San Sossio Baronia, il paese delle sorgenti

Dopo aver lasciato Sturno, il paese di John Michele Aufiero, padre del clacson, rimaniamo ancora nella Baronia e nella Valle dell’Ufìta e ci ritroviamo oggi a San Sossio Baronia, situato nella parte più interna dell’Appennino Meridionale, ai confini con la Puglia. Fa parte della Comunità Montana dell’Ufita ed è attraversato, in direzione est-ovest, per gran parte del suo territorio, dal torrente Fiumarella e dall’Autostrada A16, secondo l’antico percorso della Via Appia. Il centro urbano si trova ad un altitudine di 650 metri di altitudine ed è ubicato in una valle a forma di conca, circondato da verdeggianti colline, perciò si presenta abbastanza riparato dai venti e dalla neve, nonostante sia esposto verso nord-est. Gli abitanti residenti sono circa 2.000. In questi giorni di cronaca attualissima sull’argomento, viene da rilevare che il centro storico del paese è situato in una zona ad elevata sismicità e perciò è stato vittima, nel tempo, di terribili terremoti che, più volte, ne hanno scosso le fondamenta e mietuto numerose vittime: tra i principali vanno ricordati quello del 1930, del 21 agosto 1962 e, in particolare, l’ultimo, avvenuto il 23 novembre 1980.

san-sossio-stemmaL’acqua sorgiva, che scaturisce in abbondanza dalle colline circostanti, sta alla base dell’origine stessa del paese. Infatti, San Sossio Baronia era nell’alto Medioevo la zona delle sorgenti comprese nei possedimenti dei Signori di Trevico. I pastori con gli armenti scendevano per abbeverarli in quella zona dove attualmente esistono tre grotte scavate nell’argilla, di cui una al centro più piccola, e che per la forma di presepe propria dell’insieme, rispettivamente rappresentano le grotte di S. Giuseppe, della Madonna e del Bambino, zona comunemente detta Acqua della Madonna. La zona si raggiunge poco prima dell’ingresso del paese, poco dopo l’incrocio che conduce a San Nicola Baronia, abbandonando la strada principale che conduce al centro di S. Sossio Baronia, dove si imbocca una stradina in discesa sulla sinistra. Si tratta di Via Costa. Sulla sinistra, guardando con attenzione di fronte ad alcuni villini, si scorgono degli anfratti. Si tratta degli ingressi delle grotte citate. Tali grotte funsero da abitazioni primitive dei mandriani dei feudatari di Trevico.

L’origine del paese è riferita al XIII secolo intorno ad una sorgente presso la chiesa parrocchiale. Questa, distrutta dal terremoto del 1930, era stata costruita nel 1954. L’antica parrocchiale era la chiesetta, ora in rovina, dell’Annunziata, la quale, anche se sul fonte dell’acqua benedetta era incisa la data 1589, risale al XIII secolo. La datazione di origine del paese riferita al secolo XIII è convalidata da un rescritto di Carlo D’Angiò del 1299 che parla di Vico (Trevico) con i Casali (San Sossio Baronia, San Nicola Baronia, Castel Baronia, Carife etc.), e maggiormente dalle “Rationes Decimarum Italiae” nei secoli XIII e XIV nella parte relativa alla Campania. Quest’ultima fonte in particolare induce a ritenere che tale comunità alla data del 1308 aveva già una sua piena e completa organizzazione, tanto da essere chiamata a versare un tributo, per cui la sua origine si può far risalire quanto meno alla prima metà del 1200.

san-sossio-chiesa-purgatorioIl nome San Sossio dato all’antico casale di Trevico, trova nella leggenda la sua giustificazione. Infatti, si narra che un asino, sul quale venivano trasportate le reliquie di San Sossio martire destinate ad un paese vicino, giunto in località ora detta Sella Coppola (incrocio della SS. 91 con le Provinciali per S. Sossio e Trevico), infilò la strada che conduceva alle poche case esistenti in fondo alla valle e non ci fu verso di fargli cambiare direzione. Si gridò al miracolo: le reliquie rimasero nella chiesetta dell’Annunziata e fu dato il nome di San Sossio al paese.

San Sossio Baronia seguì sempre le vicende di Trevico, con cui condivise il giogo feudale dei Consalvo nel secolo XV e dei Loffredo fino al 1806. I Sossiani durante il feudalesimo godettero sempre di una certa autonomia per il loro straordinario spirito di indipendenza e libertà. Il paese inoltre partecipò attivamente ai moti rivoluzionari; saputo che Garibaldi marciava verso Napoli, dopo aver in Sicilia sgominato l’esercito borbonico, il popolo sossiano assalì il Municipio e ridusse in frantumi il busto di Ferdinando II. Caduta Gaeta il 29 febbraio 1861, Francesco II si rifugiò prima a Roma poi ad Albano agevolando così il sorgere di bande armate costituite dai suoi partigiani. Questo movimento legittimista ben presto degenerò in brigantaggio. Le bande furono ingrossate da delinquenti della peggiore specie, che scorrazzavano nelle contrade, devastando e commettendo ogni sorta di delitti, protetti dalle fitte boscaglie. In questo territorio imperava la banda del brigante Schiavone feroce e cavalleresco, che aveva per luogotenente l’inseparabile, bellissima compagna, la non meno celebre Filomena, che in una incursione sull’abitato recise le quattro teste di angeli scolpiti in altorilievo agli angoli del basamento di una croce di pietra del 1611.

Se tali sono le origini risultanti da fonti storicamente accertate, non è da dimenticare che la presenza di ruderi e di caratteristiche topografiche fa ritenere che la zona sia stata importante centro anche al tempo dei romani. Sta di fatto che l’attuale Autostrada Napoli-Bari, nel tratto relativo al territorio di San Sossio Baronia segue il tracciato della famosa via Appia adiacente al corso del torrente Fiumarella, come risulta dai resti di un ponte romano in località Turro, centro pittoresco frequentato soprattutto dagli appassionati di pesca. Reperti archeologici di notevole importanza, quali monete, pesi romani, armi e suppellettile varia, reperiti in questa civitas si trovano presso il Museo Irpino di Avellino.

san-sossio-santa-maria-assuntaLa chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta sovrasta la piazza centrale del paese. Sul suo lato sinistro si trova la ex chiesa del Purgatorio, mentre dall’altro lato della piazza c’è il Municipio. La chiesa di S. Maria Assunta venne realizzata agli inizi del XX secolo, precisamente ricostruita dopo il terremoto del 1930, in stile gotico.

Lasciamo San Sossio Baronia ma non ancora la Valle dell’Ufìta e la Baronia per darci appuntamento alla prossima settimana a Vallesaccarda.

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