Rastelli e l’Avellino: erano più di 30 anni che un allenatore “resisteva” tanto

Dell’Avellino tutto si può dire tranne che non abbia instaurato un rapporto sensazionale con il tecnico Massimo Rastelli. D’altronde, non a caso, la Rastrellata, la rubrica del “nostro” Angelo Picariello, trae spunto proprio da questo: dall’importanza e dal ruolo di Rastelli nel nuovo corso dell’Avellino.

Al di là degli aspetti meramente statistici, che pure affronteremo tra qualche istante, i risultati ottenuti dal Mister alla guida dei biancoverdi sono innegabili. Rastelli approda ad Avellino nel 2012 e gli effetti si notano subito. Con lui in panchina, in Lega Pro, l’Avellino totalizza 60 punti. Su trenta partite disputate ne vince ben 18, ne pareggia 6 perdendone altrettante. I biancoverdi, però, in quella stagione risulteranno primi anche per un altro dato, la differenza reti: con Rastelli in panca la squadra va a segno ben 50 volte (miglior attacco) e subisce soltanto 27 gol (miglior difesa) per la miglior differenza reti della stagione nel girone.

Approdati in Serie B, l’obiettivo principale del popolo biancoverde era la salvezza, era quello di evitare a tutti i costi di rivivere l’inferno della Serie C. Nonostante il “caos” dell’estate, forse sollecitato dalle calure agostane e da qualche “titolo” di troppo di una parte della stampa irpina, l’Avellino è lì, in coda per un posto tra le squadre che disputeranno i play off per la massima serie (e i meriti di Mister Rastelli sono evidenti).

Massimo Rastelli Allenatore

C’è, però, un altro dato che val la pena di considerare. Massimo Rastelli è in corsa per diventare uno degli allenatori che è riuscito a resistere di più sulla caldissima panchina dell’Avellino. Per trovare qualcuno in grado di tenere più a lungo bisogna risalire addirittura al 1919. Giammarino “durò” fino al 1923 e, intanto, ricoprì anche il ruolo di capitano della squadra. Dal 1923 al 1925 Pietro Affabile, poi via via di anno in anno fino alla stagione 1964-1965.

A questo punto entra in gioco Ulisse Giunchi e resiste due stagioni. Trascorreranno quasi 10 anni per rivedere un allenatore con un minimo di stabilità: è Antonio Giammarinaro, ad Avellino per 2 stagioni (1972-1974) e per altre due in co-abitazione. Tra l’altro, come ci ricorda con la precisione di sempre l’amico Angelo Picariello, “Giammarimaro fu momentaneamente allontanato cedendo alla pressione di parte della tifoseria per dare vita alla più ridicola ed effimera pagina del calcio avellinese dell’ultimo quarantennio. Ossia l’ingaggio del mago di Turi Oronzo Pugliese, le cui gesta furono poi magnificate a livello cinematografico con la parodia di Oronzo Canà da parte di Lino Banfi. Dopo poche giornate – continua Angelo Picariello – non ricordo se due o quattro, tornò Giammarimaro cui subentrò Corrado Viciani nella stagione ’75/’76, poi anche lui esonerato nel corso della stagione successiva”.

Nel 1978, e fino al 1980, è l’era di Rino Marchesi e poi ancora tecnici a tempo ridottissimo fino a Massimo Rastelli, saldamente in panca dalla scorsa stagione.

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