Varese: dal Miracolo di Masnago a un Nuovo Fallimento?

Dopo la sconfitta di Vicenza, l’Avellino è chiamato al conseguimento di un risultato utile in trasferta: obiettivo che ai Lupi di mister Rastelli manca dall’impresa a Livorno (0-1) dello scorso 22 febbraio. Contro l’ultima della classe, il Varese di Stefano Bettinelli, i biancoverdi non possono sbagliare, onde evitare di perdere definitivamente il treno che conduce alla promozione diretta o, addirittura, di complicare le chances di qualificazione ai play-off.

La situazione del prossimo avversario degli irpini, infatti, appare alquanto drammatica: la zona play-out, attualmente occupata da Pro Vercelli ed Entella, dista infatti ben dodici lunghezze. Come se non bastasse, la penalizzazione di 4 punti e i recenti esiti negativi delle sfide contro Catania (0-3) e Perugia (2-0) hanno finito per ridurre ulteriormente le speranze di salvezza di una squadra che, almeno nella prima parte del campionato, aveva dimostrato di poter ripetere il miracolo della scorsa stagione, concretizzatosi con la vittoria ai play-out contro il Novara. E dire che il Varese, all’indomani del ritorno in Serie B (avvenuto nella stagione 2009-10), è andato più volte vicino al sogno di accarezzare la massima serie, senza però riuscire mai a tramutarlo in realtà.

Nata nel 1910, come Varese Football Club, la società lombarda raggiunge la Prima Categoria (Serie A dell’epoca) nella stagione 1919-20. Vi resta per tre anni, per poi ripartire dalla Seconda Divisione Nord a seguito del Compromesso Colombo. Nel 1923, il Football Club  e l’Unione Sportiva Varesina si fondono, dando vita all’Associazione Sportiva Varesina che, dopo appena tre anni, confluirà nella Varese Sportiva, assieme alla Polisportiva Mussolini e allo Sport Club Luigi Ganna. Siamo nel 1926: da questo momento in poi, il Varese passerà dal bianco-viola al biancorosso: quest’ultimi sono, tuttora, i colori sociali delle Pantere (o Leopardi).

Franco Ossola, varesino di nascita, perse la vita nella strage di Superga. Alla sua memoria è dedicato lo stadio di Varese
Franco Ossola, varesino di nascita, perse la vita nella strage di Superga. Alla sua memoria è dedicato lo stadio di Varese

All’indomani del secondo conflitto mondiale, si ritorna alla denominazione degli albori, Varese Football Club. I lombardi militano dapprima in Serie B, per poi navigare tra terza e quarta serie, fino a riapprodare tra i cadetti nel 1962/63. In questa stagione, siede sulla panchina biancorossa Ettore Puricelli, autore del “miracolo Varese”. La società, guidata dall’imprenditore Giovanni Borghi – il famoso “mister Ignis”, colosso impegnato nella produzione di elettrodomestici – riuscirà a compiere una doppia cavalcata, dalla C alla A. Obiettivo che alla compagine varesina riesce nella stagione 1963/64: anno in cui le Pantere si piazzeranno al primo posto nel campionato di Serie B, a quota 51 punti, staccando di tre lunghezze il Cagliari (48) e di cinque il Foggia (46).

Dopo un buon esordio nella nuova, massima serie nazionale, il Varese retrocede tra i cadetti. Da questo momento in poi, inizierà per la compagine lombarda un saliscendi dalla A alla B e viceversa che, ad ogni modo, vedrà i biancorossi raggiungere importanti traguardi, come l’ottavo posto in massima serie, nella stagione 1967/68, o la nona piazza nella stagione 1970/71. O, addirittura, la fantastica vittoria casalinga contro la Juventus del 4 febbraio del ’68, passata alla storia come il “Miracolo di Masnago”. In quell’occasione, il Varese riesce a schiantare la Vecchia Signora con un sensazionale punteggio: 5-0. Protagonista di quella magica giornata è Pietro Anastasi, autore di una tripletta. Tanti sono i protagonisti di queste annate per le Pantere: da Ambrogio Borghi, storico capitano degli anni d’oro della compagine biancorossa, a Nils Liedholm, il “Barone” svedese che, dopo aver scritto la storia del Milan da calciatore, intraprende un’avventura a Varese che funge da trampolino di lancio per la sua altrettanto soddisfacente carriera da allenatore.

Il Varese di Nils Liedholm (stagione 1969/70)
Il Varese di Nils Liedholm (stagione 1969/70)

L’ultima stagione in massima serie del Varese è datata 1974/75. All’indomani della nuova retrocessione in B, inizierà per il Varese una parabola discendente che culminerà, addirittura, nella rinuncia ai campionati professionistici nella stagione 1992/93. Dopo una lenta risalita, fino alla Serie C1, arriva nell’estate 2004 un’altra stangata: il Varese Football Club, all’indomani della sconfitta ai play-out contro la Reggiana, fallisce e viene sostituito dall’Associazione Sportiva Varese 1910, tuttora esistente. Dall’Eccellenza alla Serie B, il cammino deve pur sempre durare qualche anno. Ma il sogno di un’intera città non tarda a diventare realtà, venticinque anni dopo l’ultima apparizione tra i cadetti, nella stagione 2009/10: nella finale play-off, tutta lombarda, contro la Cremonese, il Varese ribalta la situazione di svantaggio iniziale (1-0 a Cremona), battendo i grigiorossi col punteggio di 2-0.

Da quel giorno, come già anticipato prima, la nuova società, traghettata da Antonio Rosati, tenta di ripetere quella fantastica cavalcata che aveva lanciato il Varese tra le grandi del calcio italiano. Ma, dopo una spettacolare regular season, con quarto posto finale nella stagione 2010/11, i biancorossi dovranno soccombere al Padova nella semifinale play-off. Cambia la gestione tecnica ( da Giuseppe Sannino a Rolando Maran) ma non il personaggio di queste annate: Giulio Ebagua, nonché il miglior realizzatore della storia del club varesino, con 41 reti siglate in tre stagioni con la maglia biancorossa. E, purtroppo, non cambia nemmeno il triste epilogo della fase post-campionato. Il Varese, infatti, dopo aver conseguito il quinto posto in classifica e aver battuto il Verona in semifinale, affronta la Sampdoria nell’atto conclusivo dei play-off. La sconfitta per 3-2 subita al “Marassi” sembra non scoraggiare gli uomini di Maran che, per giunta, godono del fattore campo a favore. Ma, nella gara di ritorno all’ “Ossola”, una rete di Pozzi spegne, definitivamente, le speranze di promozione dei lombardi.

Pierpaolo Cassarà, presidente del Varese dallo scorso marzo
Pierpaolo Cassarà, presidente del Varese dallo scorso marzo

Si aprirà, dopo quest’altra delusione, un ennesimo buco nero che diventerà, infine, specchio della situazione attuale dell’A.S. Varese 1910. Tutto parte dal momento in cui, nell’estate 2013, Rosati lascia la proprietà a Nicola Laurenza: personaggio che mai verrà amato dal pubblico biancorosso. Con il nuovo presidente, i risultati stentano ad arrivare, mentre le casse societarie soffrono sempre più per la presenza di debiti. Nonostante tutto, il Varese riesce a conservare la presenza in cadetteria, battendo il Novara ai play-out. Anno nuovo, società identica, problemi sempre più incombenti. Gli uomini di mister Bettinelli risentono di questa situazione, soprattutto con l’avvento del 2015, anno in cui si concretizza un altro passaggio di consegne: da Laurenza a Pierpaolo Cassarà, personaggio tanto eccentrico quanto misterioso che, con i suoi discorsi altisonanti e con la sua iniziale smania da protagonismo, ha finito per urtare ulteriormente la sensibilità dei tifosi varesini, stanchi di una situazione economica alquanto caotica e infuriati per l’atteggiamento rinunciatario con cui i giocatori, recentemente, sembrano aver mollato la presa sulla zona salvezza.

L’episodio accaduto qualche ora fa è sintomo, dunque, di una rassegnazione e di una rabbia che, a Varese, hanno ormai raggiunto il picco. Un’altra tifoseria che mastica calcio è costretta, come avvenuto più volte e in piazze diverse, a vedere la propria fede calpestata dalla gestione scellerata di “presidenti assenti”. Una situazione che ci rimanda, inevitabimente, a quei tristi ricordi, legati alle gestione Pugliese, che ancora lasciano il segno sui nostri cuori, l’amaro sui nostri palati. E noi, che abbiamo conosciuto la morte del nostro amore, nella nostra anima e davanti ai nostri occhi, sappiamo bene cosa significhi tutto ciò. Nessun episodio di violenza o vandalismo dovrebbe essere giustificato. Eppure, resta il fatto che Varese e i varesini meritano rispetto, per la loro storia e per la loro passione. Da parte nostra, non possiamo che augurare a una piccola, grande provinciale, proprio come l’Avellino, tempi sicuramente migliori.

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