L’Avellino e la salvezza, la situazione adesso diventa seria

La situazione non è drammatica, ma è molto seria. L’altalena di risultati degli ultimi mesi consegna un Avellino in piena lotta retrocessione e soprattutto certificato un dato: i biancoverdi “non sanno perdere”, nel senso che le sconfitte maturano sempre in maniera perentoria, senza possibilità di recriminazione né di appello.

I ko contro Perugia, Ternana e Ascoli hanno in comune la stessa dinamica: squadra letteralmente piallata dagli avversari con una prestazione disarmante per supponenza nell’approccio e per confusione nella tattica. L’unica differenza è che i marchigiani non hanno reso umiliante il risultato. Ma chi ha visto la partita non ha mai, proprio mai, avuto la sensazione di un possibile pareggio irpino.

Insomma, quando perde, l’Avellino lo fa molto male, alimentando legittime preoccupazioni dei tifosi. Del resto non c’è tanto da ragionare: se i ragazzi di Novellino non danno il 110%, diventano un gruppo fragile, mettendo a nudo tutti i limiti emersi nella prima fase del campionato. E che solo l’allenatore nativo di Montemarano ha saputo nascondere con giochi di prestigio realizzabili grazie alla sua esperienza e a una preparazione di categoria superiore.

Walter Taccone

Certo, allo sprint finale delle ultime quattro giornate l’Avellino si presenta con quattro punti di vantaggio sui play-out (che vanno evitati in ogni modo dopo una stagione del genere). Il margine, di per sé, appare rassicurante. Ma quello che preoccupa è il fiato corto. Perciò, quando le gambe sono legnose, l’unica arma è quella della voglia di combattere.

Senza pensare, nemmeno per un secondo, alla penalizzazione di tre punti che ora sembra pesare il doppio. Anzi, questo deve essere lo sprone a correre il doppio e mettere in sicurezza la stagione prima possibile.