Santuari in Campania, quelli Irpini tra i più fascinosi e visitati

Eccoci nuovamente qui con la nostra consueta rubrica del giovedì. Appena conclusa la visita virtuale di Avellino e prima di riprendere il nostro tour per i paesi d’Irpinia, magari sulle orme dell’imminente giro d’Italia, che toccherà nuovamente la nostra terra, facciamo un breve excursus sui Santuari d’Irpinia. Sì perché l’Irpinia è anche una terra ricca di Santuari.

Santuario-di-MontevergineSicuramente il più famoso è l’Abbazia di Maria Santissima di Montevergine, a Mercogliano, che si scorge anche percorrendo l’autostrada A16 tra i caselli di Avellino Ovest ed Avellino Est. Il Santuario di Montevergine è un complesso monastico mariano ed è monumento nazionale. L’abbazia territoriale di Montevergine è una della sei abbazie territoriali italiane. Al suo interno viene venerato il quadro della Madonna di Montevergine e si stima che ogni anno sia visitato da circa un milione e mezzo di pellegrini. La storia del santuario di Montevergine è strettamente legata alla figura di Guglielmo da Vercelli, un monaco eremita vissuto tra l’XI e il XII secolo, attratto dai pellegrinaggi nei luoghi della cristianità. Rientrato in Italia dopo un lungo viaggio a Santiago di Compostela, decise di intraprendere un nuovo pellegrinaggio verso Gerusalemme ed al fine di prepararsi spiritualmente si rifugiò presso il monte Serico, ad Atella, dove è protagonista della guarigione di un cieco. Ripreso il viaggio verso la terra santa, giunge a Ginosa, incontrandosi con Giovanni da Matera, il quale gli consiglia di rinunciare al pellegrinaggio e di operare per il servizio divino nelle terre d’Occidente: Guglielmo rifiuta i consigli del santo e prosegue per il suo cammino fino a che non viene malmenato da un gruppo di briganti. Ricordatosi delle parole di Giovanni e dopo una lunga riflessione spirituale, comprende la nuova strada da seguire, ossia quella di ritirarsi in solitudine e dedicarsi alla meditazione. Giunto in Irpinia, sente che la volontà di Dio è quella di farlo risiedere su un monte, oggi conosciuto come Partenio, ad una altitudine di oltre mille metri. Con il passare del tempo la fama di santità di Guglielmo aumentò sempre più, tanto che sul monte, spontaneamente, iniziarono ad arrivare uomini desiderosi di abbracciare uno stile di vita dedito alla preghiera e alla solitudine. Allo stesso tempo si decise anche la costruzione di una chiesa, consacrata nel 1126, dedicata alla Madonna, ma, contrariamente a quanto è spesso raccontato, non si verificò alcuna apparizione: Guglielmo seguì soltanto la sua profonda devozione nei confronti della Vergine Maria. Ben presto i monaci di Montevergine si riunirono in una congregazione detta Verginiana, riconosciuta ufficialmente l’8 agosto 1879 da papa Leone XIII. Dopo la morte di San Guglielmo, nel 1142, il santuario raggiunse il periodo di massimo splendore tra il XII ed il XIV secolo, quando si arricchì di numerose opere d’arte e si espanse notevolmente grazie alle offerte di feudatari, papi e re: fu in questo periodo che venne donato il dipinto della Madonna, oggi venerato nella basilica cattedrale, ma anche numerose reliquie, tra cui le ossa di San Gennaro, che furono poi trasferite nel duomo di Napoli nel 1497.

San Gerardo MaiellaAltro Santuario importante sito in Irpinia è senza dubbio quello dedicato a San Gerardo Maiella, che si trova a Materdomini, frazione di Caposele. La storia della chiesa che sarà poi diventata il santuario del santo redentorista inizia nel 1200 ed era una chiesa sotto la giurisdizione di Conza dedicata alla Sancta Maria de Silere (Santa Maria del Sele). Nella prima metà del 1500 il titolo muta da Sancta Maria de Silere a Santa Maria Mater Domini (Santa Madre di Dio) e la chiesa diventa meta di numerosi pellegrinaggi dai dintorni. La Basilica di San Gerardo è stata ricostruita e ampliata sul suo sito originario in diverse fasi. Dopo la Canonizzazione del 1904, il flusso di pellegrini crebbe al punto tale che l’ingrandimento del tempio in onore di S. Gerardo divenne l’urgenza principale. Il 16 ottobre 1913 iniziarono i lavori di ampliamento che terminarono il 31 agosto 1929 con la consacrazione della stessa ad opera dell’Arcivescovo di Napoli, Card. Alessio Ascalesi.  Il 18 febbraio 1930, Papa Pio XI concedeva il titolo di Basilica minore. I documenti diocesani ci tramandarono che la facciata della Basilica era in stile neo-classico e costruita con pietra di Pescopagano con l’interno a croce latina. Aveva tre navate a doppio sistema di archi e la volta presentava stucchi carichi d’oro con pitture ornamentali. Le vetrate istoriate riproponevano episodi della vita del Santo. Nel 1931 la statua della “Materdomini” fu incoronata con diadema di oro dal Capitolo Vaticano. Tutta questa ricchezza di arte e di devozione venne distrutta dal terribile sisma del 23 novembre 1980. A distanza di 20 anni, il 30 aprile del 2000, nel corso del Grande Giubileo, veniva restituita al culto della Basilica. Non più ricca di tanti fregi e affreschi è stata ricostruita sulla stessa pianta della precedente risultando un po’ più allungata in quanto è stato inglobato il portico d’ingresso. Un’altra variazione è la collocazione della tomba del Santo che non si trova più nell’altare della navata destra, dove è rimasta la statua di S. Gerardo, ma al centro della chiesa dietro un bellissimo altorilievo in marmo, dove si intravede la nuova urna in cristallo, argento e madreperla, che contiene il corpo di San Gerardo.

S.S. SalvatoreA Montella troviamo il Santuario del Santissimo Salvatore. Datare l’origine del Santuario, che si perde nella notte dei tempi, è pressoché impossibile per la scarsità di documenti. Si sa, però, che già molti secoli prima che sorgesse il Santuario esisteva a Montella la “Parrocchia di San Salvatore in Prato”, dal nome dell’antico casale Prati dove era ubicata. Le pochissime fonti documentali a disposizione attestano che tra il 1515 e il 1561 sul monte del Salvatore, laddove ora sorge l’intero complesso del Santuario, fu costruita una piccola chiesa dall’Università di Montella. I primi dati certi per ricostruire la storia del Santuario del Salvatore, risalgono all’anno 1758.  Il campanile non esisteva. Nel 1769 il Santuario subì un incendio che distrusse l’intero fabbricato adiacente la chiesa. L’incendio fu causato probabilmente dai fulmini che da sempre costituiscono un problema per il Santuario. Nell’autunno del 1780 si diede inizio ai lavori di ampliamento della chiesa.  Nel 1850 vene dato avvio alla costruzione del campanile e tre anni dopo erano già finiti. Nel 1959, in tempi più vicini a noi, il campanile fu sopraelevato nello stato in cui oggi si trova. Su progetto dell’ing. Giuseppe Cianciulli, nell’aprile del 1929 furono iniziati altri lavori di ampliamento del Santuario. Nel mese di novembre del 1932 furono iniziati anche i lavori per la realizzazione della strada, progettata sempre dall’ing. Cianciulli. I montellesi parteciparono gratuitamente alla costruzione di tale opera con oltre ventimila giornate lavorative e il Comune contribuì con la somma di 22.000 lire. La strada fu aperta al traffico nell’agosto del 1938. E’ di quel periodo, precisamente dell’11 agosto 1932, la visita al Santuario di Umberto di Savoia.  I danni causati dalla guerra e la particolare esposizione agli agenti atmosferici, fecero sì che alla fine degli anni quaranta le condizioni del Santuario divenissero molto precarie. Un comitato di cittadini prese l’iniziativa di raccogliere offerte per l’esecuzione dei necessari e improcrastinabili lavori di restauro che ebbero inizio nel 1951 e continuarono per diversi anni. Nel 1961 furono costruiti la sacrestia e il trono del Salvatore, così come oggi si vede. Nel 1971 si diede inizio ai lavori di ampliamento della strada che furono ultimati nel 1973. Nel 1968 fu portata sul Santuario l’energia elettrica e nello stesso anno furono terminati anche i lavori di ampliamento del piazzale sotto il quale si realizzarono alcune cisterne di raccolta delle acque e si ricavarono due ampi saloni per il ristoro dei pellegrini. Altri importanti lavori di restauro furono eseguiti nel 1979 in occasione del secondo centenario. Sono di quell’anno le cinque vetrate istoriate, che tuttora si ammirano, e la porta in bronzo. I danni causati dal terremoto del 1980 sottoposero il Santuario ad ulteriori ed importanti lavori di restauro e di risanamento. Le due porte in bronzo laterali della Chiesa sono state realizzate nel 1997 grazie alla generosità di Gaetano Marinari, un montellese trasferitosi a Milano. Sono opera dello scultore Antonio Manzi, anche lui originario di Montella. Nel 2004 si è celebrato il 225° anniversario dei fatti miracolosi del 1779.

Ai piedi di Frigento invece si eleva un altopiano chiamato Piano della Croce. Qui sorge il Santuario Madonna del Buon Consiglio o Beata Vergine del Buon Consiglio, centro di una sentita devozione mariana. Il 20 maggio 1921 fu posta la prima pietra della Chiesa che i fedeli edificarono sul luogo nelle cui adiacenze un contadino del posto ritrovò una maiolica raffigurante la Vergine Maria. La storia del piccolo Santuario risale al 1920 ed è legata al ritrovamento di una terracotta raffigurante Maria Santissima che tiene in braccio il Bambino Gesù nell’atto di stringerselo al cuore e sul viso, mentre Egli pone la mano sul petto della Mamma e con l’altra le serra il collo. Già nei primi anni di storia del Santuario si verificarono grazie e prodigi per intercessione della Beata Vergine. In origine fungeva da complesso monastico. Oggi è deputato a luogo di esercizi spirituali ed appartiene alla Casa Madre dell’Ordine dei Frati Francescani dell’lmmacolata. La festa è il 9 e 10 maggio.

Madonna delle Grazie CastelvetereUn Santuario forse meno conosciuto degli altri ma al quale sono molto legato in ragione delle mie origini è sicuramente il Santuario diocesano dedicato a Maria Santissima delle Grazie di Castelvetere sul Calore, patrona del paese, festeggiata il 28 aprile e il 2 luglio.  In particolare la festa del 28 aprile, rievocata appunto una settimana fa come ogni anno, risale a prima dell’anno Mille ed è legata alla storia di una vecchierella alla quale apparve la Madonna delle Grazie che le chiese che in quel paesino così devoto fosse eretta, per Lei, una chiesa. La donna così si rivolse al curato, alle autorità, al popolo, ma all’unanimità fu considerata pazza. Tornata alla sua povera casa, riapparve di nuovo la Madonna che promise alla vecchierella che avrebbe fatto cadere della candida neve nel punto esatto in cui voleva fosse eretto il suo tempio. La vecchina tornò dal curato, dalle autorità, dal popolo che cercarono per il paese fino a quando, ai piedi del Castello, non trovarono una piazzetta coperta di neve. Era il 28 aprile. Della vecchierella non si trovò più traccia, tanto che si disse che ella fosse proprio la Madonna. Subito furono raccolti i fondi e costruita la chiesa, detta tempietto del miracolo; nel 1992, dopo la santa messa presieduta dall’arcivescovo, monsignor Mario Milano e da don Nunzio Bolino, fu elevata a santuario diocesano. Il 28 aprile in onore della Madonna si svolge una festa, che nasce da una donazione di una anziana signora di un appezzamento di terra adibito a grano, con il quale volle si panificasse per i poveri. I preparativi partono da mesi prima con una grande devozione da parte dei castelveteresi. La sua celebrazione consiste nella processione delle spunziatrici (letteralmente dispensatrici): bambine di circa otto anni, vestite di bianco e ornate da numerosi monili d’oro (a emulazione della statua della Madonna delle Grazie), accompagnate da un cavaliere (di solito un parente, fornito di un bastone per difenderle) e da una madrina. Il nome di spunziatrici si adatta al ruolo che le bambine hanno dopo la processione: munite di ceste, assieme al loro cavaliere e ai masti ‘e festa, le spunziatrici hanno il compito di portare i tortani (pane della Madonna) in tutte le case del paese. Già in marzo si comincia con la raccolta della tanta legna che servirà poi per panificare. Successivamente il Parroco, con un gruppo di volenterosi, batterà il paese e le sue campagne alla ricerca della materia prima: la farina (o il denaro per comprarne). Raccolte così legna e farina, si deve dare forma e vita ai tortani: le sagge vecchiette del paese si riuniscono, assieme alle future dispensatrici, in un piccolo locale al cui interno è presente un forno. La preparazione viene effettuata tutta lì, in quei pochi metri quadrati: le donne preparano le forme, le infornano e le sfornano; le bambine aiutano ordinando il pane così creato su degli scaffali di legno. C’è poi la raccolta dell’oro che adornerà le dispensatrici: i loro genitori chiedono in prestito i preziosi di famiglia a parenti e amici, catalogando ogni pezzo con un numero e il nome del proprietario. Il giorno prima della celebrazione, l’oro verrà pazientemente cucito sui corpetti degli abiti delle bambine. Pochi giorni prima della festa, la chiesa di San Lorenzo (dove aveva sede la Confraternita di S. Maria delle Grazie) viene allestita con drappi preziosi e fiori, nonché con un piccolo altare formato proprio da tanti tortani, dal quale le dispensatrici attingeranno il pane benedetto durante i necessari rifornimenti. Il giorno seguente, il 29 di aprile, la festa continua per le campagne: le spunziatrici devono distribuire il pane anche nei piccoli agglomerati vicini. A seguito, un’orda di ragazzi di tutte le età che le accompagnano per l’intero tragitto, percorso rigorosamente a piedi e che dura circa sei ore.

una spunziatriceAltri e numerosi sono i Santuari in Irpinia, sicuramente non meno famosi ed importanti di quelli che ho descritto, ma mi limito qui solo ad elencarli. Ricordiamo Santa Filomena a Mugnano del Cardinale, Santi Martiri Pellegrino e Alberico ad Altavilla Irpina, Maria SS. Stella Mattutina ad Andretta, Madonna di Fatima, San Liberatore Vescovo e Martire e Maria SS. del Carmine ad Ariano Irpino, Santa Maria delle Grazie ad Avellino, San Pantaleone a Montoro Inferiore, Santa Maria della Neve in Calabritto, Madonna di Carpignano a Grottaminarda, Santa Maria delle Fratte in Castel Baronia, San Nicola da Bari a Celzi di Forino, Beata Vergine Addolorata a Cervinara, Santa Maria della Misericordia a Fontanarosa, San Rocco a Lioni, Maria SS. dell’Abbondanza a Marzano di Nola, Sant’Antonio da Padova a Montefalcione, Maria SS. della Consolazione a Paternopoli, ed altri ancora.

Dopo questa breve “pausa” vi rinnovo l’appuntamento a giovedì prossimo per riprendere il nostro tour in Irpinia. Questa volta ripartiremo da Calabritto, primo paese d’Irpinia toccato dalla quinta tappa dell’imminente 99^ giro d’Italia, che arriverà in Irpinia il prossimo 11 maggio. Nei numeri successivi seguiremo idealmente la carovana rosa in Irpinia, saltando i paesi di cui abbiamo già parlato, visitando Caposele, con il suo Santuario di San Gerardo, Volturara Irpina e San Potito Ultra.