Trapani-Avellino: in Sicilia per il “Regalo di Natale”

In un atipico, caldo pomeriggio di inizio inverno, un Avellino in stile “Babbo Natale” sbarcherà in Sicilia, il giorno della Vigilia, con l’intenzione di portare al Trapani tutt’altro che regali. Eppure, il prossimo avversario dei Lupi sa come affrontare il prossimo impegno, specie dopo aver smaltito la delusione per aver sciupato, negli ultimi minuti del match di sabato pomeriggio contro il Modena, l’opportunità di ottenere un colpaccio esterno di dimensioni mastodontiche.

Quella tra Avellino e Trapani è una sfida che, dal 2009 – anno della rinascita della società biancoverde, costretta a partire dai Dilettanti – si rinnova puntualmente ogni anno, con l’eccezione delle stagioni 2011/12 e 2012/13, annate in cui le due compagini, pur militando entrambe in terza serie, furono relegate nei due opposti gironi della Prima Divisione Lega Pro (i siculi nel girone A, gli irpini nel B). Eppure, nel maggio 2013, l’occasione per riaffrontarsi si è ripresentata, grazie alla Supercoppa di Lega Pro che ha consentito, alle due vincitrici dei due gironi di Prima Divisione (appunto, Trapani e Avellino), di affrontarsi in un doppio confronto, con andata al “Partenio-Lombardi” e ritorno al “Polisportivo Provinciale”. I Lupi di mister Massimo Rastelli, dopo l’1-1 fatto registrare nei primi 90’ tra le proprie mura, riuscì a prevalere al secondo round (grazie a un 2-2 che premiò Castaldo e compagni, in virtù del maggior numero di goal segnati in trasferta), aggiudicandosi, pertanto, per la prima volta nella loro storia, il suddetto trofeo.

Per il resto, al di là degli unici due precedenti in serie cadetta, risalenti alla stagione passata, per Avellino e Trapani non vi è mai stata occasione di incontrarsi in scenari più rilevanti. Questo lo si deve, principalmente, al fatto che la storia del calcio nella città siciliana (pur essendo apparso agli inizi del Novecento, ancor prima di scalare le montagne della nostra Irpinia) ha conosciuto un’impennata decisiva soltanto nella stagione 2012/13, quando Mancosu e compagni, grazie alla storica vittoria conseguita a Cremona (3-4) il 12 maggio 2013, completarono la rimonta sul Lecce, fermato, al tempo stesso, dall’Albinoleffe (2-1) e costretto a giocarsi, attraverso i play-off, la possibilità di salire in serie B: possibilità sfruttata, poi, dal Carpi. E dire che i siciliani, solo un anno prima, avevano conosciuto un destino simile a quello dei salentini: in testa per quasi tutta la stagione 2011/12, il Trapani subì la rimonta dello Spezia, in grado di recuperare, nelle ultime cinque giornate, ben dieci lunghezze, perdendo, così, la possibilità di salire in serie cadetta. Nella fase post regular season, poi, non andò meglio ai granata, battuti, in finale, dal Lanciano di Carmine Gautieri (1-1 in Abruzzo, 1-3 in Sicilia).

Fino a quel leggendario 12 maggio 2013, per il Trapani, la scalata verso la Serie B risuonava quasi come un tabù, un meschino sortilegio. Negli anni Sessanta, l’Associazione Sportiva Trapani, erede di una vera e propria “famiglia di società” – la prima, l’Unione Sportiva Trapanese, nata nel 1905, aveva il verde come colore sociale, ripreso poi nel periodo 1939-46, anni in cui fu attiva la Juventus Trapani – ebbe la possibilità di conquistare, per la prima volta nella sua storia, la promozione tra i cadetti; ma, complice un crollo fisico nelle ultime giornate, la compagine granata si fece scavalcare dal Potenza, vittorioso nel girone C della Serie C 1960/61.

Seguì un continuo saliscendi tra terza serie e interregionali, intervallato anche da due fallimenti, nel 1990 e nel 2002. Proprio verso la fine dello scorso millennio, il Trapani ebbe, nuovamente, la chance di arrivare in Serie B; ma, dopo un ottimo quarto posto, ottenuto nel girone B della Serie C 1994/95, la compagine guidata da Ignazio Arcoleo non riuscì a superare, ai play-off, il Gualdo di Walter Novellino, a causa della posizione di classifica favorevole agli umbri. L’1-0 ottenuto in casa, infatti, fu vanificato dalla sconfitta, con stesso risultato, grazie alla quale i biancorossi andarono a giocarsi la finale di Pescara persa, poi, proprio contro l’Avellino, ai calci di rigore. Fu un anno particolare, quel 1995, per il Trapani, trascinato dalle reti di Nino Barraco e dall’intraprendenza, in difesa, di un giovanissimo Marco Materazzi, futuro campione del Mondo, con la maglia dell’Italia e, successivamente, d’Europa, con quella dell’Inter.

Altro fallimento, poi, per i granata, a inizio degli anni duemila, con una permanenza fin troppo lunga in Serie D. Fino all’arrivo, nella stagione 2009-10, alla guida del Trapani, di Roberto Boscaglia, tecnico giovane e caparbio, protagonista della tripla scalata dei siciliani dalla D alla B e, ancora, attuale mister di una squadra che, grazie allo spirito imprenditoriale dell’armatore napoletano Vittorio Morace e alla vena realizzativa di bomber Matteo Mancosu, punta a qualcosa in più di una semplice comparsata nella serie cadetta. A dimostrazione di ciò, il fatto che il Trapani, al suo debutto in Serie B, nella stagione passata, è riuscito a ottenere una salvezza tranquilla, dopo aver, tuttavia, navigato nella parte sinistra della classifica per gran parte dell’annata, togliendosi persino la soddisfazione di affrontare l’Inter, al San Siro, nel quarto turno della Coppa Italia 2013/14.

E quest’anno, le prospettive sembrano essere rimaste le stesse, se non addirittura mutate in positivo. Per questo motivo, dopo la clamorosa occasione persa al “Braglia” di raggiungere la terza piazza, il Trapani affronterà l’Avellino con l’intento di riscattare l’ultimo quarto d’ora di totale blackout e di riprendere, così, la corsa verso il raggiungimento della zona play-off. Eppure, “Babbo Rastelli” non arriverà, in Sicilia, con le renne, a portare carezze e regali ai tifosi granata. Tutt’al più, un “regalino”…

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