Varese-Avellino Rinviata: Lupi tra croci e porte divelte

Gli incresciosi episodi di Varese, purtroppo, aumentano la lunga lista di atti teppistici commessi all’interno delle strutture sportive. Non siamo nuovi a vedere porte divelte, panchine rotte, buche in mezzo in campo, scritte offensive e…..croci in campo. Avellino, aprile 1992. La squadra di Graziani, ormai con un piede in C1, viene contestata duramente, alla ripresa degli allenamenti, da una settantina di persone dopo la sconfitta di Taranto. Ma niente è in confronto a quelle che succede il giorno dopo alla contestazione. Nella notte, un folto gruppo d’ignoti, entra nello stadio e piazza sedici croci, una per ogni giocatore, nel bel mezzo del terreno di gioco con la data 14 giugno 1992 (ultima di campionato) e la lettera M (come morte). Verranno rimosse solo dopo l’inizio degli allenamenti. Al termine del campionato l’Avellino, dopo vent’anni, retrocede in C1.

croci

Di ben altro impatto visivo, ma comunque deplorevole, quello che successe nel 1998. Prima di campionato, al Partenio si rischia di non giocare Avellino-Savoia quando, la mattina della partita, gli addetti al campo trovano le porte sradicate con tanto di reti portate vie e grosse buche in mezzo al campo. Nella buca più grossa, posta proprio sotto la Curva Sud, una monetina da 50 lire: un significativo messaggio polemico nei confronti del presidente Sibilia. La partita, alla fine, si gioca solo grazie al tempestivo intervento di una trentina di operai, che sistemano il tutto terminando il lavoro solo poco prima dell’inizio della gara.

sradicate porte

<< E’ un episodio delinquenziale, c’è gente ostile all’Avellino. Sono il bersaglio di una vera e propria estorsione. Attorno all’Unione Sportiva Avellino girano loschi personaggi. Io li ho estromessi. Adesso si vendicano e cercano di rientrare nel giro con la violenza e le minacce per ricominciare a fare il proprio comodo>>.  Poche frasi, lapidarie in una delle poche volte in cui Sibilia aveva pienamente ragione.

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