Ternana: le Fere, la Serie A e il Gioco Corto

L’Avellino ritorna al “Partenio-Lombardi”, dopo l’exploit di Livorno che ha consentito ai Lupi di Rastelli di inanellare la quarta vittoria consecutiva. I biancoverdi, ora al terzo posto, a quota 45 punti, riceveranno la Ternana di Attilio Tesser: avversario che, con la sconfitta interna contro il Latina (0-2), ha subito una pesante battuta d’arresto nella corsa ai play-off. Ragion per cui il match contro gli umbri (35), desiderosi di rivalsa, non dovrà assolutamente essere sottovalutato.

Una storia particolare, quella del calcio a Terni. Mentre a Perugia, capitale italiana del cioccolato, si inizia già dal 1905 a porre le basi per la costituzione di una società professionistica, affiliata alla FIGC, nella città dell’acciaio sorgono tante iniziative che, tuttavia, non porteranno ancora a nulla di concreto, almeno fino alla fine del primo conflitto mondiale. La passione, nonostante tutto, diventa sempre più forte, tant’è che verranno costituite diverse società, tra cui spiccano l’Unione Calcistica Ternana del 1918 e il Terni Football Club del 1920. Queste due realtà confluiranno, il 2 ottobre 1925, in una nuova squadra: l’Unione Sportiva Terni che, in seguito a vari fallimenti, assumerà soltanto nel 1945 la denominazione di Società Sportiva Ternana e, quindi, di Ternana Calcio, all’indomani dell’ennesimo scioglimento decretato al termine della stagione 1992-93.

Dopo un breve periodo, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, in cui la società umbra adotterà una divisa gialloazzurra (al fine di richiamare i colori della neonata provincia di Terni), la Polisportiva Fascista Ternana riprenderà, con l’avvento dei fratelli Bosco, le sfumature rossoverdi, appartenenti già al Terni Football Club. Ed è proprio in questi anni che verrà inserito, sulle divise dei calciatori umbri, uno stemma raffigurante il Thyrus: figura mitologica coincidente, nell’araldica locale, con la Viverna, una specie di drago senza arti anteriori. Da qui deriva, ancora, l’appellativo di Fere che, in dialetto ternano, vuol dire “belve”.

I primi trent’anni della società rossoverde non saranno facili. La squadra, pur sfiorando in più di un’occasione l’approdo in massima serie, deve fare i conti con i soliti problemi all’ordine del giorno, soprattutto finanziari. La svolta si avrà nella stagione 1971-72: la Ternana, dopo essere ritornata tra i cadetti quattro anni prima, batte il Novara col punteggio di 3-1, approdando per la prima volta nella sua storia in Serie A. Non solo: le Fere saranno la prima compagine dell’Umbria a disputare il massimo campionato italiano (il Perugia, infatti, debutterà in massima serie soltanto tre anni dopo). Sotto la guida di Corrado Viciani – allenatore anche dei Lupi nella stagione 1976-77 – e trascinata da calciatori come Corrado Marinai e Gianfranco Zeli, la Ternana entrerà nella leggenda del calcio tricolore grazie al suo gioco corto: una sorta primigenia di tiki taka, grazie al quale le Fere producono possesso palla, costruiscono fraseggi spettacolari e incantano il pubblico dello Stadio “Libero Liberati”. Gli umbri arriveranno, addirittura, a piazzarsi al primo posto nel campionato di Serie B 1971/72, davanti alla Lazio di Giorgio Chinaglia, capocannoniere di quell’annata con 21 reti.

Corrado Viciani
Corrado Viciani

Il debutto in massima serie avviene il 24 settembre 1972, al San Paolo di Napoli: i rossoverdi depongono le armi (1-0) solo dopo aver fatto sudare sette camicie ai partenopei. La prima partita di Serie A tra le mura amiche vedrà, invece, la Ternana ospitare il Milan di Gianni Rivera. Al “Liberati”, i rossoneri vengono messi in crisi dal gioco corto degli uomini di Viciani, rischiando addirittura di soccombere. Ma la scarsa fame e l’inesperienza delle Fere  impediranno la buona riuscita dell’impresa. I rossoverdi, pur dimostrando tanta forza di volontà, chiuderanno il campionato all’ultimo posto, a soli 16 punti, salutando così, immediatamente, la Serie A. Eppure, fuori Viciani, dentro Riccomini, la Ternana riuscirà a risalire nel calcio che conta, al termine della stagione 1973-74. Questa volta, gli sforzi per raggiungere la salvezza saranno triplicati; ma ciò non basterà alle Fere per evitare una nuova retrocessione tra i cadetti, nell’annata 1974-75.

Da questo momento in poi, la Ternana riuscirà ad avvicinarsi realmente alla massima serie soltanto nella stagione 1977-78: le Fere sfioreranno la terza promozione, classificandosi al quarto posto, in compartecipazione con il Monza e alle spalle, proprio, dell’Avellino che approderà, per la prima volta, in A. Seguiranno anni bui per la società umbra che rivedrà la luce soltanto nel 1997-98, anno della promozione in B maturata al termine della finale play-off di Ancona (14 giugno 1998), che vedrà i rossoverdi prevalere sulla Nocerina (1-0 d.t.s.). La permanenza tra i cadetti durerà per ben otto stagioni, prima della nuova discesa in terza serie e dello scoppio di un nuovo caso societario. Alcuni giocatori messisi in mostra con la maglia rossoverde, tra cui Luis Antonio Jimenez e Houssine Kharja (entrambi ex Inter e Fiorentina), intentano una causa alla Ternana per mobbing, in quanto costretti dai vertici a restare in un organico e in un campionato troppo inferiori rispetto alle proprie esigenze e caratteristiche. Lo stesso Kharja ricorrerà alla giustizia ordinaria, subendo una squalifica fino all’aprile 2007, poi revocata. Diverso il caso di Jimenez che, nel gennaio 2007, riuscirà finalmente a liberarsi, approdando alla Lazio.

Luis Antonio Jimenez Ternana
Luis Antonio Jimenez

Fatto sta che, per la Ternana, sembrano riaprirsi le porte dell’inferno. Nella stagione 2010-11, si materializza, addirittura, la retrocessione in Lega Pro Seconda Divisione, al termine dello spareggio play-out perso contro i corregionali del Foligno (1-2 tra andata e ritorno). Ma, in seguito al fallimento di diverse società di Prima Divisione, le Fere, ripescate, avranno una nuova possibilità per rifarsi. Traghettata dal giovane allenatore Mimmo Toscano e dalle reti di Davide Sinigaglia, la Ternana non mancherà l’appuntamento con la promozione in Serie B, dove milita tuttora. Il pubblico rossoverde riscoprirà il suo unico amore, sostenendo i propri colori in casa e in trasferta e facendo registrare il record di spettatori della Lega Pro 2011/12 (10.206), nella sfida che sancisce il matematico accesso degli uomini di mister Toscano in serie cadetta (2-0 sulla Reggiana il 25 aprile 2012).

«Poche volte si è visto assomigliare una squadra al proprio ambiente come è avvenuto a Terni». Così affermava, negli anni d’oro della società rossoverde, Maurizio Barendson, uno degli ideatori storici del 90°minuto. Del resto, non ci può essere affermazione più vera di questa. Basti chiedere a chi è transitato per la città dell’acciaio, diventando una Fera a tutti gli effetti: Massimo Borgobello, Antonio Cardillo, Mario Frick, fino ad arrivare ai più recenti Pasquale Fazio, Luigi Vitale, Valeri Bojinov, Fabio Ceravolo e Felipe Avenatti. O anche a chi, con i colori rossoverdi, è nato e cresciuto: da Alessandro Grandoni a Riccardo Zampagna, passando per Cristiano Camillucci. Non c’è altra scelta: quando passi per Terni, è dovere trasformarsi in una Fera. La calda tifoseria rossoverde, esplicitamente orientata a sinistra e rispettata da tanti altri gruppi ultrà, dai bergamaschi ai casertani, fino ad arrivare a veri e propri gemellaggi con i tedeschi del St. Pauli e gli austriaci del Wacker Innsbruck, non tollera atteggiamenti di negligenza da parte dei giocatori che vestono la casacca rossoverde. Peggio ancora sarebbe tradirla per sposare altre cause.

Il pubblico rossoverde non farà, dunque, mancare la propria presenza, neanche al “Partenio-Lombardi”. La Viverna, ferita dopo il k.o. interno col Latina, proverà a scendere in picchiata, con il proprio battito di ali, contro un Lupo che, tuttavia, sembra non essere ancora riuscito a placare la sua fame. Meglio così, perché il sogno di una squadra e di un’intera provincia possa continuare. Una sfida, dallo scenario quasi mitologico, sarà di scena sabato pomeriggio, all’interno della nostra “Tana”. E lo spettacolo promesso in Curva, con il ricorso a fumogeni e striscioni, al posto di araldi e oggetti magici, contribuirà a rendere ancor più emozionante l’atmosfera. Il Lupo e la Fera. Che la favola abbia inizio!

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