Torna la “Rastrellata”: caro barbiere, su Rastelli dacci un taglio

Cari amici,
la RASTRELLATA di questa settimana in vista di Latina Avellino, prima trasferta dei lupi alle prese con il ritorno nella cadetteria, è riservata per il mio barbiere Antonio Preziuso (nella foto alle prese con Walter il figlioletto del coautore Antonello Candelmo). Il mio, dopo tre decenni di assoluta fedeltà di cliente (compresi 5 anni a Roma, 7 a Milano e altri 6 di nuovo nella Capitale) è un messaggio minaccioso per lui che legge sicuramente queste mie riflessioni. Ti avverto. Saliti i cinque salini che conducono al tuo esercizio di contrada Zoccolari appoggerò l’indice ammonitore al vetro dell’ingresso e ti chiederò la parola d’ordine. Tu dovrai dire: “Mister Rastelli è un grandissimo!” e solo dopo aver pronunciato questa frase farò il mio ingresso. Perché, dovete sapere, come degno esponente di una città che conta 10mila commissari tecnici (vorrà dire che a Coverciano, invece, dovranno dare i patentini di barbiere) il signor Preziuso è uno dei tanti che pensa di saperne più del mister. Ora, voi sapete bene che chi scrive è disposto ad aprire un dibattito su alcuni aspetti controversi della dottrina della Chiesa, ma sul mister proprio non intende discutere. Ma anche senza bisogno di essere muniti del mio estremismo rastrelliano i suoi ragionamenti proprio non si possono sentire.

Antonio Preziuso
Il barbiere, Antonio Preziuso, con Walter, il figlio di Antonello Candelmo

L’altra volta con le forbici in mano, forse proprio facendosi forza di questo, sosteneva una tesi strampalata che io mi stavo alzando dal seggiolone e me ne stavo andando: in poche parole non era merito di Rastelli se eravamo primi ma era invece colpa del mister se ci mancavano 6 punti, credo si riferisse alle trasferte di Nocera e Pagani dell’anno scorso. Voi che gli fate a uno così? Poi naturalmente, a promozione acquisita, il barbiere è salito anche lui sullo spazioso carro del vincitore e ha detto che le sue critiche sono state utili, e che quindi le ripeterà anche quest’anno. Eh, no eh…. Tanto per iniziare vorrei sapere come si fa a negare che questi tre primi insperati punti in saccoccia sono merito del mister. Chi avrebbe potuto pensare mai fra i 10mila commissari tecnici, mi chiedo, di schierare Birbante sulla fascia sinistra di centrocampo e chi può negare che sia stata questa la mossa giusta, arginando il Novara sulla fascia destra e scatenando l’inferno sulla nostra, di fascia destra, con il neo “azzurro” Zappacosta? Rifletti Tonino ‘o barbiere, che ci sono molti esercenti a Roma, e quest’anno io e anche il co-autore correttore Antonello Candelmo ti abbiamo preso di mira: o cambi atteggiamento con il mister o noi cambiamo barbiere.

Anzi “cangiamo” come dice il nostro Ferdinando Barone (vedi foto, da cui si evince il rapporto non felice con il suo barbiere), una sorta di vichingo gesualdese trapiantato a Latina che, da laziale acquisito, parla uno strano romanesco pontino misto allo strano dialetto del paese di origine. Ebbene, sarà lui, o “barone” così soprannominato, la testa di ponte, stasera, al “Francioni”, dell’Avellino Club Roma che ho contribuito a fondare. Ai primi incontri del Club quest’estate, conosciutici tutti attraverso Facebook, ci ha dispensato perle di saggezza:”Le moglieri si cangiano ma la squadra no” ci ha detto al primo incontro come massima di fine serata, nella piazza di Ostia. Al secondo, invece, lamentando simpatie pontine della mamma ha commentato rassegnato: “Le mamme non si ponno cangià, anche se tifano per l’Eclanese”. Dal combinato disposto di queste due perle di rara saggezza ne deriva che di squadre del cuore come di mamme ce n’è una sola, e quindi non si possono cambiare.

Ferdinando Barone
Ferdinando Barone, detto “Il Barone”, referente per Latina dell’Avellino Club Roma

Forse, e qui parliamo seriamente, meriterebbe maggiore rispetto e considerazione questo amore viscerale che tanti irpini trapiantati continuano a vivere anche dopo anni di lontananza, mentre in città, ad Avellino, troppe volte e tanti – peggio di San Tommaso – da tiepidi e brontoloni sostenitori si arrendono alla fatale attrazione per i colori biancoverdi solo dopo aver toccato con mano l’obiettivo. Comunque sia meglio tardi che mai, siamo partiti alla grande quest’anno, tutti a remare – finalmente – nella stessa direzione.

Ma per noi dell’Avellino Club Roma questa trasferta di Latina è arrivata troppo presto. Rappresentava nelle nostre discussioni estive la nostra trasferta simbolo, volevamo prepararla meglio, ma in pieno agosto qualcuno è inciampato nella burocrazia della tessera del tifoso, qualcun altro è ancora in ferie… Ma ci saremo e saremo comunque in tanti, tutti con le magliette del club ottimamente messe a disposizione dal Serinese dell’Infernetto (quartiere del litorale romano) Francesco Cirasuolo, mentre l’ottimo Claudio De Pascale ha curato tutto l’aspetto organizzativo, macchine, biglietti on line e quant’altro. Il “barone” invece sarà messo alla prova e da irpino-pontino curerà stasera la logistica in loco, ha scelto lui la pizzeria dove è fissato l’appuntamento per una cena “all’erta all’erta” con l’orologio alla mano e poi tutti di corsa allo stadio che non dovrebbe essere distante.

I ragazzi del Club per sfottermi mi chiamano presidente. Io dico fondatore, ma con una precisazione: ci sono esponenti politici che dopo 20 anni che hanno fondato un partito ancora non sono stati in grado di far crescere un gruppo dirigente in grado di succedergli. Io invece – grazie agli splendidi lupi romani – dopo tre mesi sono già stato felicemente esautorato: fanno tutto loro, io approvo e applaudo. Così come applaudo a Claudio De Pascale che – con un pizzico di collaborazione dell’As Avellino 1912 – è stato in grado di dotarmi appena in tempo del biglietto di curva online, con la mia tessera del tifoso che giaceva ancora alla biglietteria ad Avellino ma prontamente recapitatami dalla società attraverso posta elettronica. Eh sì, perché il “Rastrellatore” qui presente sarà in curva stasera anche lui, l’amore per il mister – stavolta, la prossima si vedrà – per i colori biancoverdi e per gli splendidi amici del club che me l’hanno chiesto mi ha portato ad abbandonare la tribuna stampa dove pure i LatRinisti mi avevano accreditato. Da Itv ora mi chiedono un collegamento in diretta durante il Tg, speriamo nella bolgia della curva di poter fare il nostro compito senza sbavature.

Per me, come qualche amico sa, è stato derby anche in redazione, al mio giornale. La settimana con il collega di Latina Gianni Santamaria (qui nella foto a Latina diretti allo stadio, io con il piccolo Ivan, su opposte fazioni allo scontro della primavera scorsa) si è svolta all’insegna del più finto dei fair play, lui era stranamente silenzioso sull’argomento, secondo me si caga sotto dopo l’inizio scoppiettante nostro e la loro pessima partenza ad Empoli. L’ho visto prendere coraggio solo giovedì, quando hanno ufficializzato i due acquisti: ha ripigliato coraggio e un po’ di colorito, prima mi era parso un po’ pallido, saranno state le prime tre scoppole prese subito, “pronti via”. Io anche però ho fatto finta di niente, l’ho fatta da signore perché quel maledetto campo lo voglio prima esorcizzare e poi… Come si dice “ra coppa a la montagna si canta quanno si scenne non quanno si saglie”.

Gianni Santamaria
Il tifoso pontino Gianni Santamaria diretto allo stadio con maglia Latinista. Da notare l’orrore del collega Angelo Picariello e del figlioletto Ivan

Che dire? Che abbiamo fiducia nel mister (forse si era già capito), che non ci pare vero di essere partiti col piede giusto, e che stasera un pareggio sarebbe oro… La formazione appare scontata, compresa la conferma di “Birbante”, perché anche oggi, oggi più che col Novara anzi, un assetto prudente si impone per il grande Rastelli che poi in panchina ha le soluzioni giuste all’occorrenza. Vedremo con tutta probabilità in porta all’opera Terracciano, ma poco male, i due portieri si equivalgono e dopo qualche incertezza di troppo di Seculin col Novara forse il cambio arriva come un passaggio indolore causa infortunio.

Infine un “avvertimento” affettuoso al mister. I nostri emissari su Scafati e Pompei si sono messi al lavoro. Sono ben tre. Questa rubrica sin dal nome investe sulla lunga vita al mister in terra irpina. E noi vorremmo quindi poter avere settimana per settimana delle primizie informative sulla vita del mister, “sorvegliandolo” discretamente anche nella sua terra natale, un po’ come si faceva da ragazzi quando di doveva “pustiare” (fare la posta) a una ragazza. E quello per il mister, infatti, è vero amore. Anzi, per meglio dire, un vero e proprio matrimonio di interesse: per calma, chiarezza di idee, capacità di stare sul pezzo è troppo più avanti di noi. Se avremo la forza di stargli dietro andremo lontano, e noi faremo la nostra parte perché ciò accada.

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