama, venne rifatto più volte. La Chiesa, meta di pellegrinaggi, conserva poche opera d’arte di un certo pregio.

La Chiesa della Madonna delle Grazie
La Chiesa della Madonna delle Grazie

Il centro storico di Quindici presenta un impianto urbanistico dal caratteristico aspetto medioevale. Vi sono ubicati gli artistici Palazzo Santavilla (XVIII secolo) e Palazzo Pezzuti (XIX secolo). Adiacente alla Chiesa della Madonna delle Grazie, è stato allestito il Museo di Arte Sacra, in Piazza Municipio. La denominazione del Museo non deve ingannare, visto che oltre, ovviamente, ad arredi sacri ed oggetti religiosi in oro, argento e bronzo che vi sono custoditi, vi si trovano anche dei manoscritti del XVII secolo nonché reperti archeologici ed utensili della locale civiltà contadina.

 La Chiesa di S.Aniello
La Chiesa di S.Aniello

Lasciamo qui Quindici, per darci appuntamento alla prossima settimana con l’Irpinauta non per visitare un altro paese ma il Vinitaly 2017, andato in scena da domenica 9 a mercoledì 12 aprile scorsi: vi racconterò la mia giornata in fiera a Verona tra gli stand delle cantine d’Irpinia.