Verona-Avellino, alla scoperta dei prossimi avversari dei Lupi

E’ entrata nel gergo giornalistico e sportivo quella “fatal Verona” che, ancora oggi, è un amaro ricordo per i tifosi milanisti. Era il 1973 quando al “Bentegodi”, l’allora Milan di Nereo Rocco perse lo scudetto proprio contro i gialloblù di Giancarlo Cadè che si imposero sugli avversari con un tennistico 5-3.

Ma il calcio ha delle dinamiche assurde ed il tabù veronese per il Milan ritornò nel 1990, con protagonisti diversi ma con la stessa e identica trama di sette anni prima: i rossoneri di Arrigo Sacchi a Verona persero un altro tricolore, lasciando gli onori dello scudetto al Napoli di Maradona.

I veneti, però, non hanno scritto solo queste pagine nella nostra Serie A: alla voce Hellas Verona Football Club, squadra nata nel 1903 su iniziativa di alcuni studenti del liceo classico “Maffei” dell’omonima città, i quali vollero battezzare il primo sodalizio con il nome “Associazione Calcio Hellas”, su suggerimento del loro professore di greco, c’è anche uno scudetto conquistato nella stagione 1984-1985, proprio cinque anni prima l’ultima “fatal Verona”.

Nell’arco di quei cinque anni, i gialloblù si erano guadagnati il ruolo costante di squadra da alta classifica, ma sarà grazie al mentore Osvaldo Bagnoli, sedutosi sulla panchina veneta nel 1981, che gli Scaligeri cucirono il loro primo ed unico tricolore sulle loro maglie, ai danni delle grandi dai nomi leggendari: il Napoli di Maradona, l’Udinese di Zico, la Juventus di Platini, la Roma di Falcao; stettero tutti a guardare quel piccolo miracolo, trentun’anni prima del mitico Leicester di Claudio Ranieri da tutti celebrato.

Da quel momento in poi, il Verona presenziò regolarmente tra i campionati di Serie A e Serie B, retrocedendo nel 2007 in Serie C dopo 64 anni, lasciando il ruolo di rappresentante cittadina nell’Olimpo del calcio italiano ai cugini e rivali del Chievo.

E’ da questa parentesi negativa che riparte il nuovo ciclo che conduce al presente della squadra veronese: sarà un altro trascinatore, Andrea Mandorlini, che prese le redini scaligere nel 2010, a realizzare in due anni una scalata dalla terza serie alla Serie A, palcoscenico ritrovato dopo 11 anni di assenza.

La prima stagione termina con una tranquilla salvezza, ottenuta grazie alle ottime prestazioni di grandi giocatori come Luca Toni e l’attaccante Juan Manuel Iturbe, mentre il campionato 2015-2016 è l’ultimo in massima serie sia per Andrea Mandorlini, che viene esonerato a favore di Luigi Del Neri (dal passato fastoso alla guida della rivale cittadina ChievoVerona), sia per gli Scaligeri, che retrocedono in Serie B, salutando anche la bandiera Luca Toni che con la maglia veneta appende le scarpette al chiodo, dopo una carriera strabiliante.

Ritornato in cadetteria, il Verona ha affidato le proprie sorti all’ex collaboratore di Rafa Benitez al Napoli e al Real Madrid Fabio Pecchia, sostituendo capitan Toni con il giovane promettente figlio d’arte Simone Andrea Ganz, l’anno scorso molto prolifico con la maglia del Como e con Davide Luppi, nella scorsa stagione bomber del Modena di Crespo. Confermata buona parte dell’organico protagonista dell’ultima Serie A, tra i cui nomi spiccano quelli di Giampaolo Pazzini, Romulo e Souprayen, la squadra scaligera ha aggiunto, in extremis nella propria rosa, l’esperienza del centrocampista ex Palermo Enzo Maresca, candidandosi prepotentemente al ruolo di outsider per la promozione.

Nonostante ciò, l’avvio stagionale per gli uomini di Pecchia è stato difficile, perdendo in trasferta a Benevento all’esordio contro la matricola Sannita, pareggiando per 1-1 a Salerno e stravincendo al “Bentegodi” contro il Latina per 4-1 nell’ultimo turno.

Orfana del giovane e talentuoso portiere Gollini, ceduto in estate all’Aston Villa, la squadra gialloblù, nelle sue tre uscite in Serie B, ha sempre subito gol, dimostrando un rendimento nettamente migliore in casa che in trasferta. Di contro, l’Avellino, alla ricerca del primo successo stagionale, ritrova, dopo il pareggio a reti bianche del “Partenio” contro il Trapani, una rassicurante solidità difensiva, ma lamenta ancora, una preoccupante sterilità del reparto offensivo, demerito che potrebbe far la differenza insieme al superiore tasso tecnico dei padroni di casa, gap su cui Mimmo Toscano dovrà lavorare e far fronte.

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