Sperone, antica porta meridionale dell’università di Avella

Dopo Sorbo Serpico riprendiamo il nostro tour in Irpinia da Sperone, paese irpino di circa 3.100 abitanti, il cui territorio, in origine, era compreso entro la cinta delle mura di Avella, la cui popolazione apparteneva al ceppo etnico-linguistico osco-sannita, della fattispecie irpina. Dopo le guerre, che Roma sostenne vittoriosamente contro le popolazioni italiche, i cui nomi corrispondevano a Osci, Sanniti, Volsci, Equi, un gruppo di sconfitti, denominato Osco-Sannita, fu deportato dal proprio territorio, Samnium, situato più a nord dell’attuale Sannio, più vicino all’attuale Molise, in territori deserti e disabitati, corrispondenti all’attuale provincia di Avellino, denominata Irpinia. A questa colonia Sannita fu aggregato, inoltre, durante il periodo della deportazione, un piccolo gruppo appartenente a quello dei Liguri, abitanti l’omonima regione odierna.

L'Anfiteatro di Avella
L’Anfiteatro di Avella

Dopo le invasioni barbariche, Avella romana fu distrutta e gli abitanti che durante la bufera si erano rifugiati sui monti soprastanti costituirono nuovi nuclei e furono a lungo uniti con Avella, per poi distaccarsene man mano. Con il passare del tempo, crescendo il numero degli abitanti di Avella, una parte di essi si insediò a mezzogiorno verso Sperone nelle vicinanze dell’antichissima chiesa di S. Elia. Imponenti si ergevano le sei porte dell’antica Avella e fra queste la porta di Corte sorgeva nel quartiere di Sperone come si apprende dal repertorio archeologico in lingua Osco-Sannita Cippus Abellanus, custodito presso il Seminario Vescovile di Nola. La porta suddetta, in epoca posteriore, fu chiamata anche porta di S. Elia. Sperone fu uno dei quattro quartieri di Avella. Proprio nel quartiere di Sperone sorgeva il teatro, distrutto totalmente, forse, nella contrada, oggi, detta le corti, situata nei pressi dell’attuale edificio delle Scuole Elementari Statali.

La Chiesa di S.Elia
La Chiesa di S.Elia

Il nome odierno di Sperone dovette nascere dall’ubicazione a sud, rispetto ad Avella, della Porta di Corte, in quanto il termine stava a significare piede, punta più avanzata del territorio di Avella verso pianura. Porta di Corte, detta pure piede della città di Avella, situata a mezzogiorno e rientrante nel territorio delle Corti, costituiva l’unico elemento, che caratterizzava e delimitava territorialmente la cinta perimetrale di Sperone. Per la Porta di Corte si arrivava, poi, all’antica Via Vecchia, costruita forse dagli Angioini, parallela al Lagno, e si congiungeva con i sottostanti comuni dell’attuale mandamento di Cicciano, prima ancora che fosse costruita la Via Nuova Nazionale delle Puglie da Carlo III (1727).  Quando Carlo III fece costruire la Via Nuova Nazionale delle Puglie, la via Vecchia non fu più frequentata, e la popolazione speronese venne man mano a stabilirsi verso la nuova strada sulla quale, in epoca posteriore, sarà costruita un’altra chiesa parrocchiale, dedicata alla SS. Annunziata. Si racconta che durante la terribile pestilenza del 1656, una donna di sperone appestata si trascinasse davanti alla miracolosa effigie di S. Elia ed, essendosi unta con l’olio della lampada, subito si fosse risanata. Questo portento attrasse innumerevoli folle di pellegrini. Cessata la peste si raccolsero ingenti somme con le offerte dei fedeli, con le quali si restaurò la vecchia cappella e si comprò un podere di fianco, le cui rendite furono destinate a sei cappellani, i quali ogni giorno dovevano ivi celebrare messa. Nel 1700, quando Avella era una fiorente università, il quartiere di Sperone esercitava il diritto di eleggere dieci decurioni, che duravano in carica cinque anni. Questi decurioni, con altri trenta spettanti agli altri tre quartieri di Avella, ai primi di settembre, si riunivano nel convento dei frati minori e con i cittadini eleggevano quattro rappresentanti, che duravano in carica un anno. I quattro eletti badavano alla buona amministrazione, vigilavano sull’esazione del pubblico denaro, provvedevano alle spese necessarie. Le tasse si pagavano per Fuochi, ossia per Famiglia. Nel 1785 i Fuochi (o Famiglie) di Avella erano scesi da 549 a 420, perchè la peste del 1656 aveva fatto strage della popolazione. Considerando che, in quest’epoca, i Casali di Avella erano dodici si può dedurre che i fuochi del Casale di Sperone ammontassero a poche decine.

Una veduta di Sperone
Una veduta di Sperone

Con Regio Decreto del 10 ottobre 1836 firmato da Re Ferdinando II di Napoli Sperone si staccò da Avella e divenne Comune Autonomo. Da quell’anno Sperone incominciò a rivendicare il suo quinto dei beni ecclesiastici e demaniali. Dopo lungo litigare coi tribunali ecclesiastici, finalmente, ottenne la Cappellania del Salvatore e diritto alla nomina di un Canonico nella Collegiata. Soltanto nel maggio del 1871 si iniziò lo scioglimento di promiscuità tra i due Comuni e fu portato a termine il 5 febbraio 1880 dall’ingegnere Gennaro Questi, assistito da due periti agronomi, che divise tutto il demanio, dal sud fino al nord, in 17 sezioni, delle quali le prime tredici furono assegnate ad Avella, e le ultime quattro (Pianura di Tuppillo, Vallonedi Cescoianco, Miola e Bagnaturo), corrispondenti al quinto dell’intero demanio furono assegnate a Sperone, degradanti verso il Campo di Summonte.

Il patrono di Sperone è S. Elia al quale venne dedicata una Cappella, attorno alla quale, a partire dai secoli VIII-IX, cominciarono a sorgere le case del primitivo insediamento urbano di Sperone. Successivamente, in prossimità di tale originaria Cappella, nel XVI secolo venne eretto l’edificio attuale. Sul portale spicca un bellissimo affresco. All’interno della Chiesa di S. Elia Profeta si custodiscono alcuni dipinti. Annesso all’edificio vi è il Museo contadino. La Chiesa della Santissima Annunziata venne edificata nel XVIII secolo a seguito della realizzazione della costruzione della Via Nazionale delle Puglie, ora Strada Statale 7 bis, lungo cui crebbe il paese. L’edificio religioso venne totalmente restaurato dopo il terremoto del 1980. Tra le opere d’arte che vi si conservano, si ricorda il Trono del Profeta Elia.

Il centro storico del paese, notevolmente danneggiato dal terremoto del 1980, presenta delle caratteristiche abitazioni circondate dal verde, come il Palazzo Borselli ed il Palazzo Vetrano, risalenti al XIX secolo, corredati da tipici ingressi.

Lasciamo Sperone e ci diamo appuntamento alla prossima settimana a Summonte.