Senerchia e la sua Oasi WWF Valle della Caccia

Dopo Scampitella, riprendiamo il nostro viaggio in Irpinia ripartendo da Senerchia, piccolo borgo di circa 1000 abitanti, posizionato nell’Alta Valle del Sele. Il territorio comunale è in gran parte montuoso e collinare, occupato dalle propaggini sud-orientali dei Monti Picentini.

Senerchia nuova

Il paese è situato a 610 metri sul livello del mare. Oltre al Sele, che lambisce il territorio comunale, gli altri corsi d’acqua sono: Vallone Rovivo, Vallone Forma, Piceglia, Fiumicello, Rovivo, Pozzo San Nicola , l’Acquabianca e Vallone Badoleia (più conosciuto come Vallone Varleia). Alcuni corsi d’acqua sono scomparsi in seguito al sisma del 23 novembre 1980; il più noto era il torrente La Pazzata che nel 2010, dopo una primavera molto ricca di piogge, è ritornato a sgorgare per alcune settimane per poi scomparire di nuovo.

Senerchia, centro attivo della Valle del Sele, distrutto dal sisma del 23 novembre 1980, ha origine antichissime risalenti al IX sec. dell’era volgare. La popolazione picentina, che abitava le ripide rocce costose della valle, insediatesi dopo il conflitto della seconda guerra punica, venne a stabilirsi nell’oppidum romano con il nome di Sena Herclea. Ursetani, coloni romani, longobardi si unirono a quest’ultimi dopo l’invasione di Alarico il quale nell’409 d.C. devastò i villaggi di Serradarce e Sarginara. Nel 591 i longobardi crearono il vasto Ducato di Benevento, da cui se ne distaccò nell’ 840 il Principato di Salerno, e fu allora che Senerchia ebbe il titolo di Universitas, ossia centro importante fortificato con popolazione residente stabilmente.

Chiesa San Michele Arcangelo
Chiesa San Michele Arcangelo

L’insediamento abitativo di quest’epoca è ancora visibile, arroccato sulle pendici del monte Croce a circa 700 metri. La nascita di Senerchia, dunque, è dovuta ai longobardi come ai longobardi è dovuta la nascita della maggior parte dei castelli e dei paesi delle province di Avellino e Salerno. Il primo nucleo insediativo, è localizzabile sulla parte pedemontana posta a monte della chiesa di San Michele Arcangelo è può intendersi ad avvolgimento parziale circondato da parti di mura che determinano, anche per la caratteristica orografica del sito, il binomio castello-chiesa, tipico dei centri fortificati. Finita la lunga ed estenuante guerra del Vespro, la popolazione si sentì più tranquilla e usci dalla cinta muraria che delimitava il nucleo fondale di Senerchia, costruendo le prime abitazioni al di fuori della porta urbana.

La prima espansione è databile tra i secoli XV e XVI. Le abitazioni seguono anche in questo caso il pendio della roccia, scavalcandone il torrente Vallone e posizionandosi nella parte orientale di quest’ultimo. Come il nucleo fondale ebbe la sua chiesa, appartenente al signore del feudo, anche in questo nuovo rione se ne volle costruire una dedicata a San Antonio. E’ proprio nel punto in cui ha fine la perimetrazione di questo edificio religioso che parte una stradina, la quale costeggia l’intero pendio roccioso, fino a sfociare in una seconda via molto stretta, e cioè via Serrone.

Il castello di Senerchia
Il castello di Senerchia

Queste due stradine sono le direttrici urbanistiche del nuovo nucleo abitativo che, seguendone il carattere orografico del sito, ne determinano l’insediamento. La tipologia abitativa è praticamente quella della casa su pendio. Come nel secondo rione la popolazione non volle abbandonare l’uso di costruire sulla roccia, anche la seconda espansione abitativa costeggiò il torrente Vallone insediando le proprie case sulla costa rocciosa. Il rione Vallone ha termine con l’incrocio di via Piceglia e via Umberto, quest’ultima è generatrice della terza espansione abitativa, la quale sfociando in Piazza Umberto I genera a sua volta due direttrici che caratterizzano la struttura urbanistica del centro antico. L’ultima espansione, a cavallo dei secoli XVII-XIX, viene a localizzarsi sul pianoro collinare ai piedi del promontorio dominato dal castello. Generatrice del sistema urbanistico è Piazza Umberto I, da cui partono i due assi portanti della struttura urbana: via Cavour e via Vittorio Emanuele III, completamente cancellati dall’evento sismico del 1980.

Il Centro storico di Senerchia
Il Centro storico di Senerchia

Prima di giungere a Senerchia, in via Vallone, preceduta da un piccolo parcheggio e da una fontanina, si scorge una roccia in cui si notano delle fessure, dei buchi non naturali, in quanto scavati dall’uomo. Il buco più grande, quello al centro della roccia, ospita la Cappella della Madonna delle Grazie. Due interessanti edifici religiosi sono la Chiesa di San Michele al Monte e la Chiesetta di Sant’Antonio, risalente al XVII secolo, che custodisce diverse opere d’arte.  Della Chiesa Parrocchiale e della Chiesa dell’Annunziata restano solo i ruderi.

Il Monte Polveracchio
Il Monte Polveracchio

Nel territorio dei comuni di Campagna (SA) e Senerchia, all’interno dei Parco Regionale dei Monti Picentini, si trova il Parco intercomunale del Monte Polveracchio che comprende due distinte oasi: l’oasi Monte Polveracchio istituita nel 1988, di circa 200 ettari e l’oasi Valle della Caccia, istituita nel 1993, di oltre 450 ettari. L’Oasi Valle della Caccia è gestita dal Comune di Senerchia. L’intera area dell’oasi è riconosciuta Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale. L’area Monte Polveracchio, Monte Boschetiello, Vallone della Caccia di Senerchia è stata inserita dall’Unione Europea nell’ambito della Rete Natura 2000 e ciò ha permesso di attuare importanti azioni di conservazione.

Oasi monte Polveracchio
Oasi monte Polveracchio

Il Parco ospita molte specie di mammiferi tra le quali segnaliamo il lupo, il gatto selvatico, la volpe, la puzzola, la martora, il tasso, il ghiro, il moscardino e il quercino. Sono presenti, inoltre, varie specie di uccelli: sui vecchi alberi tambureggia con il potente becco il raro picchio nero, mentre il picchio verde frequenta soprattutto il terreno alla ricerca di formiche. La coturnice, attualmente in fortissima riduzione, frequentava comunemente le scoscese praterie in quota. Fra i rapaci diurni e notturni sono presenti il nibbio bruno, il nibbio reale, il pellegrino, la poiana, la civetta, l’allocco, il gufo comune e il barbagianni. Tra i passeriformi sono segnalati nell’area il calandro, la tottavilla, l’averla piccola e la balia dal collare. Le caratteristiche climatiche di quest’area, la presenza diffusa di habitat idonei ed il buono stato di conservazione complessivo del comprensorio, favoriscono la presenza di molte specie di anfibi, buoni bioindicatori dello stato generale degli ecosistemi. Tra questi ricordiamo l’ululone dal ventre giallo, il tritone italico, la salamandrina dagli occhiali ed una importante popolazione di salamandra pezzata appenninica.

Oasi WWF Valle della caccia
Oasi WWF Valle della caccia

La specie animale più significativa presente nell’area è il lupo, la cui popolazione dei Monti Picentini è una delle più importanti dell’italia Meridionale. Il comprensorio del Monte Polveracchio è considerato uno delle dieci isole montane in cui il lupo riuscì a sopravvivere anche durante gli anni in cui la specie in Italia aveva raggiunto il minimo storico. La presenza del lupo in quest’area è importante sia perché aumenta le possibilità di contatto genetico tra le popolazioni dell’Abruzzo e del Matese e quelle dell’Appennino Lucano e della Calabria, sia perché facilita il processo di ricolonizzazione dell’Appennino Dauno. Inoltre, gli individui dei Monti Picentini potrebbero andare a rafforzare altre popolazioni come quella dei Parco Nazionale dei Cilento, altrimenti isolata, o quella dell’Appennino Lucano con cui è in continuità.

Indubbiamente Senerchia e la sua Oasi WWf meritano una visita perché offrono cultura e interesse ma anche aria salubre e verde incontaminato. Lasciamo dunque Senerchia e ci diamo appuntamento alla prossima settimana a Sirignano.