Sirignano e il suo Natale piccirillo in onore di S. Andrea

Dopo Senerchia, riprendiamo il nostro viaggio in Irpinia ripartendo da Sirignano, apprezzabile centro di circa di 3000 abitanti. Il comune si trova nel territorio del Baianese, praticamente contiguo con gli abitati di Baiano, ad ovest, e di Quadrelle e Mugnano del Cardinale ad est. Il comune fa parte della Comunità montana Partenio – Vallo di Lauro e dell’Unione dei comuni Baianese – Alto Clanis.

Una veduta di Sirignano
Una veduta di Sirignano

In epoca romana il territorio di Sirignano era verosimilmente occupato da un latifondo con annessa villa rustica, che dal nome del proprietario Serenius, si chiamò fundus Serenianus, toponimo dal quale è poi derivato il termine Sirignano. La prima notizia certa di un centro abitato chiamato Sirignano risale agli inizi del sec. XII e precisamente al 1130, quando un certo Angelo chiamato Scambatus (forse perché privo di una gamba) donò un terreno al monastero di Montevergine. Quel primo nucleo, sorto in seguito alla diaspora dei cittadini della vicina città di Avella a causa delle invasioni barbariche, era situato secondo una tradizione tramandatasi oralmente sino ad oggi, sulle pendici del vicino monte Campimma, nel luogo tuttora chiamato San Celiesto, a ricordo di un’antica chiesa dedicata a San Celeste, oggi scomparsa, ma ancora esistente nel 1310 allorché fu citata nel rendiconto delle decime riscosse dalla Santa Sede nella diocesi di Nola.

Fondata probabilmente da cittadini avellani, Sirignano rimase per molti secoli un casale di Avella e fu quindi sottoposta ai feudatari che ressero quella baronia, tuttavia sin dal Trecento è attestata in territorio di Sirignano la presenza di un feudo, costituito da una vasta proprietà terriera, posseduto nel corso dei secoli da varie famiglie. Nel 1614 il casale di Sirignano ottenne una prima forma di autonomia stipulando una convenzione con l’università di Avella, in base alla quale i Sirignanesi cominciarono ad eleggere da sé i propri amministratori. In età moderna il feudo sirignanese dai Fellecchia, passò per matrimonio prima agli Albertini di Cimitile e poi ai Caracciolo della Gioiosa che, dalla seconda metà del ‘600, ne detennero la proprietà per circa due secoli. Con l’avvento dei Napoleonidi sul trono di Napoli e col conseguente riordinamento amministrativo, Sirignano nel 1806 troncò definitivamente il residuo legame con Avella e divenne comune autonomo, compreso nella provincia di Terra di Lavoro (l’attuale provincia di Caserta). Dopo l’unità d’Italia il comune di Sirignano, con tutti i comuni del Baianese e del Vallo di Lauro, fu staccato dalla provincia di Terra di Lavoro e fu aggregato alla provincia di Principato Ultra, corrispondente all’attuale provincia di Avellino. In quel periodo Sirignano fu inoltre travagliato dal brigantaggio post-unitario, con una serie di violenze e di gravi fatti di sangue.

Palazzo Caravita
Palazzo Caravita

Dopo i Caracciolo della Gioiosa, i beni dell’ex feudo di Sirignano passarono ad altri proprietari, fino a quando, nel 1884, fu acquistato da Giuseppe Caravita, principe di Sirignano, il quale ricostruì l’antico palazzo feudale, facendone uno splendido centro di ritrovo per nobili e artisti. A tal proposito, la prima citazione del palazzo feudale di Sirignano, oggi conosciuto appunto come Palazzo Caravita, o palazzo del principe, si rileva dal catasto onciario del 1754, quando era posseduto da Vincenzo Caracciolo della Gioiosa, barone di Sirignano. Il palazzo è una massiccia costruzione in stile neogotico che chiude per l’intera lunghezza il lato est di quella che un tempo era la piazza principale del paese e che non a caso è intitolata alla principessa Rosa, prima moglie del Caravita. Di forma irregolare, il palazzo consta essenzialmente di un corpo centrale e di due retrostanti ali di diversa lunghezza, unite ad angolo retto ai lati del corpo principale. La facciata, di imponente e sobria bellezza, è rotta al centro e ai due lati dalle sporgenze di tre torri stilizzate e dal grande portone principale.

La Chiesa di Sant'Andrea
La Chiesa di Sant’Andrea

Dopo palazzo Caravita, il più antico ed importante palazzo privato di Sirignano è palazzo Sgambati, ubicato nel cuore del centro storico di Sirignano. Eretto o ristrutturato nella forma attuale orientativamente intorno al XVIII secolo dall’antica ed importante famiglia sirignanese degli Sgambati, il palazzo ha un valore soprattutto di carattere storico, essendo stato testimone dei maggiori eventi che hanno caratterizzato la storia di Sirignano. La stretta facciata è caratterizzata da un ampio portale, sovrastato da due balconi, rispettivamente al primo ed al secondo piano. La Chiesa dedicata al Santo Patrono Andrea Apostolo venne edificata nel XVI secolo e sottoposta a restauro nel XVIII secolo, che le conferì l’attuale stile barocco. All’interno, si conservano diverse opere d’arte, tra cui un quadro del XVIII secolo raffigurante la Vergine Maria e statue di santi.

La Cappella della Madonna dell’Arco, eretta nei primi anni del 1600 dalla famiglia Sgambati, fu probabilmente completata nel 1609, come si rileva dall’epigrafe incisa sulla lastra di marmo che chiude la sepoltura presente al suo interno. La cappella presenta una struttura piuttosto semplice, ad una sola navata e con un solo altare. Al centro del pavimento è ancora presente una piccola lastra tombale, sulla quale è scolpito lo stemma della famiglia Sgambati.

Festa del maio
Festa del maio

Nel periodo di Carnevale a Sirignano si organizza uno spettacolo itinerante, basato sulla rappresentazione dei Mesi e sulla cosiddetta Cantata di Zeza. La prima è costituita da una serie di brevi monologhi con i quali ciascun mese presenta le proprie caratteristiche, mentre la seconda è una farsa cantata, nella quale attorno alla spassosa popolana Zeza, si muovono pochi altri personaggi di una vicenda semiseria, imperniata sul classico matrimonio contrastato e risolta dal tradizionale lieto fine.

Nell’ultima domenica di agosto, in onore del patrono S. Andrea Apostolo, si svolge la processione penitenziale dei battenti. Ad essa partecipa un nutrito gruppo di sirignanesi di entrambi i sessi e di tutte le età, i quali compiono a piedi nudi il tratto Cimitile-Sirignano (di circa dieci chilometri), indossando vestiti interamente bianchi, con una lunga fascia rossa a bandoliera e poi rigirata intorno alla vita.

La sera del 29 novembre in piazza Principessa Rosa, viene acceso un grande falò in onore del patrono S. Andrea Apostolo, con fascine offerte dalla popolazione. Prima o dopo il falò le famiglie si riuniscono per una tradizionale cena a base di pesce e verdure, simile a quella che si consuma il 24 dicembre, per cui viene definita il Natale piccirillo. Si mangiano in particolare anguilla, capitone, baccalà, broccoli e scarole. Nella mattinata del 30 novembre, in onore del patrono S. Andrea Apostolo, vengono trasportati, o trascinati, per le principali vie del paese, fino alla chiesa parrocchiale, alcuni grossi tronchi d’albero, detti mai, tagliati la domenica precedente nei boschi circostanti. L’arrivo dei mai nella piazza antistante alla chiesa parrocchiale è accolto dal suono della banda e da un intenso sparo di botti e fochi d’artificio.

Con la festa del Natale piccirillo in onore di S. Andrea lasciamo Sirignano e ci diamo appuntamento alla prossima settimana a Sorbo Serpico.