Taurasi (Avellino), la città del Barolo del Sud

Continuiamo il nostro viaggio lungo la ex linea ferroviaria Rocchetta-Avellino per scendere a Taurasi, la città del vino per eccellenza.

Col territorio in parte pianeggiante ed in parte collinare, nell’Alta Valle del Calore, precisamente lungo la riva destra del citato fiume, Taurasi è immerso in una ricca vegetazione fluviale spontanea e da campi coltivati, che producono cereali, frutta, olio, ortaglie e, soprattutto, quella fantastica uva da cui si ottiene il “Taurasi”, vino rosso D.O.C.G., noto per essere rinominato “il Barolo del Sud”. Al paesaggio coltivato a vigneti si accompagnano i pascoli ed i boschi. Il centro irpino conserva l’antico ed imponente castello, le antiche Porte, edifici religiosi interessanti e presenta diversi edifici privati del XVII e del XVIII secolo ben tenuti, con i caratteristici portali in pietra.

Castello di Taurasi

Taurasi sorge a circa 400 metri sul livello del mare e conta circa 2750 abitanti. Diversi eventi allietano la vita di questo borgo irpino, quali sagre, feste religiose ed eventi enogastronomici, legati ovviamente al vino Taurasi. Davvero bello è il verde e rigoglioso habitat naturale costituito dall’area fluviale del Calore. In tema di acque, si segnalano le sorgenti naturali “Giardino” e “Fontana Lardo”. In contrada S. Martino, sulla sommità della dorsale della collina su cui sorge Taurasi, insiste un sito preistorico con strutture relative al periodo Neolitico, cioè al principio della diffusione dell’uso dei metalli (prima metà del IV millennio A.C). La carenza di difese naturali e la vicinanza del sito in oggetto al fiume Calore fa supporre che non si trattasse di una struttura difensiva, ma bensì di un piccolo insediamento agricolo. Le strutture rinvenute, alle quali sono collegate diverse sepolture, rivestono particolare importanza nella preistoria di Taurasi e dell’Irpinia, grazie all’abbondanza ed all’originalità dei ritrovamenti. Seppur presenti nel Neolitico in altre zone d’Italia, quelle scoperte a Taurasi sono senz’altro le più antiche incinerazioni da sepolture distinte scoperte. Il cadavere veniva cremato, unitamente al vestiario ed ad oggetti personali (quali punte di frecce, vasi pugnali, fusaiola).

Uve Aglianico

Molti ascrivono le origini della odierna Taurasi, all’antica Taurasia, antica città hirpina. II nome della città è contenuto nell’iscrizione sulla tomba di L. Scipione Barbato, che ricorda Taurasia tra i centri da lui conquistati durante la terza Guerra Sannitica. Dura sorte toccò al sito (ed ai suoi abitanti), distrutto nel 268 A.C., confiscato e fatto rientrare nell’ager publicus populi Romani, in cui vennero insediati, successivamente, nel 180 A.C., per ordine del Senato, gli Apuani Liguri che erano stati rimossi dalle loro sedi a seguito della loro ribellione a Roma. Il problema, però, è che se si è certi dell’esistenza di Taurasia, assai dibattuta è la sua esatta ubicazione. Vi è chi, infatti, ritiene che i Romani l’abbiano fatta riedificare esattamente dove oggi sorge Taurasi. Secondo altri, Taurasia era ubicata sulla riva destra del fiume Calore, ad una trentina di chilometri sopra la sua congiunzione col Tamaro. Pertanto, l’odierno centro di Taurasi avrebbe solo mantenuto il nome dell’antica Taurasia. Un’altra tesi, invece, fa derivare il nome dal latino “Taurus” (toro) e non dall’originario sito hirpino. Di certo i Romani a Taurasi misero piede, come risulta dai tipici mattoni che si trovano alla base della Porta Maggiore.

Chiesa di San Marciano

Il borgo attuale, di presumibile fondazione Longobarda verso l’VIII secolo, si sviluppò in epoca medioevale, durante la quale Taurasi crebbe attorno al Castello. Certa è la sua distruzione successiva ad opera dei Saraceni, incerta, però, ne è la data. Il castello vide accrescere notevolmente la sua importanza a seguito dell’ampliamento e fortificazione durante la dominazione Normanna, intorno al 1100. Conquistato da Ferrante d’Aragona nel 1461, e distrutto da bombardamenti nel 1496, il borgo fu feudo dei Gesualdo, che nel 1582 fecero edificare la Chiesa del SS Rosario ed il Convento di S. Domenico, dei Filangieri e dei Latilla (col titolo di Marchesi). Tra i drammatici eventi passati, oltre alle guerre, particolarmente drammatica fu la peste del 1656, che dimezzò la popolazione. All’ingresso del borgo medioevale, accanto alla Porta Maggiore che rappresentava l’entrata occidentale del paese, si trova un’imponente struttura, dapprima castello e poi residenza gentilizia. Sulle rovine del castello medioevale di Taurasi, Carlo Gesualdo fece costruire nel XVI secolo un palazzo rinascimentale, in occasione del suo matrimonio con Eleonora d’Este. Il castello-palazzo è senz’altro importante dal punto di vista storico ed architettonico, oltre che imponente. Purtroppo, nefasti interventi umani sulla struttura hanno procurato danni che i terremoti avevano risparmiato: tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, infatti, si ebbe la bella idea di creare porte e scale esterne, onde consentire l’accesso e la residenza a singole famiglie in alcuni locali del castello. Recentemente, l’ultimo discendente (lato materno) dei nobili del luogo, ha venduto la struttura, su cui è in corso un profondo restauro conservativo.

Chiesa del SS. Rosario e Convento San Domenico

A Taurasi troviamo la chiesa dedicata al Santo Patrono e Vescovo Marciano, letteralmente soffocata dal castello e dalle altre costruzioni civili esistenti. L’edificio religioso venne presumibilmente edificato nel XII secolo (1150) sulle vestigia di un tempio pagano dedicato a Cerere. Fu interamente riedificato nel XVIII secolo in stile barocco. La facciata presenta un bellissimo portale in pietra. Inoltre annessa alla chiesa l’imponente torre campanaria. Troviamo poi la chiesa del SS. Rosario ed il Convento di S. Domenico, fatti realizzare dai Signori di Taurasi, i Gesualdo, nel 1582. All’interno della chiesa si possono ammirare alcune tele pregevoli, una decorazione a stucco nel soffitto del Coro che ritrae Carlo Gesualdo mentre suona attorniato da musici e coro, ed, infine, sulla destra dell’ingresso, un’acquasantiera decorata (1594) con i simboli araldici della casata Gesualdo. Il Convento di S. Domenico, oggi sede del Municipio, presenta un bel chiostro cinquecentesco con porticato ed una sua sala ospita una mostra permanente di reperti archeologici dell’età (e)neolitica. E’ facile comprendere, perciò, come il complesso religioso della chiesa del SS Rosario e del Convento di S. Domenico rappresenti uno dei siti di maggior interesse storico-religioso in Irpinia. Abbiamo poi anche la Cappelletta di S. Giuseppe, nel borgo antico e la chiesa della Concezione, anche detta Oratorio, che contiene le reliquie di S. Benigno Martire e che si trova al di fuori della Porta S. Angelo.

Taurasi offre anche alcuni edifici storici tra cui menzioniamo il palazzo Maffei, il palazzo De Angelis, i resti del palazzo Vaschi, il palazzo Capano, il palazzo de Indaco e, infine, palazzo Montorio.

'O Principe Taurasi

Ovviamente parlando del borgo di Taurasi non si può non fare cenno al vino che dal paese prende il nome, appunto il “Taurasi”, vino D.O.C.G., a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, prodotto nel cosiddetto poligono del Taurasi, di cui il paese rappresenta l’epicentro. Oltre Taurasi, rientrano nell’area di produzione del vino in oggetto altri sedici comuni Irpini: Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, San Mango sul Calore, Sant’Angelo all’Esca, Torre Le Nocelle, Venticano. La crescita della “Vitis hellenica” è favorita da particolari condizioni climatiche ed ambientali molto favorevoli, tra colline, pianure, fiumi, montagne e terreni dalle caratteristiche particolari, ricchi di potassio e fosforo, nonchè da elementi piroclastici, portati dalla forza dei venti dopo le eruzioni del Vesuvio e dei Campi Flegrei. Il vino ottenuto dalla lavorazione delle uve taurasine ha particolari caratteristiche aromatiche, con un gusto vellutato, un intenso profumo ed un bouquet carico di aromi, che richiamano i frutti di bosco, la ciliegia ed il pepe nero. Trattandosi di un vino rosso corposo, l’abbinamento naturale è con le carni rosse e gli insaccati, ma non solo. Non resta che assaggiarlo!

Lasciamo Taurasi per riprendere il nostro treno immaginario e recarci a Lapìo, che oltre ad essere nella zona di produzione del Taurasi, è altresì famoso per essere la patria di un altro grande vino d’Irpinia: il Fiano di Avellino. Allora appuntamento a giovedì prossimo con l’Irpinauta in quel di Lapìo.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI