Rocca San Felice e la misteriosa Mefite

Dopo il Vinitaly 2017 ci ritroviamo a Rocca San Felice, paese che sorge tra il Fredane e l’Ufita, ai piedi della collina su cui si erge un castello ubicato in splendida posizione panoramica, da cui si domina la sottostante Valle d’Ansanto. Rocca San Felice, senza dubbio uno dei più bei paesi d’Irpinia, è un luogo di grande suggestione, oltre che archeologica e paesaggistica, anche naturalistica ed ambientale.

Panorama di Rocca San Felice
Panorama di Rocca San Felice

Il paese irpino è, infatti, letteralmente immerso nel verde delle campagne e dei boschi circostanti, come il Bosco di Migliano, ed è prossimo al piccolo lago della Mefite, da cui fuoriesce gas naturale che fa ribollire la terra fangosa. Il già interessante quadretto è delimitato dal Monte Forcuso (899 metri) e dalla Serra Marcolapone (900 metri), che circoscrivono il fantastico paesaggio.

In un paese così medioevale non potevano mancare i lavori artigianali ed i prodotti tipici: tradizionale, infatti, è l’intaglio del legno, come pure ben consolidata è la produzione del carmasciano, un formaggio pecorino di ottima qualità. Gli elementi riportati mostrano inequivocabilmente la potenziale vocazione turistica di Rocca San Felice, che potrebbe ricevere una grossa spinta dallo sfruttamento termale delle acque mefitiche e delle sorgenti di acqua sulfurea e sulfureo-ferruginosa, anche tenuto conto che in zona già operano con successo le Terme di San Teodoro di Villamaina. Il paese sorge a 750 metri sul livello del mare e conta circa 900 abitanti. Il Santo Patrono è S. Felice Martire, festeggiato il 14 gennaio. Il verde e le acque di Rocca San Felice, le bellezze paesaggistiche, naturalistiche, ambientali ed archeologiche, unitamente alla tranquillità assoluta, l’aria salubre ed i cibi genuini, fanno del piccolo borgo un’oasi di pace.

il laghetto Mefite

La storia di Rocca San Felice ci racconta che dopo anni di lotta per contendersi il principato di Benevento, nell’848, il re Ludovico, figlio dell’imperatore di Germania Lotario, impose un accordo che prevedeva la divisione dell’originario principato in due: quello di Benevento e quello di Salerno. I confini dei due principati, in questo luogo, furono segnati dal fiume Fredane. Per controllare quel tratto di confine il principe di Salerno fece costruire le fortezze di Monticchio dei Lombardi e di Guardia dei Lombardi, mentre quello di Benevento fece costruire le fortezze di S. Angelo a Pesco (oggi “Pescone”) e di Rocca S. Felice. In quest’ultima inizialmente abitarono i soldati e il torrione fu la dimora del capitano. Ben presto trovarono rifugio e protezione sotto la roccaforte i contadini che vivevano a Santa Felicita e alla Mefite. Le capanne di questi contadini, unitamente alla fortezza, costituirono il primo nucleo abitato di Rocca S. Felice.

Sicuramente la principale attrazione di Rocca San Felice è la Mefite. Per comprendere bene il significato della Mefite occorre partire dai secoli XI-X A. C., quando, gli Oschi, erano stanziati a sud dell’Umbria. L’espansione Etrusca, unitamente alla crescita demografica degli Oschi, indusse alcune loro tribù a muoversi lungo l’Appennino in direzione sud. Una parte degli Hirpini, giunse alla Mefite che elesse come nuovo luogo di stabilimento, creando villaggi e casolari di campagna, riunendosi per motivi difensivi e per eleggere i magistrati. Poichè il contesto ambientale presentava caratteristiche alquanto dure per la vita umana, oltre che misteriose, gli Hirpini, che veneravano la Dea Giunone Mefitide, come le altre popolazioni italiche di quasi tutta l’Italia meridionale, cominciarono ad immolare animali in favore della divinità e ad offrirle in dono preziosi beni personali, onde accattivarsene la protezione. Col passare dei secoli, la diffusione di racconti che riportavano accadimenti straordinari attrassero sempre più credenti verso la valle sacra alla Dea Mefite. Fu così che le venne dedicato un Santuario, visto che i fenomeni naturali della Mefite venivano interpretati come prova evidente del potere della Dea, in grado di proteggere i fedeli, uomini, donne, guerrieri, pastori, agricoltori. I resti del tempio vennero alla luce a seguito di scavi archeologici compiuti negli anni ’50 e ’60, restituendoci oggetti d’ambra, oggetti d’oro, argento e bronzo, statuette, ceramiche, monete ed ex-voto (es. mani e piedi votivi), armi in ferro e bronzo, vasellame, oggi visibili presso il Museo Irpino di Avellino. Si tratta di una testimonianza corposa della cultura figurativa italica, dall’epoca sannitica, all’influsso ellenistico sino alle soglie della romanizzazione.

La Mefite
La Mefite

Il sito “Ampsanctus” o” Ansactus” (oggi Valle d’Ansanto) venne celebrato da diversi autori latini, tra cui il celeberrimo poeta Virgilio nell’Eneide (VII Canto, Versi 563-565): “Est locus Italiae medio sub montibus altis, nobilis et fama multis memoratus in oris, Ampsancti valles… Hic specus horrendum et saevi spiracula Ditis Monstrantur, ruptoque ingens Acheronte vorago Pestiferas aperit fauces”, tradotto: “Esiste nell’Italia centrale un luogo ai piedi di alte montagne, conosciuto e famoso dovunque, la valle d’Ansanto…Qui un orrendo speco e gli spiragli di Dite vengono mostrati, e una vasta voragine dove inizia l’Acheronte che spalanca le fauci pestifere”. La descrizione della Mefite fatta millenni fa da Virgilio è attualissima: egli parla di “specus orrendum” e di “pestiferas … fauces”, fornendo una descrizione fedele del sito. Infatti, il centro delle Valle d’Ansanto è occupato da un’area pianeggiante arida e desolata dal colore grigiastro con chiazze gialle (zolfo), priva di vegetazione. Sotto ad un dirupo si trova il laghetto detto Mefite, caratterizzato dai gas che provengono dal sottosuolo, che a contatto con l’acqua superficiale, la fanno ribollire, originando delle esalazioni gassose, rumorose e tossiche, in quanto ricche di anidride carbonica ed acido solforico. Vengono creati anche dei vortici e gorghi che inghiottono tutto ciò che vi si getta. In alcuni momenti, avvicinarsi troppo è estremamente pericoloso, tanto l’aria sia pesante ed irrespirabile. Non a caso, purtroppo, si sono registrate diverse morti, sia di persone che di animali. Ciò spiega perché coloro che vogliano avvicinarsi al luogo, possono evitare i gas mettendosi sopra vento. II laghetto, visitato ancora oggi da vari studiosi, ha un perimetro di circa 40 metri e una profondità non superiore ai due metri.

il Castello di Rocca San Felice
il Castello di Rocca San Felice

Il Castello di Rocca San Felice fu edificato intorno al VII secolo e, dall’alto di uno sperone roccioso a 754 metri di altitudine, domina la sottostante valle. La struttura (negli antichi documenti è chiamata Castellum Sancti Felicis) e successivamente Rocca (dall’arabo Ruch cioè torre quadrata per difesa) venne edificata quale fortilizio difensivo dai Longobardi per difendere il territorio dai Bizantini, ma soprattutto a seguito delle lotte per l’impossessamento del Ducato di Benevento, risolte da Re Ludovico II, figlio dell’Imperatore di Germania Lotario, che impose ai belligeranti, nell’848, dopo ben quattro anni di discussioni, la scissione del Ducato conteso, con il distacco da questo di quello di Salerno.

Il castello domina la sottostante valle occupata parzialmente dall’abitato di Rocca San Felice, che avvince il castello. I lavori di restauro del 1990-1994 hanno consentito di recuperare la struttura complessiva della Rocca, non solo relativamente a parte delle mura difensive e la torre cilindrica principale, ma anche delineando il percorso di accesso. Il fortilizio era cinto da mura e nel lato meridionale si apriva il portale d’ingresso, scavato nel banco di roccia calcarea. La struttura difensiva aveva come fulcro la torre cilindrica eretta nel XIII-XIV secolo. La torre si sviluppava verticalmente secondo quattro distinti livelli: al primo livello, era ubicata la cisterna per la provvista d’acqua ed un magazzino per la conservazione di cibi e legna; al secondo livello, si trovava la cucina, data la presenza del pozzo e del forno-camino; al terzo livello, erano collocati quello che oggi chiameremmo il vano bagno, con servizi igienici e lavabo; al quarto livello, anch’esso con funzioni residenziali, si accedeva utilizzando una scala. Infine, in cima si trovava una copertura che, oltre a fungere da torretta di avvistamento, era stata costruita in modo da raccogliere le acque piovane e da convogliarle, tramite un tubo, alla cisterna, servita dal pozzo della cucina. In aggiunta, nei pressi di una lunga terrazza, erano collocate le abitazioni dei soldati e dei servi, erano presenti l’orto, le stalle e le botteghe degli artigiani.

Nei pressi della Mefite, non lontano dal centro urbano, si trova il Santuario dedicato a S. Felicita, mentre nel centro del paese troviamo la chiesa di S. Maria Maggiore, chiesa Madre di Rocca San Felice, che dovrebbe risalire al XII secolo. La chiesa dedicata a Maria Santissima di Costantinopoli, che si erge lungo la strada principale di Rocca San Felice, venne indicata in una iscrizione lapidea del 1625, anche se, con molta probabilità, è antecedente a tale data.

Il centro storico di Rocca San Felice ha mantenuto la conformazione tipica medioevale con le stradine ed i vicoletti stretti che seguono l’andamento della roccia, le scalinate, gli archi, le palazzine nel XVII e XVIII secolo e le casette basse ricavate dalla roccia con mura, le finestrelle non allineate, i portali in pietra locale, davanzali scolpiti. La parte più antica del centro storico è occupata dal borgo medioevale, che si sviluppa lungo la strada che si snoda seguendo le pendici meridionali della collina su cui si erge il castello. Il silenzio è praticamente assoluto e favorisce la visione dei fantastici panorami che si possono ammirare dai margini del borgo. Nel borgo, in una delle palazzine restaurate, è ubicato il Museo civico, dove sono custoditi parte dei reperti archeologici ritrovati nel territorio comunale, particolarmente nel Castello (altri si trovano presso il Museo Irpino di Avellino).

Lasciamo il bellissimo borgo di Rocca San Felice per ritrovarci giovedì prossimo sempre in Irpinia e precisamente a Roccabascerana.