Tutti gli Sponsor dell’Avellino in Serie A

Il calcio in Italia ad inizio degli anni ottanta è profondamente in crescita, e non è un caso se sarà il periodo di maggior splendore nel Bel Paese. A dare slancio al fenomeno influì sicuramente l’apertura agli stranieri: era il 1980. Passa un anno e, nel luglio del 1981, la Figc e la Lega Nazionale Professionisti approvano un documento con cui aprono le porte agli sponsor: il mondo pallonaro in Italia non sarà più lo stesso. Edmondo Fabbri, ex ct della Nazionale, in un’intervista dell’epoca disse: “Un tempo si parlava più di calcio giocato che di soldi, oggi si parla molto più dei soldi che di calcio giocato”.

Il calcio sta cambiando, le squadre stanno diventando sempre di più aziende da cui guadagnare più soldi possibili, insomma, il business prima di tutto. L’avvento delle sponsorizzazioni apre il varco, le televisioni ci metteranno il resto. Come detto, prima del 1980, era vietato qualsiasi tipo di sponsorizzazioni. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, alcune società affiancano il nome di un’azienda alla denominazione del club. E’ il caso di Juventus Cisitalia e Torino Fiat, poi sciolti al termine del conflitto. Quello più fortunato e longevo rimane quello del Lanerossi Vicenza, nato dalla fusione tra il club e l’azienda Lanerossi. Le maglie del Vicenza con tanto di “R” stampata sopra (a rimarcare il lanificio) rimangono nella storia. Nel 1974 c’è un primo via libera, invece, alle sponsorizzazioni personali dei calciatori. Nel 1978 la Figc crea una società, la Promocalcio, dedita alla gestione di marketing e diritti televisivi. Nell’ottobre del 1978, si autorizza per la prima volta l’inserimento sulle maglie di piccoli marchi commerciali. Sulle divise appaiono i loghi dei fornitori tecnici per uno spazio non superiore ai 12 centimetri quadrati (poi portati a 16). Il solco era stato segnato. In mezzo al calderone entra inevitabilmente anche l’Avellino.

Il 1978 coincide anche con l’esordio in massima serie dei verdi che, nel loro primo anno in Serie A, vedono occupati i 12 centimetri quadrati dalla Puma, primo sponsor tecnico a comparire sulle maglie dei verdi. Nel 1981 ci si apre definitivamente anche agli sponsor. La Figc e la Lega permettono alle società di “sporcare” le loro divise, fissando in 100 centimetri quadrati (che diventeranno 144 due anni dopo) l’esposizione delle sponsorizzazioni sulla parte anteriore delle maglie. C’è da dire che il calcio giunge alla sponsorizzazione diretta con grande ritardo rispetto ad altri sport, quale basket, automobilismo e sci, che da sempre fondano le proprie fortune economiche su generosi contributi finanziari versati dalle aziende in cambio di pubblicità. Comunque, ai nastri di partenza della stagione 1981-82, ben 28 squadre scendono in campo con uno sponsor sul petto.

Iveco

E l’Iveco, la multinazionale di veicoli industriali del gruppo Fiat, con un fatturato annuo di quattro miliardi di dollari, nonché una tra le più importanti aziende del mondo per produzione di veicoli industriali, a sponsorizzare l’Avellino. La squadra irpina, a detta del direttore dell’ufficio immagine dell’azienda, il dottor Gargioni, rientra in un ampio programma europeo che comprende anche la sponsorizzazione del Bayern Monaco, la squadra di Rumenigge, e del Watford del futuro milanista Blisset. L’azienda torinese, per la gioia del presidente Sibilia, stacca un assegno annuale di 350 milioni di lire, attestandosi tra i 220 milioni delle cucine Cook (Catanzaro) e i 750 dell’Ariston (Juventus). Senza dimenticare che l’Iveco ha, proprio a pochi chilometri da Avellino, uno dei quattordici stabilimenti dislocati in tutto il mondo.

L’Iveco rimane stampato sulle maglie dell’Avellino anche nella stagione 1982/83, con Kappa, altra azienda torinese, che subentra all’Adidas nella fornitura del materiale tecnico. Un modo per rafforzare l’asse Torino-Avellino. Ai nastri di partenza della stagione 1983/84, il binomio Iveco-Kappa, però, viene a cadere. La Fiat è anche proprietaria della Juventus, nascono inevitabilmente sussurri e mormorii. Avellino è etichettata come colonia degli Agnelli, si decide così per la rottura. Dopo un solo anno con la scritta Essebi (stagione 1983/84), nel 1984 l’Avellino cambia nuovamente sponsor.

Santàl

Sulle maglie di Diaz e compagni appare uno dei marchi più emergenti del periodo: i succhi di frutta Santàl. A fare da intermediario alla trattativa ci pensa Ciriaco De Mita. Tanzi è il patron della Parmalat, conserva latte e succhi in un contenitore chiamato Tetrapak. Investe parecchio in sponsorizzazioni, con un occhio alla politica. Democristiano convinto, amico intimo di De Mita (a cui presta l’elicottero), arriva al punto di aprire anche una fabbrica a Nusco. Per venire incontro ai continui problemi economici che affliggono la società, Tanzi versa 800 milioni di lire, e la Santàl rimane impressa sulle maglie verdi per due anni.

Nel dicembre del 1985, la società passa nelle mani di Graziano. Imprenditore rampante, ingegnere senza laurea, negli anni ’80 gli operai della sua Isochimica coibentano l’amianto dalle carrozze delle Ferrovie dello Stato, a mani nude. In seguito fonda, a Fisciano, una nuova fabbrica in cui produce detersivi, Dyal, mettendoli in bella mostra sulle maglie dell’Avellino. Nel 1986/87, quello dei vari Dirceu, Alessio e Colomba, sfiora addirittura l’Europa. Nel maggio del 1987 esplode lo scandalo delle “lenzuola d’oro”, Graziano elargisce ampie mazzette ai massimi vertici delle FS per ottenere l’appalto sulla fornitura di biancheria sui treni notturni. Sarà l’inizio della sua fine e dell’Avellino che al termine del campionato retrocederà in serie B.

1985-86
1985-86

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