Vallesaccarda, crocevia di culture e genti

Dopo aver lasciato San Sossio Baronia e le sue sorgenti, rimaniamo ancora nella Baronia e nella Valle dell’Ufìta e ci ritroviamo oggi a Vallesaccarda, comune irpino di circa 1.500 abitanti.

vallesaccarda-panoramaIl paese sorge ai piedi della montagna su cui si erge Trevico e si trova in una felice posizione panoramica, tra montagne di incomparabile bellezza, il torrente Fiumarella, affluente di destra dell’Ufita, verdeggianti colline che si allungano verso l’Adriatico ed aree rurali che, oltre a produrre frutta e grano, hanno visto l’affermazione gastronomica di rinomati ristoranti ed agriturismi, grazie alla squisita cucina locale. Il verde e le acque caratterizzano Vallesaccarda, al pari di tanti altri comuni Irpini. Il già citato torrente Fiumarella consente di passeggiare lungo il suo corso, godendo della bellezza del paesaggio. Tante sono le sorgenti nel territorio di Vallesaccarda. Il paese sorge a 650 metri di altitudine. Il Santo Patrono è S. Antonio, a cui è dedicata ogni 8 agosto una Festa e Fiera, unitamente al compatrono, S. Rocco. Diversi gli eventi da ricordare, soprattutto nella stagione estiva, quando molti emigrati, residenti nel Nord Italia o all’estero, fanno ritorno al natìo borgo, per trascorrervi parte delle vacanze. Ricordiamo il Carnevale vallesaccardese (febbraio), la Festa di S. Giuseppe (1 maggio), la Festa ecologica (prima decade di agosto), la Sagra del soffritto animale (prima metà di agosto), la Festa di S. Giuseppe, che si tiene nella frazione omonima ubicata lungo il torrente Fiumarella.

uliveto-ufitaIl borgo sin dalle origini seguì sempre le vicende storiche e feudali di Trevico, dal quale dipese amministrativamente fino al 1958, anno della sua elevazione a comune autonomo. Vallesaccarda è parte integrante della Baronia, area interna dell’Irpinia racchiusa da tre importanti vie di comunicazioni naturali: il torrente Fiumarella, il fiume Ufita, ed il fiume Calaggio. Proprio queste vie naturali ed i percorsi tratturali arcaici hanno consentito al territorio della Baronia e di Vallesaccarda di relazionarsi con il mondo esterno sin da epoche remote, essendo l’area una cerniera di collegamento tra mari e monti, tra l’ovest e l’est e tra il nord ed il sud. Sono state rinvenute numerose testimonianze archeologiche, soprattutto di epoca romana, nelle località Mattine, Civita, Monte Mauro e Taverna delle Noci, cioè nelle aree prossime alle antiche vie di comunicazione quali l’Aurelia-Aeclanensis. Ma alcuni studiosi ritengono che il primo insediamento, un piccolo borgo agricolo, fosse d’epoca paleocristiana. In effetti tutta l’area in epoca sannitica era caratterizzata da tanti vici sparsi sul territorio, che insieme formavano il pagus, una sorta di distretto agricolo. Una conferma scritturale dell’esistenza di edifici deriva dalle “Satire” del poeta latino Quinto Orazio Flacco, il quale nella primavera dell’anno 37 a.C. raccontò della sua sosta, onde recuperare le forze perdute per il lungo viaggio, in una locanda, individuata quale “Taverna delle noci”, presso Trivici, oggi nel territorio di Vallesaccarda ma al tempo “Tenimento” del vasto agro di Trevico, mentre era in viaggio verso Brindisi per una missione diplomatica in compagnia di Mecenate e Virgilio.

Con il disgregarsi dell’unità politica e militare dell’impero Romano e della sua successiva caduta, cambiano in Baronia le condizioni di vita e di stabilità. Le valli fluviali che per secoli avevano condotto genti attraverso questi monti diventarono i naturali canali di penetrazione dei popoli barbarici calati dal nord Europa, i quali fecero strage di genti che, per tanti anni di pace, avevano vissuto in quelle ville rustiche che strutturavano il paesaggio dell’Ufita e della Fiumarella e nei centri principali come Aeclanum e Fioccaglie. Sotto i Longobardi e i Bizantini le genti dalle valli salirono in quota, posizionandosi su colline o alture, che sono le coordinate attuali dei paesi della Baronia. L’importanza di Trevico si accrebbe nel tempo. Sotto i Normanni divenne diocesi e venne per la prima volta usato il termine Baronia nel 1122 per indicare i possedimenti di Riccardo filius Riccardi che divenne appunto barone di Trevico, Contra e Flumeri. Non sappiamo quando l’abitato sia stato annesso come casale alla baronia di Vico. Esso doveva comunque esistere nella seconda metà del XII secolo, quando ne era signore Riccardo II de Formari, il quale anche da questo piccolo borgo inviò alcuni militi alla spedizione in Terra Santa organizzata da Guglielmo il Buono. Vallesaccarda dopo altre vicende passò in mano alla famiglia de Loffredo e rimase in loro possesso fino all’abolizione della feudalità.

Intorno al XVI secolo, il borgo era chiamato Vade Saccarda, da Vadum, un passaggio pericoloso appartenente alla famiglia Saccardo de Vico, ivi residente. Nel Settecento Vallesaccarda si raccoglie intorno alla piccola chiesa dedicata all’Immacolata che con il suo campanile segna, lungo l’antico tratturo Trevico-Vallesaccarda-Anzano, un luogo di sosta per i tanti pellegrini che percorrono nei vari momenti dell’anno la strada, per e da Trevico ed Anzano, in un pellegrinaggio che fonde tradizioni cristiane a riti pagani tuttora sentiti. Con gli anni successivi all’unità d’Italia, anche queste terre pagarono il loro dazio in termine di emigrazione, soprattutto verso le Americhe e l’Australia. Ma nonostante tutto, il clima e l’abbondanza d’acqua consentirono comunque la possibilità di vita e sussistenza alle sue genti per molti anni ancora. Significativi sono stati i tre terremoti del XX secolo, che hanno contribuito nel bene e nel male al paese attuale. Con il terremoto del 1930 Vallesaccarda perde la sua antica Chiesa ma finalmente grazie alla rotabile San Sossio-Vallata esce dal suo isolamento. Con il 1962 c’è stato un eccezionale sviluppo urbanistico che ha ripreso ad alimentarsi con il 1980, cancellando purtroppo le poche tipicità architettoniche presenti. Negli ultimi anni si stanno riscoprendo molti aspetti del passato, nella storia, nelle tradizioni, nei costumi. Tutto questo grazie alle tante persone ed associazioni attive sul territorio, sintomo di vivacità e fermento culturale.

vallesaccarda-piazzaSulla piazza centrale di Vallesaccarda e lungo la strada che conduce tantissimi fedeli della Baronia in pellegrinaggio alla Madonna di Anzano, si erge la chiesa dell’Immacolata o più esattamente di Maria Santissima Immacolata. L’originario impianto della chiesa risalirebbe secondo alcuni al XVII secolo, secondo altri sarebbe successivo al terremoto del novembre 1732. La struttura antica, distrutta dal tremendo terremoto del 23 luglio 1930, venne riedificata in stile moderno, nei pressi dell’originario sito. Si tratta di una piccola struttura ubicata nelle campagne di Vallesaccarda, in località Taverna delle noci, assai bella dal punto di vista naturalistico, ideale per passeggiate e scampagnate ossigenanti. La chiesetta di S. Giuseppe, punto di riferimento della scarsa edilizia religiosa a Vallesaccarda, venne distrutta dal tremendo sisma del 1930 e riedificata in stile moderno.

vallesaccarda-caciocavalloNei dintorni di questo piccolo borgo vi sono estese boscaglie e numerose corsi d’acqua spesso alimentati da sorgenti con abbeveratoi, che forniscono un’acqua freschissima e pura per i visitatori che frequentano l’area naturalistica dei Boschi e Sorgenti della Baronia, ma anche i pastori e allevatori locali, oltre alle loro bestie. Le tradizioni agro-silvo-pastorali della Baronia e di Vallesaccarda sono state in questi ultimi anni riscoperte e portate alla ribalta, incrementando un turismo che sempre più spesso s’indirizza verso le cose genuine e tipiche. Gli annuali appuntamenti enogastronomici, come la Festa del Caciocavallo e la Sagra del soffritto di maiale, sono ogni volta occasione per degustare la grande varietà dei prodotti tipici dell’Irpinia. In queste come nelle altre iniziative, tra cui la Festa dei fiori, trova un posto d’onore anche la cucina irpina, caratteristica e saporita, fatta di piatti che sanno d’antico, di transumanze, di terra faticosamente lavorata, che si può gustare anche nel corso delle feste religiose di San Rocco, di San Giuseppe Lavoratore e di Sant’Antonio, oltre che durante il Carnevale Vallesaccardese.  Tra i tanti prodotti di questo straordinario bacino c’è in primo luogo l’olio extravergine d’oliva, invidiato e ricercato ovunque, ma anche il caciocavallo irpino di grotta, la soppressata e l’aglio bianco dell’Ufita, oltre al classico e ben noto prosciutto prodotto dai norcinari locali.

Con l’acquolina in bocca lasciamo Vallesaccarda ma non ancora la Valle dell’Ufìta e la Baronia per darci appuntamento alla prossima settimana a Villanova del Battista.

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