Santa Paolina, la terra del Greco di Tufo

Dopo aver visitato Manocalzati, ci ritroviamo nuovamente oggi con l’Irpinauta nella Valle del Sabato per parlare di Santa Paolina, comune irpino di circa 1.300 abitanti. Fa parte della Comunità montana Partenio – Vallo di Lauro. Il paese sorge in un’area assai interessante dal punto di vista naturalistico ed ambientale, sul fianco del Monte Gloria, in aria salubre, col territorio comunale formato in prevalenza da aree rurali assai fertili e quasi tutte coltivate, con frutteti e campi di ortaggi inframezzati da uliveti e soprattutto vigneti, i quali consentono la produzione di vini eccellenti nelle buone annate e, particolarmente, il vino bianco Greco di Tufo, simbolo di questa località. Santa Paolina, è un borgo irpino dalle recenti origini, in quanto una frana nel 1814, seguita ad un’alluvione, costrinse a spostare il vecchio paese, detto San Felice, a monte rispetto al sito originario. Nel territorio comunale, antico casale di Montefusco, ricadono tre antiche contrade: La Piazza o Brecciale, La Pietrarola o Petrarola e Li Capigiorgi.

santa-paolina-panoramaL’agro circostante all’attuale centro abitato risulta frequentato dall’uomo preistorico già in età neolitica; recenti scoperte rivelano la presenza di una civiltà irpina pre-romana che durante il IX secolo a.C. viveva stabilmente nella valle posta ai piedi del Monte San Felice. Questo insediamento Irpino produceva ceramiche decorate e altri utensili di vario tipo. Si tratta dunque, di una popolazione che viveva in quell’area bagnata dai torrenti: Orsi, Sant’Egidio, Marotta e Picoli. Il ritrovamento di alcuni frammenti relativi ad una antica fornace di grandi dimensioni evidenzia che questo territorio fu sorgente di elaborate lavorazioni artigianali già a partire dalla tarda età neolitica. Chiaramente, questi manufatti prodotti in tali fabbriche d’epoca pre-romana, probabilmente venivano scambiati o venduti lungo le antiche vie commerciali che collegavano questa fabbrica arcaica alle antiche polis tipiche delle civiltà Hirpine e Japigie site nelle vallate e lungo i fiumi dell’entroterra appenninico. In epoca medievale si scopre la destinazione agricola del territorio del centro e delle sue contrade, attraverso un memoriale dell’abbazia longobarda di Santa Sofia, dell’anno 1041. In tale pergamena sofiana infatti si fa riferimento al sito collinare come una “terra promessa” posta alla fine di un cammino, nei pressi di una sorgente; il tutto era alle dirette dipendenze dell’abbazia longobarda e individuabile mediante una chiesa intitolata in onore di San Felice. Invece, attraverso una fonte dell’anno 1083, emerge dal passato per la prima volta l’attuale toponimo di Santa Paolina. Però, verso il 1270 il sito del paese viene riportato in un inventario dell’Abbazia di S. Sofia, come Castrum Vetus Sancte Pauline. Il territorio, nella storia recente era diviso in diverse contrade, tra cui La Piazza, la corte del Brecciale e via Ferrere, la rocca della Petrarola, Cierro, San Bernardino, La Sala, Casale Santa Lucia, Piana de’ Sauri, Casale Castelmozzo, la corte di Ponte Zeza, Taverna della Figura, Serra, e tante altre.

santa-paolina-chiesa-madreLa chiesa Madre dedicata a Santa Paolina è un bell’edificio in stile romanico, una struttura dall’aspetto imponente affiancata dall’Oratorio del SS. Rosario, al cui lato è annessa la massiccia settecentesca Torre campanaria, che svetta sull’abitato. L’edificio nel complesso colpisce per le linee armoniche e le proporzioni ben equilibrate. Se è incerta la datazione dell’originaria struttura, forse del XIV secolo, è certo, invece, che questa nel corso dei secoli ha subito diversi interventi restaurativi, tanto che l’attuale edificio religioso, risalente al XVIII secolo, ha anch’esso subito un restauro all’inizio del XIX secolo. La chiesa Madre presenta una peculiarità: la sua facciata si caratterizza per la presenza di due entrate con portali in pietra. All’interno, ad una sola navata, sono custodite diverse tele del XVIII secolo e dipinti del 1608, tematicamente dedicati alla Madonna (del Carmine, del SS. Rosario, delle Grazie, dell’Arco), tra cui spicca quello raffigurante la Madonna della Provvidenza, probabilmente di Francesco Curia. La chiesa Madre si trova nella Contrada della Piazza, così detta per la presenza di una piazza che ospita una fontana.

Con un bicchiere di Greco di Tufo chiudiamo la visita a Santa Paolina e ci diamo appuntamento con l’Irpinauta come di consueto per giovedì prossimo. Ci ritroveremo sempre nella Valle del Sabato e, in particolare, a Montefusco.

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