Sant’Andrea di Conza: una perla in Alta Irpinia

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione.»

Con questa a Sant’Andrea di Conza è stata concessa la Medaglia d’Oro al Merito Civile in relazione allo spaventoso terremoto del 1980, che ebbe il proprio epicentro in queste zone dell’Irpinia. Infatti il paese sorge in collina, a 660 metri sul livello del mare, lungo la valle del fiume Ofanto, sul contrafforte che funge da confine tra la Campania e la Basilicata, nelle immediate vicinanze dell’antica colonia romana di Conza della Campania. Il nome del paese deriva chiaramente da Sant’Andrea, apostolo patrono del centro; poi dal 1863 al nome del Santo è stato aggiunto quello della vicina Conza.

Le radici di Sant’Andrea di Conza affondano nel primo Medioevo allorquando il Conte Gionata di Balvano, nel 1161 donò la chiesa e il territorio del casale, con tutti i suoi abitanti, alla Mensa arcivescovile di Conza, di cui Sant’Andrea divenne feudo. Il centro feudale ha seguito le vicende del territorio alternando la sua dipendenza ad antiche famiglie feudali ed alla Chiesa di Conza. Fu feudo della Mensa arcivescovile di Conza, in seguito passò alla potente casata Gesualdo nel 1389, successivamente alla famiglia Sinerchia che la tenne con titolo di Conte sino al 1485 anno in cui ne fu spogliata a seguito della partecipazione alla Congiura dei baroni. In seguito passò alla Regia Camera e poi nuovamente alla Mensa arcivescovile di cui ha seguito le vicende storiche e amministrative fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Nel 1861, durante l’esplosione del brigantaggio, venne occupata dagli uomini di Carmine Crocco, famoso brigante della Basilicata. Il centro ha rivestito un ruolo religioso e culturale di rilievo nel circondario in quanto fu scelto, in seguito, come luogo di residenza dagli arcivescovi conzani, per le superiori condizioni di vita rispetto alla vicina Conza, i quali vi fecero edificare l’episcopio ed il seminario.

A Sant’Andrea possiamo ammirare il Centro Storico con i suoi aspetti caratteristici e medievali e il Monumento ai Caduti, l’Episcopio, sede del Municipio e complesso architettonico del ‘ 500, nato come edificio vescovile restaurato dopo il terremoto del 1980. Troviamo anche il Convento di Santa Maria della Consolazione, la Chiesa neoclassica di S. Michele che custodisce un bel coro ligneo, la Chiesa Madre di San Domenico, risalente al Settecento, l’Arco della Terra del 1753, la Chiesa del Purgatorio, la Fontana in Piazza Umberto I, l’ex Fornace, raro esempio di archeologia industriale, il Mulino ad acqua risalente al Settecento.

l'Episcopio (Sant'Andrea di Conza)
l’Episcopio

A Sant’Andrea, durante l’anno, si svolgono numerosi eventi  di interesse, tra cui ricordiamo l’estate ricreativa e culturale, la processione dei Misteri della Settimana Santa, la Festa dell’Incoronata, nell’ultimo sabato di aprile, il Rito delle Maggiaiole, l’ultimo sabato di maggio, la Festa della Madonna del Carmine il 16 luglio, la Festa di S. Andrea e S. Emidio nei giorni  23-24-25 agosto, la Sagra del Fuoco a S. Antonio il 17 gennaio.

Merita un approfondimento particolare la Festa delle Maggiaiole, che, come detto, si svolge l’ultimo sabato di maggio. Le maggiaiole sono le ragazze di Sant’Andrea di Conza che, in quel giorno, si recano in processione alla Cattedrale dell’antica Conza per venerare la Madonna della Gaggia. Si tratta di giovanette, pellegrine d’amore, che, nella stagione degli amori, vanno ad implorare dalla Vergine la grazia di trovare un buon fidanzato, poi marito, che sia premio alle loro domestiche virtù. Con l’annuale pellegrinaggio al Santuario mariano di Conza, le pie ragazze di Sant’Andrea perpetuano un rito penitenziale che un’antica leggenda, tramandata oralmente, fa derivare da un patto stabilito tra tutti gli abitanti di Sant’Andrea e la Madonna della Gaggia. Si racconta che la Madonna, nottetempo e all’insaputa di tutti, sia scappata da Sant’Andrea per rifugiarsi nella Chiesa di Conza, città sede dell’omonima archidiocesi metropolitana. Riportata a Sant’Andrea, la Divina fuggitiva sarebbe nuovamente approdata a Conza. Al secondo invito dei Santandreani a far ritorno in patria, la leggenda dice che la Madonna avrebbe così sentenziato: “Ho stabilito di rimanere in questo tempio metropolitano di Conza e di volere che le ragazze di Sant’Andrea vengano qui, ogni anno l’ultimo sabato di maggio. Verranno le mie predilette – racconta la leggenda – col capo coperto da un bianco fazzoletto sul quale appunteranno una corona fatta con rametti e acini di uva spina. Se con tutti i Santandreani sarò ancora e sempre Madre di Grazie – avrebbe detto la Madonna alle verginelle pellegrine – farò la speciale grazia di far trovare un buon compagno per la vita. La Madonna avrebbe anche penalizzato il mancato esercizio del pellegrinaggio da parte delle maggiaiole mediante la “punizione” di far  spazzare la chiesa e la piazza di Conza al Sindaco di Sant’Andrea. Il pellegrinaggio si ripete da tempo immemorabile nel rispetto dell’antico patto. Di buon mattino le ragazze, pronte per il fatale andare a Conza, si riuniscono nella chiesa madre. Formatosi il corteo, sfilano in doppia linea, prima per le strade del paese, e poi lungo l’itinerario seguito dalla Madonna fino a Conza: un paio di Km di strada campestre. Il percorso delle maggiaiole ha in testa il Crocefisso, che fa da guida al pellegrinaggio, scortato dalle mamme e dai giovani del paese, nonché dal Sindaco e dal Parroco. Una statua della Madonna del Rosario accompagna il corteo dalla chiesa madre alla periferia di Sant’Andrea, dove, in una cappella rimane in attesa che le ragazze ritornino da Conza. Lungo la strada percorsa dalla Madonna fuggitiva, le maggiaiole rievocano col canto la storia della fuga e le promesse reciprocamente fatte in un lontano giorno, e che vengono annualmente rinverdite. Prima di arrivare a Conza, col Crocefisso delle amorose pellegrine vengono benedetti i campi. E’ anche un modo per prendere fiato prima di dare inizio all’ascensione verso la santa collina di Conza, dove si verificherà il tanto sospirato incontro con la Madonna. Alla periferia dell’antica città, chiamata la “metropoli degli Irpini”, il pellegrinaggio, atteso dai Conzani, è accolto con fraterna amicizia e festosa allegria. Sindaco e Parroco di Conza consegnano ai colleghi Santandreani le chiavi della città e la stola sacerdotale. In comunione di sentimenti e di civiltà si va alla comune Cattedrale, al santuario della Gaggia. La Messa conclude il viaggio di andata e dà inizio al viaggio di ritorno, spezzato dalla colazione che viene consumata all’aperto, quando i giovani cominciano a piluccare le corone delle maggiaiole. E’ ora che  la Madonna che fa la grazia dell’amore. Chissà se la mia amica Cristina ha trovato l’amore proprio in una festa delle maggiaiole?

la Chiesa madre (Sant'Andrea di Conza
Chiesa Madre

Un tempo Sant’Andrea di Conza era nota per la produzione di tessuti in lana, tra cui la ferlandina o felandina, molto apprezzata e richiesta nel Regno di Napoli. Oltre all’agricoltura in cui prevale la coltivazione dell’olio di oliva e della cerealicoltura, è presente un pregiato artigianato tradizionale, basato sulla lavorazione artistica della pietra e del ferro.

Sant’Andrea fa parte del territorio della Comunità montana Alta Irpinia, che ha sede  a Calitri. Attualmente fanno parte dell’Ente 16 comuni per un totale di quasi 40.000 abitanti. L’Ente si estende approssimantivamente nella parte sud-orientale dell’Irpinia, sull’altopiano del Formicoso, tra i corsi del fiume Ofanto e dei torrenti Ansanto, Osento e Calaggio. Il territorio rientra nel Parco Regionale Monti Picentini e vi è presente il Monte Calvello di 1.580 metri, uno dei monti più importanti per altitudine dell’Appennino campano.

panorama notturno di Sant'Andrea con davanti Calitri e in fondo i bagliori delle luci di Bisaccia
Panorama notturno di Sant’Andrea con davanti Calitri e in fondo i bagliori delle luci di Bisaccia

Una cronista conziana così scrisse di S. Andrea: «sta nel Principato Ultra, sita in luogo ameno, con bellissima vista e con abbondantissime acque. E’ completa di mura e belle porte ed assai fortificata per l’invasione di mala gente; abitata da 935 anime, buona parte dedita alla coltura del grano e delle cipolle. Vi erano molti pastori, che vivevano con molte comodità, essendo gente industriosa. Confina con Pescopagano, Conza, Castelnuovo, Calitri. Vi è in questa terra il palazzo arcivescovile con un bellissimo giardino pieno di frutti piantati al tempo di Mons. Campana, il quale restaurò il palazzo, mentre vi abitò buona parte della sua vita, ed il quarto superiore alle grade l’anno passato fu rifatto con la spesa di ducati… dall’odierno Ill.mo Mons. Caracciolo. Tra questo palazzo antico appariva sopra alcune porte l’impresa scolpita in pietra del Cardinale Gesualdo, e sulla sommità della torre vi sono sopra pietre scolpite tra muri, atteso che questa torre fu edificata da Mons. Ambrosio Murarielli… Vi è anche il Seminario, nel quale ogni qualvolta l’Arcivescovo risiede in detta terra vi abitano anco li seminaristi, e la casa di detti seminaristi è per tale effetto efficiente; essendovi anco un giardino, per mezzo del quale passa l’acqua dei molini. Vi è anco la Chiesa parrocchiale, che il Parroco ha il titolo di Arciprete e vi sono sei preti partecipanti, un diacono, un suddiacono, e quindici chierici».

Dopo aver “visitato” un altro meraviglioso luogo della nostra amata terra, il vostro Irpinauta, Salvatore Nargi, vi  rinnova l’appuntamento per giovedì prossimo  per visitare un altro meraviglio paese della verde Irpinia.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA: L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI