Sidigas Avellino, è semifinale scudetto: Ragland da libro cuore

Nonostante il grave lutto che lo ha colpito, il cestista americano ha contribuito alla grande al passaggio del turno in semifinale

Qualificazione doveva essere e qualificazione è stata. La Sidigas Avellino ha staccato il pass per la semifinale scudetto dopo essersi divorata, con un perentorio 3-0, la Grissin Bon Reggio Emilia. Un trionfo in piena regola quello del roster biancoverde che ha dominato la serie grazie ad uno spirito di gruppo che si è temprato e responsabilizzato (vedasi Logan in gara 2...) ancor più dopo la tragedia che ha colpito il punto cardine della squadra, Joe Ragland, il quale merita un encomio particolare per l’attaccamento dimostrato verso i suoi compagni, la società e la città intera.

Ed è proprio a lui (non me ne vogliano gli altri componenti del roster, tutti straordinari e tutti che han messo il loro mattoncino nella serie contro i reggiani) a cui voglio dare tutti i miei ossequi in questo articolo.

Il sorbirsi due voli intercontinentali in 5 giorni pur di essere presente con i suoi compagni e veicolarli verso la semifinale, sebbene con il cuore a pezzi dopo l’immane lutto che ha spezzato l’armonia della sua famiglia, fa si che il buon Joe venga e verrà sempre ricordato per la sua immensa professionalità e resilienza, un esempio per grandi e piccini.

Impossibile contemplare e percepire cosa passa nella testa di un ragazzo di 27 anni che, improvvisamente, perde suo fratello minore nel modo più efferato possibile. Quando dieci giorni orsono, ricevemmo la tragica notizia della dipartita di Shawn Ragland, un timore si insinuò pesantemente in noi: l’aver perso Joe Ragland, almeno per la serie contro Reggio Emilia. Di fronte a tali avvenimenti, lo sport passa in secondo piano e, giustamente, la società diede libero arbitrio al cestista che, in un amen, fece ritorno in America.

Nessuno, nemmeno il più inguaribile ottimista, avrebbe scommesso un euro su un Joe Ragland in campo per gara 1 ed invece, sabato sera, il play di Springfield si palesò al DelMauro con occhi gonfi di lacrime ed occhiaie che lasciavano trasparire notti insonni. Il dolore era leggibile sul suo volto. Tutti eravamo orgogliosi di quel ragazzo con la maglia numero 1 (mai numero fu più azzeccato…) che, nel momento più doloroso della sua vita, era lì a “combattere” con i suoi compagni per la città di Avellino. Joe gioca. Gioca e segna 10 punti e 10 assist in gara 1, prima di accomodarsi, a pochi minuti dalla fine, in panchina accompagnato dalla standing ovation di tutti, tifosi e non.

Il play, uscito dal campo, si lascia andare in un pianto liberatorio. Questa è la scena che racchiuse alla perfezione l’umanità e la professionalità del ragazzo. La sua testa era altrove, il suo cuore pure, ma Joe non volle rinunciare a giocare. Per i suoi compagni, per la sua gente. Gara 1 terminò, Joe prese il primo aereo e ritornò in America per presenziare ai funerali di suo fratello. Joe non gioca gara 2, troppo esiguo lo spazio temporale tra una e l’altra partita per evitare di saltare il match. Joe non c’è, ma gara 2 è un’ode al gruppo con i suoi compagni che gli dedicano la vittoria grazie ad un secondo tempo da urlo, con un Logan “on fire”, proprio come Joe.

Avellino avanti 2-0 e serie che si sposta nel catino infernale del PalaBigi. Joe ha dato l’ultimo saluto a suo fratello e vuole esserci. Vuole esserci perché crede sia il modo migliore per onorare suo fratello da un lato e la società/città di Avellino dall’altra. Joe vuole giocare perchè è l’unico modo per sopire il dolore. Joe atterra in Italia nel pomeriggio di mercoledì, a pochissime ore dal match. I suoi occhi sono ancora più gonfi, le occhiaie ancora più marcate, lo sguardo quasi assente. Ma Joe ama Avellino. E’ grato per tutto il supporto ricevuto. Joe indossa la canotta numero 1 ed entra in campo con una rabbia che ben presto si trasforma in una poesia. Poesia cestistica. Bam, bam, bam. Joe bombarda Reggio Emilia da ogni angolo del campo. Il suo score alla fine dice 21 punti con 6/7 da tre. Leunen sulla sirena porta Avellino in semifinale. Joe esulta, si porta la mano sul cuore e alza lo sguardo al cielo. Avellino ce l’ha fatta. Joe ce l’ha fatta.
Una sola parola. Una sola.
GRAZIE, JOE.