San Mango sul Calore (Avellino) e la sua Cavalcata di S. Anna

Continuiamo il nostro tour in Irpinia sulle orme del Giro d’Italia 2015 e, al 40° appuntamento con l’Irpinauta di Salvatore Nargi, ci ritroviamo a San Mango sul Calore, un piccolo comune d’Irpinia, che conta poco più di 1.000 abitanti.

Le origini di San Mango sul Calore risalgono all’XI secolo. Il nome deriva da San Mango giacché nel secolo XI il paese apparteneva ad un monastero dedicato a questo santo. Il paese è stato prima feudo dei Filongieri, poi, è passato nel 1418 ai Caracciolo e successivamente ai Mastrogiudice e ai D’Amore. Dotato di importanti presenze storiche – artistiche l’abitato è stato completamente raso al suolo dal terremoto del 23 novembre 1980; infatti, oggi restano ormai i ruderi di alcune abitazioni di questo che fu uno dei centri medievali più belli dell’Irpinia.

Proprio a seguito del disastroso terremoto, San Mango sul Calore è stato insignito di Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: «In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione.» — 23 novembre 1980.

Chiesa di S. Anna
Chiesa di S. Anna

A San Mango possiamo ammirare la Chiesa di S. Anna, uno dei pochi edifici gotici dell’Irpinia giunti fino a noi. Il tempio sacro sorge a valle dell’abitato, sulla riva destra del torrente Uccello affluente del fiume Calore, isolato nel verde, ad alcune centinaia di metri dal Ponte di Annibale. E’ stata una vera fortuna che la Chiesa di Sant’Anna sia stata preservata dalle distruzioni provocate dai vari terremoti che si sono succeduti negli anni in Irpinia e soprattutto a quello del novem­bre 1980 che distrusse più del novanta per cento del patrimonio edilizio del Comune di San Mango sul Calore. Verso la fine degli anni ’80 la Chiesa è stata consolidata e restaurata dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Salerno e Avellino. La Chiesa, nella purezza ed essenzialità delle sue linee architettoniche, si presenta a pian­ta pressoché quadrata con muri spessi di tufo e ciottoli di fiume. Quattro pilastri dividono le tre navate e formano nove volte incrociate a sesto acuto che conferiscono allo spazio in­terno notevole interesse. Tra i due pilastri, verso il fondo, la chiesa è chiusa da una parete che fa da sfondo all’altare intito­lato a S. Anna.  Sulla suddetta parete è dipinto un panneggio raffigurante veli e ricami che abbellisce la nicchia con la statua della Santa. Sul lato sinistro dell’alta­re è presente un affresco risalente al XIV se­colo, raffigurante il volto di S. Anna e un sol­dato con spada e maglia di ferro in preghiera. Dietro l’altare è collocata l’ara sacrificalis, oggetto di particolare ammirazione e suggestione che ricorda gli antichi riti che si tenevano nei templi pagani. Nella parete di fondo è rilevabile un cunicolo nel vivo del tufo forse collegato ad altri edifi­ci anche più distanti mediante una serie di condotti sotterranei: essi secondo la tradi­zione conducono al Castello della Pietra.  Sulla facciata, che guarda la valle del Calore, si trovano tre porte, chiuse da cancelli in ferro battuto, sormontate da tre semicerchi incavati ed abbellite da altrettanti rosoni. La pavimentazione della chiesa è in terra battuta mentre la parte centrale, rialzata di circa 20 cm, è costituita da semplici blocchi di tufo. Alla base dei muri perimetrali si notano dei sedili in muratura. Le pareti laterali della chiesa sono forate solo da due finestre strombate a feritoia assai alte e strette. La copertura è formata da un’ampio terrazzo spiovente, che presenta sette gocciolatoi allungati di pietra incavata. Su questo terrazzo poggiano un muro sopraelevato ed il campanile, di forma quadrangolare e alto circa nove metri, costruiti interamente in tufo.

Ponte Romano di San Mango
Ponte Romano di San Mango

A San Mango troviamo anche un Ponte Romano detto ponte di Annibale, che sorge sul fiume Calore ed è del primo secolo a.C.; ha la struttura a dorso d’asino e dei sessanta metri di lunghezza originari attualmente se ne possono ammirare solo poche decine di metri; la muratura si presenta intervallata da mattoni, con misto dì malta e ciottoli. Questo ponte nell’antichità serviva per attraversare il fiume e collegare i vari tratturi con l’antica strada detta “Napoletana” o della “Grascia” e da questa alla via Appia.

L’ultima domenica di luglio a San Mango si tiene la tradizionale Cavalcata di Sant’Anna, simbolo forte della comunità di San Mango che in questo giorno rinnova i vincoli di amicizia con i paesi confinanti. Tutto comincia alle prime ore del mattino, quando, partendo dalla Casa Comunale, un corteo equestre, con in testa il Sindaco seguito da Consiglieri Comunali e vari cavalieri provenienti anche dai paesi vicini, tutti vestiti con costumi d’epoca medioevale, si porta presso “la chiesetta del Cemeterio” (Chiesa di San Vincenzo) per compiere i rituali tre giri attorno ad essa (per tradizione, solo dopo aver effettuato il primo giro, i cavalieri possono iniziare il lancio dei confetti). Successivamente, procedendo al passo, il corteo percorre le strade del Paese dove tutte le porte delle abitazioni vengono aperte per ricevere i confetti lanciati dai Cavalieri. Terminato il passaggio attraverso il Centro Storico, il corteo scende a valle costeggiando il fiume Calore e, rasentando il “Ponte Romano” detto “di Annibale”, risale sul poggio ove è situata la Chiesa di Sant’Anna. I Cavalieri, accolti dagli applausi e dalle grida di gioia della folla convenuta, per tre volte, come è usanza, girano intorno alla Chiesa, passando con agilità fra i numerosi pellegrini accorsi, vi entrano e vi escono attraverso le porte laterali lanciando a piene mani grandi quantità di confetti sia sull’altare dove si trova la Statua della Santa e sia sui fedeli in segno di speranza e di abbondanza. I confetti, associati al culto della Santa, sono considerati apportatori di fertilità e miracolosi per la salute delle donne: per questo, è frequente incontrare donne incinte, pronte a raccoglierli a terra e a mangiarli. Difficile ricostruire le origini di un rito che affonda le sue radici in un misto di storia e leggenda. Nel video che trovate in fondo al pezzo potete vedere un sunto di quella che è la cavalcata di S. Anna.

La Cavalcata di S. Anna
La Cavalcata di S. Anna

Il penultimo fine settimana di luglio, invece, si tiene la sagra dei fichi, istituita per favorire la conoscenza e la commercializzazione dei “Fichi di San Mango”. Questi, impareggiabili per profumo e sapore, unitamente al vino Aglianico D.O.C.G. “Taurasi” costituiscono il vanto della terra di S. Mango sul Calore. La sagra costituisce anche un’occasione per trascorrere serenamente ed in allegria le due serate estive gustando l’eccellente prodotto da molti anni conosciuto ed apprezzato in tutta Italia: i fichi, che vengono distribuiti gratuitamente a tutti i convenuti.

Veduta di San Mango sul Calore
Veduta di San Mango sul Calore

Il Taurasi, che ha ottenuto la Denominazione di origine controllata e garantita in data 11 marzo 1993, deriva dal migliore vitigno dell’antichità, la Vitis hellenica (l’odierno Aglianico), considerato a ragione il miglior prodotto, il Re, il Monarca di tale prestigiosa famiglia. Il nome deriva dalla cittadina omonima, l’antica Taurasia dalle vigne opime (Tito Livio). E’ prodotto in un area di grande tradizione vitivinicola, che comprende 17 comuni, tutti in Irpinia. Perfetto appare l’equilibrio tra il clima, il vitigno e il terreno, equilibrio che si è andato armonizzando e rafforzando nei secoli, fino a fondersi in un vino dalle caratteristiche superiori, che si caratterizza per la complessità aromatica, il gusto vellutato, pieno ed elegante, i profumi intensi e delicati. Oggi, il Taurasi, vinificato con le più moderne tecnologie, ma nel rispetto della tradizione, è uno dei pochissimi vini italiani meritevoli di lunghissimo invecchiamento. La vite è, in prevalenza, allevata a guyot o a cordone speronato in vigneti specializzati, a sesti fitti, con produzioni che raramente superano gli ottanta quintali ad ettaro. E’ il primo vino del meridione cui è stata conferita la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, massimo riconoscimento che può essere attribuito ad un vino. Dal colore rubino intenso, tendente al granato fino ad acquistare riflessi arancioni all’invecchiamento, con odore caratteristico, etereo, gradevole, più o meno intenso e con sapore asciutto, pieno, armonico, equilibrato con retrogusto persistente, è invecchiato 3 anni, di cui uno in botte. Il Taurasi, se invecchiato per almeno 4 anni, di cui 18 mesi in botte, ed in possesso di una gradazione alcolica non inferiore a 12,50 %, può riportare in etichetta la dicitura riserva.

Insomma, anche San Mango sul Calore, come tutta l’Irpinia, merita una visita soprattutto nel periodo estivo, durante il quale si svolgono manifestazioni religiose e non, oltre che sagre ed eventi enogastronomici assolutamente da non perdere.

Lasciamo San Mangio sul Calore per ritrovarci giovedì prossimo a Montefalcione, per poi procedere con Pratola Serra e finire il nostro giro d’Italia irpino a Dentecane.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI