“T’o ricuordi a Calvaresi”: 20 anni fa il tiro al volo che fece la storia di Avellino

Ci sono film che solo il destino, o chi per esso, può sceneggiare. Ci sono storie che solo gli occhi e il cuore di chi c’era possono raccontare. E poi ci sono uomini che la storia l’hanno fatta, grazie a quel film ideato da un destino splendido, magnifico.

Sì perché quel gol, “Il Gol”, doveva per forza essere nel destino di Gaetano Calvaresi. Un minuto, solo sessanta secondi, per entrare nell’olimpo dei grandi e riscattare quei tanti anni passati sui campetti della periferia dell’Italia calcistica. Gli umbri dell’Elettrocarbonium, tra i Dilettanti, poi la Civitanovese e la grande occasione con l’Atletico Catania. Sembra il punto d’arrivo per lui, ma non lo è. No. Nell’estate del ’95 arriva la chiamata di Antonio Sibilia: nel destino di Gaetano Calvaresi c’è l’Avellino.

E, ora, grazie a quell’estate, nella storia dell’Avellino c’è Gaetano Calvaresi. Una storia che il piccolo attaccante ha scritto l’8 ottobre del ’95, esattamente venti anni fa.

Co-autore, insieme a lui, Corrado Orrico, che al 72’ di un brutto derby contro la Salernitana decide di togliere uno stremato Carmine Esposito e di lanciare in campo Gaetano. Lui, con quel fantastico numero 11 sulle spalle, in un minuto fa quello che fino a quel momento non è riuscito a fare nessuno: fa gol.

Lancio lungo a cercare Bortoluzzi che, di testa, la mette in mezzo verso Luiso, ma Facci stacca meglio del toro di Sora e libera l’area. Sembra finita, non lo è. Perché è qui che inizia quel film che tutti quelli che hanno il Lupo nel cuore potrebbe vedere e rivedere centomila volte anche ad occhi chiusi.

Calvaresi si lancia sul pallone, stoppa di petto e di sinistro al volo la mette all’incrocio, alle spalle di Chimeti. Poi, via di corsa a braccia aperte per accogliere tutto l’amore di un Partenio in estasi.

“To ricuordi a Calvaresi?”. E chi “so scorda”.

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