Venticano, terra di delizie enogastronomiche irpine

Dopo Torrioni riprendiamo il nostro tour in Irpinia da Venticano, paese irpino situato a 370 metri di altezza sul livello del mare, lungo la valle del Calore, al confine tra le provincie di Avellino e Benevento, che conta circa 2500 abitanti.

Veduta di Venticano
Veduta di Venticano

La sua situazione come Comune autonomo è storia recente: prima del 1948 l’odierna compagine territoriale di Venticano faceva parte di un più grande Comune limitrofo, quello di Pietradefusi. Il mal governo e il conseguente malcontento della popolazione venticanese indussero ad alimentare un movimento separatista che auspicava al distacco dal potere amministrativo pietradefusano. Il movimento ebbe successo e culminò con il Decreto Legislativo 665 del 1948 a firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, nel quale si sancì la definitiva separazione da Pietradefusi e la costituzione di un nuovo Comune che, sotto la denominazione di Venticano, comprendeva i territori delle frazioni di Campanarello, Castel del Lago e Calore. Evidentemente la scissione fu un toccasana per lo sviluppo del paese: l’impulso all’economia divenne fortissimo, grazie alle qualità lavorative e alla ferrea volontà degli abitanti. I governi che si sono succeduti hanno concentrato il loro operato esclusivamente sulla crescita del territorio da cui provenivano, contribuendo non poco a rendere oggi Venticano uno dei Comuni più propositivi e avanzati d’Irpinia.

La valle del Calore
La valle del Calore

Le proprie origini sono state non solo conservate ma anzi tutelate ed esaltate, fino a farne l’esempio di un territorio in cui regna un perfetto equilibrio di innovazione e tradizione. Pare che la denominazione di Venticano risalga a tempi storici molto antichi. Lo scrittore Scipione Bellabona, seguendo un’antica versione, fa risalire il nome di Venticano a Castrum Venticani, fornendo due interpretazioni: 20 trionfi riportati in battaglia dai Romani, oppure un villaggio retto da un mitico governo di 20 saggi. Il ritrovamento di frammenti di terracotta nell’intera area comunale fa pensare che il suo territorio fosse giurisdizionalmente legato alla colonia romana di Aeclanum. Il toponimo Venticano compare già in una pergamena che era conservata presso il monastero di S. Vincenzo e datata giugno 776, riferita al Duca Arechi II di Benevento nella causa trentennale fra il Monastero e gli eredi Alahis per il possesso di alcuni beni di Isernia. Nell’anno 815 nasceva la Condoma di Casale Venticano di Civitate Beneventana, cioè la casa abitata in comune da una famiglia di servi legati ad un solo proprietario e quindi comprati e venduti col suo stesso fondo agricolo. La Condoma prese a formare il Casale di Venticano.

Il prosciutto crudo-di-Venticano
Il prosciutto crudo-di-Venticano

Il Casale torna in un documento databile tra l’853 e l’856 in cui l’Abate Giovanni di S. Vincenzo cita un precetto del Duca di Benevento relativo al Casale chiamato Casa Summi scambiato con il Principe Salernitano Ademari. Fonti dell’881 indicano con chiarezza Venticano, un posto di frontiera, che si trovava tra il confine di due principati: quello Citeriore (con Benevento) e quello Ulteriore (con Salerno). L’atto di donazione dell’881, fatto dal Principe di Benevento Radelchi II, con il quale si sancì che queste terre rientrassero nel novero delle proprietà gestite dal Monastero di S. Sofia di Benevento, dimostrano che il Casale fosse sottoposto alla giurisdizione del Principato Citeriore. In vari documenti dell’epoca Venticano è indicato come sede di un importante Monastero, quello di S. Maria; il fatto che lo stesso Monastero risulti anche nel Codice Diplomatico Virginiano, dimostra l’esistenza storico-giuridica del territorio di Venticano già nel 1165. Venticano ebbe, quindi, una propria Abbazia, un proprio Monastero e dei propri beni. Questo almeno fino al 1300. Nel 1394 il feudo appariva completamento disabitato: la devastazione provocata dalle lotte tra gli Angioini e Aragonesi e la paura per l’epidemia del colera indussero la popolazione a rifugiarsi nelle frazioni vicine. Nel 1499 Giovanni Borgia compare come signore del feudo che, più tardi, rientrerà nei possedimenti della nobile e potente casata dei De Tocco di Montemiletto, i quali ne gestirono le rendite fino all’abolizione dei diritti feudali (1806). Nel 1527 Venticano fu distrutto prima dai francesi con a capo Lautrec e, poi, dalla grande epidemia della peste. Nel 1806 il Casale di Venticano fu distrutto nuovamente dalle truppe del Generale Championet. Si salvarono soltanto la Chiesa e la Torre Campanaria forse per questo motivo, assunse la denominazione di Campanariello, come citato negli atti dei notai e in periodici e pubblicazioni del tempo.

La Chiesa-di-S.-Maria-e-S.-Alessio
La Chiesa-di-S.-Maria-e-S.-Alessio

La chiesa di S. Maria e S. Alessio, o anche chiesa di Santa Maria Immacolata, venne eretta nel XV secolo. Più volte restaurata, venne ricostruita dopo il terremoto del 1980. All’interno dell’edificio religioso si conservano la tela che ritrae la Madonna col Bambino, risalente al XVIII secolo, nonchè statue e dipinti del XIX secolo. A pochi metri dalla chiesa si ergeva il piccolo Monastero di Santa Maria, fatto erigere da Guglielmo IV, che ebbe grande notorietà in passato. Di tale struttura rimanevano fino a pochi anni fa, un chiostro con un bel porticato, la torre campanaria con alti finestroni ed una parte dell’interessante altare in marmo. La cappellina di S. Croce è una piccola chiesa moderna al confine con Dentecane, frazione di Pietradefusi; all’interno si conserva un’ottocentesca Crocifissione.

Nel centro storico di Venticano restano alcuni palazzi signorili con portali in pietra decorati e caratteristici balconcini in ferro battuto. Tra gli edifici gentilizi si segnalano il palazzo Ambrosini, il palazzo Petitto, che presenta un bel giardino all’italiana, il palazzo Colarusso ed, infine, il settecentesco palazzo Pascucci.

Come accennato all’inizio, a seguito del decreto 21 aprile 1948, Castel del Lago venne staccata da Pietradefusi ed aggregata all’istituito comune di Venticano, di cui oggi costituisce una piccola, tranquilla e graziosa frazione.

La conformazione dei terreni del territorio di Venticano, con i suoi dolci pendii, favorisce lo sviluppo di abbondanti pascoli che permettono la crescita di sani e robusti animali da allevamento. Ciò ha favorito l’affermazione dell’artigianato della lavorazione e trasformazione delle carni, insaccate rispettando antichi procedimenti, la cui stagionatura e conservazione è favorita da un idoneo clima. Salsicce, prosciutti, salami, capicolli, sopressate e via discorrendo, costituiscono delizie del palato che nel territorio venticanese si producono in abbondanza e che ben si abbinano al vino rosso, il Re Taurasi, prodotto in zona. Venticano è nota anche per il torrone: sono tanti i produttori di torrone in paese e nella limitrofa Dentecane (frazione di Pietradefusi), non solo nella tradizionale conformazione alle mandorle, ma ormai in tantissime varianti, che si arricchiscono continuamente di nuove versioni.

il fiume Calore a Venticano
il fiume Calore a Venticano

Nel territorio di Venticano si producono dei vini eccellenti tra cui, oltre al già citato Taurasi, il Fiano di Avellino ed il Greco di Tufo. Altro fiore all’occhiello della gastronomia locale è sicuramente il prosciutto crudo di Venticano, stagionato tipico delle Terre d’Irpinia, riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Regione Campania dalla quindicesima revisione dell’elenco nazionale dei prodotti tipici. Le sue caratteristiche sono dovute al particolare microclima della zona. Attualmente sono presenti un prosciuttificio e un salumificio, siti proprio nel comune di Venticano, che producono questo prodotto. Le origini della produzione di questo prodotto si collocano nella Media Valle del Calore, in cui avveniva l’allevamento degli animali da cortile ed in particolare del maiale. A ciò bisogna aggiungere la facilità di reperimento del sale. A metà tra l’Adriatico e il Tirreno, Venticano è stato, per secoli, grazie all’antica via Appia, passaggio obbligato della cosiddetta Via del Sale. Il clima di queste terre, inoltre, si rivelò adatto per la stagionatura del prodotto tramite aria naturale. La combinazione di questi tre fattori, ha fatto sì che in queste zone si sviluppassero, già agli inizi dell‘800, tecniche di salatura e di stagionatura raffinate proprio per i prosciutti e i salumi che, da queste terre, partivano alla volta della Campania e della Puglia. Verso la fine dell’800, la zona già annoverava diverse famiglie impiegate nella lavorazione e al commercio dei salumi. Nel 2011 il Prosciutto di Venticano è stato dichiarato un prodotto P.A.T. – Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Ogni anno nel Comune di Venticano viene organizzata una Sagra del Prosciutto insieme al vino e all’agnello, che rappresentano le tipicità del luogo.

Con l’acquolina in bocca, lasciamo Venticano per ritrovarci giovedì prossimo sempre in giro nella meravigliosa Irpinia.