Torrioni, il regno del Greco di Tufo

Dopo Torre Le Nocelle e il tuffo nella sagra dei cicatielli di Vinovo, riprendiamo il nostro tour in Irpinia da Torrioni, paese irpino di poco più di 500 abitanti, situato nella media valle del Sabato alla confluenza del torrente Corvo a 650 metri sul livello del mare. La Festa patronale è in onore di San Michele Arcangelo il 29 settembre. Il paese ha tre frazioni: Bosco, Campore, Guardie e confina con Montefusco, Petruro Irpino, San Martino Sannita (BN), San Nicola Manfredi (BN), Santa Paolina e Tufo.

Torrioni è un borgo di antiche tradizioni agricole, gode di una felice ubicazione dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, essendo letteralmente immerso nel verde delle campagne coltivate, in cui spiccano i vigneti, da cui si ottiene il noto vino D.O.C.G. Greco di Tufo e dal verde dei suoi boschi, da cui si ricava legname in abbondanza. Assai tipiche sono le sue costruzioni, perfettamente innestate nel paesaggio circostante. Oltre al già citato vino D.O.C.G. Greco di Tufo per il quale è comune capofila dell’Associazione degli otto Comuni del Greco di Tufo D.O.C.G., Torrioni offre diversi altri prodotti tipici: castagne, funghi porcini, asparagi e caciocavallo silano DOP.

torrioni veduta

L’alba della storia di Torrioni, si può collocare intorno alla seconda metà del secolo IX d.C., allorché il nome di Tufo comincia ad apparire nei documenti associato al nome del principe longobardo Aione II. Questo condottiero, nel corso di uno dei suoi rientri a Benevento, percorrendo la valle del fiume Sabato, decise di edificare sulla collina posta alle spalle di Tufo un fortilizio per il controllo e la difesa di tutta la valle del Sabato. La torre fortificata prese il nome del principe e si chiamò Torre di Aione (Turris Aionis), divenuta successivamente Torrioni.

Le origini di Torrioni risalgono presumibilmente alla seconda metà del secolo IX e vengono associate, da molti storici, al nome del principe Aione II: Con Aione II ci troviamo di fronte ad un principe longobardo del ducato di Benevento, che coraggiosamente prende le armi contro i Bizantini. Si spinge fino a Bari e, nell’888, l’assedia; ma l’assedio non può essere condotto sino in fondo, perché alle sue spalle il duca di Napoli minaccia col suo esercito Capua. Egli allora ritorna subito in Campania per l’antichissima via che segue la Valle dell’Ofanto e poi quella del Sabato. Fu in quella circostanza che, percorrendo la valle del fiume Sabato, decise di edificare sulla collina posta alle spalle di Tufo, un fortilizio per il controllo e la difesa della valle stessa dagli attacchi dei nemici Bizantini o da chiunque avesse avuto l’ardire di avanzare lungo il corso del Sabato contro Benevento.

Un'altra veduta di Torrioni
Un’altra veduta di Torrioni

Torrioni era solo un casale all’epoca, casale di Tufo fino all’ottocento, quando acquistò la sua completa autonomia. Per un lungo periodo seguì lo stesso destino di Tufo; tutto il territorio, infatti, fu staccato dalla circoscrizione di Avellino e aggregato a quella di Benevento e si trovò associato alle lotte che ebbe a sostenere Benevento in questo periodo. La vita nel Casale era semplice e gli abitanti erano per lo più soldati che vivevano lì con le loro famiglie. Coloro che non maneggiavano le armi, si dedicavano all’agricoltura, coltivando grano, granoturco, fagioli, patate, frutta, vino; altri erano fabbri, falegnami, boscaioli. Erano molto religiosi e veneravano San Michele Arcangelo, considerato il protettore delle battaglie. Il Santo, poi, è divenuto patrono sia di Tufo che di Torrioni. Una vita semplice, insomma, che le poche persone del Casale condividevano e amavano a tal punto da desiderare che crescesse sempre di più; e la storia del Casale di Torrioni, nel corso di tutto il Medioevo crebbe, si modificò e si arricchì. Nel 1138 il Casale faceva parte del Feudo di Tufo di proprietà di Raone di Fragneto. Subito dopo passò alla famiglia del Tufo, fino al 1387. Sul finire dell’età Angioina, Torrioni costituirà un feudo di proprietà della famiglia Del Turco. Successivamente il feudo, cresciuto territorialmente e militarmente, subiva un dimezzamento, andando nelle mani di due distinti proprietari: la regina Giovanna II D’Angiò da un lato e la famiglia Del Turco dall’altro. Questa ripartizione perdurò nella successiva epoca aragonese fino al 1448, allorché la metà del Casale di Torrioni di competenza reale passò nelle mani di Camillo Caracciolo, prendendo il nome e la designazione di “Torrioni del Signor Camillo.

Chiesa san Michele arcangelo

L’impianto originario della Chiesa del Patrono San Michele, di cui rimane soltanto una cripta del vecchio oratorio, risale al XV secolo. Sulla struttura primitiva venne realizzata, nel XVIII secolo, l’attuale chiesa dedicata al Santo Patrono, Michele Arcangelo. La facciata, dalle linee semplici e con un portale in pietra, presenta, in una cornice, l’immagine maiolicata del Santo Patrono. Alle spalle della chiesa c’è il campanile.

Il Municipio di Torrioni è ubicato in una struttura moderna e al suo interno, tramite una porta ubicata a livello stradale, si accede alla Cappella dell’Oratorio, risalente al periodo Romanico. Le Catacombe si trovano sotto al Municipio, o meglio, il Municipio è stato realizzato sopra alle Catacombe. A queste si accede superando l’arco moderno costruito al lato del Municipio.

Lasciamo Torrioni per ritrovarci giovedì prossimo a Venticano.