Rastelli cambia tutto, Avellino camaleontico per espugnare l’Adriatico

“L’Avellino espugna l’Adriatico, roccaforte da tre anni inviolata”, titolava, credo, Il Mattino. Ricordi di ragazzo. Oggi con la “Rastrellata” andiamo ancora più indietro nel tempo, al 6 dicembre 1970, a un ritaglio di giornale che a 9 anni, quanti ne avevo allora, già denunciava le due passioni che non mi avrebbero più abbandonato per l’Avellino e per il giornalismo Eravamo alla tredicesima giornata campionato di serie C girone C, riusciamo a ricostruire grazie a una preziosa ricerca del sito TuttoAvellino: Pescara-Avellino 0-1, al 24’ rete di Giugno il rossiccio e generoso attaccante che i più attempati ricorderanno. Che tempi! Si entrava al Piazza d’Armi facendosi “piccoli piccoli” cercando qualcuno che si fingesse tuo padre o tuo fratello più grande mettendoti la mano sulla spalla. Il mio coautore Antonello Candelmo dice che era più rischioso salire sul muretto per vederla di là perché c’era il catrame che si attaccava ai pantaloni. Fatti suoi, io non l’ho mai fatto.

Galabinov

Tanti i ricordi di Pescara, a volte me la sono vista brutta. Il 13 marzo 1977 in serie B (Pescara-Avellino 3-1), posso dire con certezza di essere stato l’unico nell’intervallo a sventolare all’Adriatico la bandiera bianco verde, del coautore Candelmo, l’amico di sempre, per festeggiare l’effimero vantaggio conseguito al 40esimo con Ferrara, prima che gli abruzzesi ci accoppassero, con tre reti, due delle quali ad opera di ex, gli indimenticabili eroi della promozione in B, Zucchini e Nobili, che quell’anno poi condurranno il Pescara alla promozione nella massima divisione. Fu un atto temerario il mio. Si era nei distinti, e pensavo non ci fosse pericolo, invece nell’intervallo un gruppo di ultras venne a “cercarci” per vedere chi avesse osato festeggiare, cioè io. Fui un po’ vile e un po’ furbo, fate voi. Mi misi a correre, ma privo com’ero di segni di riconoscimento ebbi un’illuminazione: che corro a fare, mi chiesi? Mi metto la visiera di cartone del Pescara (data in omaggio col giornalino locale) e così feci, mentre il mio amico Alfredo Guerriero racconta che lui si difese brandendo la sua immancabile bottiglia di vino rosso, e se la cavò pure lui.

Un’altra volta, credo un paio di anni dopo, non riesco a collocare, fu ancora più tosta. Nemmeno arrivati davanti allo stadio con il nostro pullman di “Settembre biancoverde” trovammo una sorta di corteo di pescaresi ad a venirci incontro con le mani alzate, come fosse una manifestazione politica. Uscimmo di corsa dall’autobus, e con Alfredo – c’era pure Capone “o biondo”, il cui papà aveva la società di gas – scappammo di corsa in un alberghetto che in pratica requisimmo, ci buttammo in una camera, abbassammo anche le tapparelle e mettemmo persino un armadietto (Capone fu preso dalla paura nonostante la stazza) davanti alla porta, per maggiore sicurezza. Finché arrivò la polizia e potemmo riguadagnare la tranquillità. Sono le volte che ci sono andato più vicino, ma come che sia in trasferta me la sono sempre scappottata. E come non ricordare quel 21 ottobre 1979, sesta giornata campionato di serie A: Pescara-Avellino 1-1: al 45esimo Cinquetti, al 60esimo Cordova . C’eravamo, possiamo dirlo. Cordova non fece altro quell’anno, ma quel giorno fu il goal della settimana, poi del mese e infine dell’anno, gli avversari davanti a lui divennero improvvisamente birilli, indimenticabile. Come indimenticabile, all’Adriatico è per me un’emozione che avrei vissuto molti anni dopo, nel giugno del 1995, con il microfono in mano, per Irpinia Tv: la promozione in B contro il Gualdo, ve ne ho parlato altre volte e ve lo risparmio, ma sono fiero che quella mia voce concitata al rigore parato di Landucci figuri ancora in qualche video sulla gloriosa storia dell’Avellino.

Ora, con questi precedenti, potevamo mai non esserci stasera, all’Adriatico? Certo che no. Ed eccoci allora in partenza con le tre macchine dell’Avellino Club Roma in “sold out” come si dice oggi, appuntamento alle 18 all’autogrill e poi di corsa verso Pescara. Ci sta pure o barone Fardinando (Ferdinando Barone) da Latina, nostra punta di diamante, ma la notizia è che porta pure la fidanzata Lexya. Ci manda Picone, inteso come Pasquale Picone, il vice di Ficarra, il questore di Avellino, un funzionario molto bravo sotto la cui divisa batte un cuore bianco verde. Ci ha aiutato ad accelerare la pratica del nostro stendardo, che ora è autorizzato e sarà in bella vista oggi. Occhio alle inquadrature da casa, mi raccomando.

Eric Herrera

Sarà della partita e viaggierà con noi anche il collega caporedattore del Tg2 Andrea Covotta (autore del libro “Quando eravamo in serie A”) anche se – senza tessera del tifoso – seguirà l’evento dalla tribuna stampa dove però avrà il compito di perorare, da socio, la nostra causa di lupi della capitale e del nostro stendardo. Mi ha fatto un sms, Andrea, sabato, all’ingresso di Pape Dia: “Non avrà letto la Rastrellata”, mi ha scritto. Rubrica nella quale avevo molto criticato il mister per lo schieramento temerario del giovane ex primavera dell’Udinese. Ma si vede che il mister ha sempre ragione: può avere torto sulla singola partita ( e resto convinto che a Lanciano abbia sbagliato) ma lui, come nel ciclismo, non è quello delle vittorie di tappa, lui punta alla vittoria finale. E dunque questa coraggiosa e positiva riproposizione di Pape è sintomo di un mister che si sente sicuro del fatto suo, che sa di poter agire in prospettiva, che nessuno gli sta col fiato sul collo. Ed allora bene abbiamo fatto noi a intitolargli questa rubrica, investendo anche noi sulla continuità, mentre a Latina (ma mi sa anche a Brescia e forse a Palermo) dovremmo già stare lì a cambiare titolo.

Col Varese io sono quello del punto guadagnato. Certo, la vittoria era lì, a portata di mano, a un certo punto, ma fin quando il portiere Terracciano continuiamo ad esaltarlo per i suoi miracoli se non siamo in contraddizione non possiamo non ammettere che abbiamo anche rischiato grosso, che il Varese poteva anche chiuderla prima e staremmo parlando di un’altra partita. In ogni caso quando una squadra rompe il fiato e straripa nella ripresa è sempre un ottimo segno premonitore, di carattere e tenuta fisica, e il bicchiere mezzo pieno ci spinge a guardare fiduciosi ad oggi.

E siamo alla formazione. Domenica con 10/11esimi indovinati ci possiamo accontentare, sbagliato solo Bittante preferito all’ultimo momento a De Vito, puntando a contenere il temuto avversario nel primo tempo per poi provare a sopraffarlo nella ripresa. Pari pari potrebbe pensare di fare oggi il mister, rinunciando a sorpresa a Castaldo, Zappacosta e Schiavon, fra i più continui ma con qualche primo sintomo di stanchezza, con un attacco che potrebbe essere inedito. Poi se li riusciamo a contenere il primo tempo con un centrocampo di battaglia (omaggio al guerriero di Ascea, che dovrebbe essere in campo dal primo minuto) il secondo tempo li potremmo sorprendere.

Azzardo puro, soprattutto in attacco dove prevediamo una coppia super-inedita. Ma oggi la formazione potrebbe essere questa, con qualche ultimo ritocco che il mister sta decidendo proprio ora, mentre scrivo, dopo l’ultima rifinitura e che la “Rastrellata” non è in grado di decifrare. Ma vedremo se sarà così.
In porta:
Terracciano
In difesa:
Izzo – Peccarisi – Fabbro
A centrocampo
Bittante – Arini – Massimo – D’Angelo – De Vito
In attacco (udite udite):
Herrera – Galabinov

Vedremo oggi come andrà. Forza lupi, rombino i motori, fra poco si parte.

Leggi anche -> Pescara-Avellino: i convocati di mister Rastelli

Leggi anche -> Pescara-Avellino: ecco l’arbitro della gara

Leggi anche -> Avellino, out l’ex Togni contro il Pescara