Salvatore Marra ad Avellino-Calcio.it: Squadra giovane, c’è bisogno dei tifosi

Stamattina Avellino-calcio.it ha contattato mister Salvatore Marra per chiedergli una opinione sul momento dell’Avellino e sulla sua esperienza appena conclusasi alla guida del Messina.

Salve mister, segue ancora l’Avellino?

Si, adesso che sono a casa si. Di solito quando lavoro seguo più che altro il risultato. Ormai le squadre in cui ho allenato o in cui ho giocato le seguo sempre. Ho avuto anche modo di vedere un poco l’ultima partita contro il Frosinone.

Come si spiega il rendimento dell’Avellino che aveva delle aspettative ma, soprattutto in trasferta, sta rendendo meno di quanto avrebbe dovuto?

Ci sono delle situazioni che, purtroppo, noi allenatori dall’esterno, almeno io, abbiamo difficoltà nel giudicare. Però, per quello che ho letto e visto, è una squadra totalmente nuova, nella quale ci sono state delle difficoltà per quanto riguarda anche l’aspetto di modulo, difficoltà che ha avuto pure Toscano dal punto di vista del gioco e ciò incide tantissimo. Uomini come Castaldo, D’Angelo, in determinate partite non sono stati a disposizione del mister ed è normale che la squadra perde in personalità e in attaccamento, laddove questi giocatori, sino agli anni scorsi, hanno dato tanto nell’inserimento dei nuovi. Venuti a mancare si pecca un poco di esperienza. Leggo, inoltre, che l’Avellino è una squadra abbastanza giovane.

Adesso l’Avellino affronterà il Carpi, in una partita in cui si confronteranno due filosofie di calcio opposte: dalla parte emiliana la conferma di un gruppo solido malgrado una retrocessione e dall’altra, una squadra completamente nuova.

Esatto. Diciamo che in questi anni l’Avellino ha prodotto tanti giocatori importanti per la Serie A e per la Nazionale come Zappacosta, però, dopo gli ultimi trascorsi, capisco che la piazza si aspettava di puntare alla promozione, ma facendo un programma triennale con Toscano ed iniziando un progetto nuovo a partire da adesso, credo che i frutti si potrebbero vedere dall’anno prossimo o più avanti. Capisco però le esigenze della piazza di Avellino, la quale ti fa sentire così importante da non poterti permettere di puntare a una salvezza, ma se i programmi sono questi i tifosi devono stare vicino alla squadra e all’allenatore, cercando di dare loro una mano.

Lei è d’accordo sul pensiero per cui il livello tecnico della Lega Pro, categoria che conosce benissimo avendo allenato a Messina ed in altre piazze, si stia avvicinando sempre di più al livello della Serie B?

Si, sono d’accordo. La Lega Pro è divisa in due: c’è un gruppo di sei, sette squadre che potrebbero fare benissimo anche in Serie B e squadre che, invece, sono squadre di Lega Pro con tanti giovani, tante valorizzazioni; poi ci sono squadre che lottano per mantenere la categoria. Credo che in parte la Serie B ci sia una fascia medio alta e una medio bassa in cui potrebbero trovarsi anche squadre di Lega Pro. Credo che il livello non si equivalga molto per quelle squadre che ho posizionato prima tra le prime sette, otto del torneo.

Una domanda sull’esperienza a Messina: che cosa non ha funzionato?

Quando le cose non vanno bene, forse non sono stato bravo ad entrare nella testa dei calciatori, anche se ci sono tante attenuanti per le quali si trattava di una squadra completamente nuova in cui sono arrivati calciatori senza ritiro, senza preparazione e da recuperare. Come nel caso dell’Avellino, avevamo perso giocatori importanti nella fase iniziale del campionato come Rea, Palumbo ed altri ragazzi che, per tanti motivi, non son riusciti a rendere al massimo. Si tratta comunque di una squadra nella quale, rispetto alla scorsa stagione, vi erano elementi nuovi per otto undicesimi, attenuante alla quale si aggiungono le pressioni della società che ambiva al terzo, quarto posto in classifica. Il Messina, secondo me, manterrà la categoria con tante giornate di anticipo e se dovesse trovare l’entusiasmo che la piazza giallorossa gli può dare, potrà ambire senz’altro anche ai play off. Ad ogni modo, mettere pressione ad una squadra completamente nuova per ambire ad un terzo, quarto posto, penso sia qualcosa che faccia solo dei danni a livello mentale ad un gruppo in cui, a parte i cinque, sei elementi con un curriculum di tutto rispetto, vi erano altri giocatori ai primi anni di Lega Pro. Bisognava pazientare perché Messina non è una piazza come tutte le altre in Lega Pro, ma, come ad Avellino, si pretende sempre il massimo. Forse non è scattata nemmeno con la società la scintilla giusta tra dirigenza e allenatore ed è giusto che quando i risultati non arrivino ci sia un capro espiatorio.

Dispiace perché se avessimo fatto altri ragionamenti iniziali, se la squadra fosse stata diversa, ci avrei pensato tantissimo perché sulla chiamata del Messina non si riflette, bisogna andare e basta!

Un ricordo più bello che conserva della piazza di Avellino?

Il ricordo più bello è quando abbiamo vinto il campionato a Crotone. In Calabria abbiamo riempito lo stadio di una squadra che oggi gioca in Serie A. Andare a riempire in trasferta la curva ospiti sino a colmare anche lo spazio in cui oggi si trova il gruppo forte della tifoseria del Crotone, mettendo tutti avellinesi, penso non accada spesso in Lega Pro, considerando che si trattava anche dell’ultima giornata. In quell’occasione feci anche io gol e quindi vengo ricordato per quell’occasione e per la partita di Crotone. Ad ogni modo, diecimila avellinesi fuori casa, non tutte le città li possono portare.

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