Santo Stefano del Sole, il paese del brigante Laurenziello

La scorsa settimana ci siamo lasciati a Santa Lucia di Serino e oggi ci ritroviamo a Santo Stefano del Sole, comune irpino di circa 2.200 abitanti. Il paese di Santo Stefano del Sole è la porta naturale del Parco dei Monti Picentini nell’Alta Valle del Sabato. Il suo territorio è delimitato a sud dal corso del Fiume Sabato mentre ad oriente si spinge fino a lambire i caseggiati di Volturara Irpina e la Piana del Dragone.

Una Veduta di Santo Stefano del Sole
Una Veduta di Santo Stefano del Sole

Confina a sud con, appunto, Santa Lucia di Serino e San Michele di Serino, a ovest con Cesinali e Atripalda, a est con Volturara Irpina e Serino ed infine a nord con Sorbo Serpico. Morfologicamente corrisponde alla parte destra del bacino alto del fiume Sabato. Comprende una fascia pianeggiante alla destra di questo fiume, una fascia collinare rivolta verso il Partenio, ed una ampia zona montana, cui la collina cede il posto dopo le ultime case del centro abitato. La zona montana culmina con la cima del Monte Faggeto a 1146 metri sul livello del mare. Separato dalla Piana del Dragone dal Monte S. Angelo (995 metri) e dal Monte Faggeto, il paese sorge in posizione ideale per godere dei benefici effetti della radiazione solare dall’alba al tramonto: per questo motivo Santo Stefano ha l’estensione “del Sole” nel nome. San Michele è un paese dalle antiche tradizioni agricole, i cui terreni sono coltivati ordinatamente, su cui insistono piccole costruzioni rurali, e sono coperti da cereali, uliveti, vigneti e piantagioni di tabacco. Tantissimo il verde dei boschi e numerose sono le sorgenti d’acqua incontaminata.

Belvedere dalla Piazza di Santo Stefano del Sole
Belvedere dalla Piazza di Santo Stefano del Sole

Dal rinvenimento nella zona di Castelluccio (la parte più antica del centro storico) di reperti archeologici (anfore, ampolle e lacrimatoi), oggi custoditi presso il Museo Irpino si evince che le prime tracce di insediamenti risalgono al periodo sannita. L’origine del primo agglomerato stabile di S. Stefano del Sole viene fatta risalire intorno all’anno 1000, quando i Serpiceti, una popolazione che viveva esclusivamente di pastorizia e agricoltura, si recavano quotidianamente a lavorare la terra nei territori di Castel Serpico, bagnati da corsi d’acqua come il torrente Tufo (che scorre per il centro del paese, sotto la piazza Oscar Brini) ed il fiume Sabato. Quindi, dovendo poi ripercorrere parecchi chilometri per poter rientrare a Serpico, pensarono di costruire delle case più vicine, sul sito attuale del comune. Dal momento che stava effettivamente formandosi un insediamento urbano, anche il feudatario di Serpico decise di costruirvi il palazzo che ospitasse la sua corte, poco al di sotto dell’attuale chiesetta dell’Annunziata, insieme alla chiesa di Santa Maria delle Cristarelle, entrambi distrutti.

Il Monumento ai caduti
Il Monumento ai caduti

Il primo documento attestante l’esistenza del Comune di Santo Stefano del Sole risale al 1045, essendo il nome di Santo Stefano del Sole presente in un diploma esistente nell’archivio della chiesa di Santa Sofia in Benevento. Quindi, le prime notizie certe relative alla sua esistenza risalgono all’epoca della dominazione normanna (XI secolo), quando compare in alcune fonti documentarie come feudo della contea di Avellino. Sull’origine del nome non vi ha alcuna  attestazione al riguardo, ma solo supposizioni. Serpico venne, infine, disabitato nel 1469 a causa della pestilenza che colpì l’intera Europa, e i cittadini superstiti, in parte si stabilirono a valle, formando il nuovo centro di Sorbo Serpico, in parte a S. Stefano del Sole, incrementando il livello demografico del paese. Dall’anno 1525 il paese di S. Stefano del Sole, che fino ad allora era stato sempre unito a quello di Sorbo Serpico, ne fu scisso e venne amministrato da un sindaco autonomo, sotto la giurisdizione del feudatario locale. Inglobato nei possedimenti dei Di Capua, appartenne in seguito alle famiglie Capece e Galeota, che lo tennero fino alla metà del XVI secolo. Venduto ai Gesualdo da Giovanni Luigi Capece Galeota, passò ai Del Sangro nel 1771 e poi alla famiglia Zamaglia, che lo tenne fino al 1806, anno dell’abolizione dei diritti feudali nell’Italia meridionale. Dopo il 1525 non si ha conoscenza di eventi storici rilevanti, eccetto il grave dramma che lo colpì nel XVIII secolo, con il brigante Lorenzo de Feo.

La chiesa madre
La chiesa madre

La Chiesa Madre del paese è dedicata al Patrono Santo Stefano e domina la centrale Piazza del Sole. Si segnalano il portale ad architrave, le numerose opere d’arte sacra custodite ed i pregevoli stucchi alla Crociera. Su di un lato della centrale Piazza del Sole, molto prossima alla Chiesa Madre dedicata al Patrono Santo Stefano, si trova la piccola ed antica Chiesa di S. Giovanni, sul cui portale in pietra è incisa la data del 1712. Prima di arrivare nella centrale Piazza del Sole, al lato della strada, si trova la Chiesa della Santissima Annunziata, una chiesa molto semplice ed essenziale.

Il Palazzo Baronale di Santo Stefano è oggi sede del Municipio. In origine era di proprietà dei Lombardo, passò poi ai Marchesi Gesualdo, ed infine, nel 1770, a Don Sabino Zamagna, che comprò il feudo di Santo Stefano, divenendone Barone. A seguito di tale evento, il Zamagna scelse come sua dimora il Palazzo, che venne abbellito e reso accogliente da abili artigiani provenienti dai paesi del circondario.

Palazzo Baronale
Palazzo Baronale

Da Santo Stefano del Sole partono le sorgenti Urciuoli che arrivano fino a Napoli. Si presume che derivino dal lago invernale detto Dragone, sito in Volturara Irpina, le quali, attraverso una voragine, detta Bocca del Dragone, si infiltrano lentamente nel suolo. Nel 1808, le sorgenti furono vendute ai Signori Urciuoli, che 70 anni dopo le rivendettero alla Società dell’Acquedotto di Napoli.

Santo Stefano è il paese d’origine del brigante Lorenzo De Feo, detto Laurenziello; fu un temuto brigante del Sud Italia. Nacque il 25 giugno 1777 a Santo Stefano del Sole da Giuseppe De Feo e Maria Romano. Spinto dalla più totale povertà, venne assoldato tra i bravi del Marchese di Santa Lucia di Serino, compiendo soprusi e omicidi in suo nome. Dopo aver avuto una discussione violenta con un certo Saverio de Feo, capo della Guardia Urbana di S. Stefano, pensò di darsi alla macchia. In breve tempo mise insieme una banda di oltre 60 briganti e spostandosi in tutta l’Irpinia compì ogni sorta di delitto, compiendo stragi nei paesi vicini, anche in pieno giorno. Sicuramente il delitto più atroce compiuto dal brigate e dalla sua banda nel territorio di Santo Stefano del Sole fu quello del 30 marzo 1809 sulla strada che porta da Cesinali a Serra, quando fece uccidere, dal brigante Mafone, l’Arciprete di S. Stefano del Sole, Marco de Feo, reo di aver scomunicato lui e la sua banda. Nei giorni seguenti la strage, alcuni dei suoi briganti furono uccisi a seguito di scontri con le regie truppe. Lo stesso Laurenziello fu costretto a fuggire, ma fu catturato e processato, insieme a suo fratello ed altri tre briganti. Il 6 maggio 1812 avvenne l’esecuzione in Piazza Libertà ad Avellino. I presenti all’esecuzione narrano che Lorenzo chiese da bere, ma non fu ascoltato; allora emise un forte grido di rabbia, che fece fuggire via la folla impaurita. Data la confusione, si credette che il brigante fosse stato liberato e, all’esercito che presiedeva l’esecuzione fu dato immediatamente l’ordine di sparare sulla folla, così causando circa quattro morti e decine di feriti, molti dei quali furono calpestati dagli zoccoli dei cavalli. Il suo corpo venne lasciato in piazza per dodici ore, quindi gli fu reciso il capo, che fu poi chiuso in una gabbia ed esposto in cima ad un lungo palo a Porta di Puglia.

Dopo la triste storia del brigante Laurenziello, vi invito a visionare il video che trovate di seguito, relativo a Santo Stefano del Sole ed alle sue meraviglie. Lasciamo Santo Stefano del Sole guardando il video e ci diamo appuntamento per giovedì prossimo sempre nella verde Irpinia.