Vicenza: il Lanerossi, la Coppa Italia e l’Impresa Sfiorata in Europa

L’Avellino è chiamato a uno degli impegni più ostici e delicati della stagione. I Lupi irpini faranno visita al Vicenza, nell’anticipo della trentacinquesima giornata del campionato di Serie B. Tra gli uomini di Marino e quelli di Rastelli vi è in palio il terzo posto, oltre alla possibilità di restare ancora aggrappati al Bologna secondo e, dunque, alle speranze di conquista della seconda piazza, utile per la promozione in massima serie.

Curioso il caso dei veneti: immischiatisi, quasi per caso, in questa stagione cadetta e protagonisti, un po’ a sorpresa, di un campionato fin qui eccezionale. Dopo una fase di sbandamento iniziale (costata cara a Giovanni Lopez, ex tecnico dei biancorossi) l’arrivo di Pasquale Marino ha portato linfa nuova in un gruppo dapprima alla deriva e ora, più che mai, affiatato. Non poteva, quindi, esserci un ritorno migliore di questo, nel calcio che conta, per un Vicenza che, dopo essere retrocesso in Lega Pro, al termine della stagione 2012/13, ha approfittato del fallimento del Siena per godere del ripescaggio in Serie B. In virtù di una storia gloriosa, iniziata nel 1902 e condita da ben 30 partecipazioni alla Serie A, da una vittoria di una Coppa Italia (nella stagione 1996/97) e, perfino, da uno storico piazzamento in Coppa delle Coppe nella stagione successiva, il Vicenza ha abbandonato l’inferno della terza serie e, al primo anno di purgatorio, è già decisa a salire in paradiso.

Tale obiettivo, i veneti, lo raggiungono per la prima volta nel lontano 1911, allorquando l’Associazione del Calcio in Vicenzaprima, storica denominazione del “Gatto” – riesce a stravincere il Campionato Veneto di Seconda Categoria e ad approdare in Prima, la Serie A degli albori. Al suo debutto nel massimo campionato, i berici vanno addirittura vicini alla conquista del titolo nazionale. Dopo aver sbaragliato compagini del calibro di Hellas Verona, Bologna e Venezia (anche con ampi margini), la compagine guidata da Giulio Fasolo incontrerà, nell’atto finale del torneo, la Pro Vercelli. I piemontesi si riveleranno, ancora una volta, invincibili: nulla possono i biancorossi, battuti sia all’andata (3-0) che al ritorno, tra le proprie mura (1-2).

Una formazione del Vicenza agli inizi del Novecento
Una formazione del Vicenza agli inizi del Novecento

Dieci anni dopo, si consuma la prima retrocessione, a opera del Derthona, vittorioso nello spareggio con i berici. Proprio al termine della stagione 1921/22, viene assorbita l’Unione Sportiva Studentesca Vicentina . Sei anni più tardi, l’incrocio tra la società preesistente e il Circolo Cotonificio Rossi darà vita all’Associazione Calcio Vicenza, che risalirà pian piano le serie minori, fino a riapprodare in Serie A al termine della stagione 1941/42. Nel frattempo, il campionato viene sospeso, a causa della drammatica situazione nell’intera penisola, provocata dal secondo conflitto mondiale. I veneti riescono, ad ogni modo, a far registrare un ottimo quinto posto nella stagione 1946/47. La retrocessione, in ultima posizione, dell’annata successiva, inaugura un nuovo ciclo grigio per il calcio vicentino, mai in grado di avvicinarsi alla massima serie fino al 1953.

È proprio nel ’53 che, a Vicenza, fa la propria comparsa il marchio Lanerossi: colosso del settore laniero, fondato nell’Ottocento da Alessandro Rossi. La Lanerossi rileva la proprietà dell’Associazione Calcio Vicenza, trasformandola in Società Sportiva Lanerossi Vicenza e dando origine, così, a un particolare caso di abbinamento, e non di sponsorizzazione, come molti storici del calcio ritengono ancora oggi. In poche parole, la società calcistica diventa un ramo dell’azienda tessile e, da questo momento in poi, recherà sulla sua maglietta il simbolo dell’azienda: la famosissima R in corsivo. Grazie a questo binomio, la storia del calcio berico subirà un’impennata clamorosa: nel 1955 i biancorossi torneranno in Serie A, restandovi per ben venti anni consecutivi, fino a retrocedere nuovamente nel 1975 e a risalire due stagioni più tardi. Al ritorno in massima serie, nella stagione 1977/78, il Lanerossi si renderà protagonista di una leggendaria prestazione. I veneti, guidati dall’ingegno del tecnico Giovan Battista Fabbri e dalle reti di quel Paolo Rossi che, quattro anni più tardi, porterà la Nazionale di Bearzot sul tetto del mondo, si classificheranno al secondo posto in Serie A, dietro alla Juve campione. Un risultato che la compagine vicentina non riuscirà mai più a emulare.

paolo rossi gol contro avellino
Paolo Rossi, 24 gol con la maglia del Lanerossi nella stagione 1977/78

Sarà questo l’ultimo acuto della storia del Lanerossi che, nel giro di qualche anno, si ritroverà dalla massima alla terza serie. Tra il 1984 e il 1986, si concretizza addirittura un doppio salto, dalla C alla A: reso nullo, tuttavia, da un provvedimento della CAF che riscontra un tentativo di illecito commesso dalla compagine biancorossa. La crisi sembra imperversare nelle casse societarie e il marchio Lanerossi, al termine della stagione 1989/90, lascia la proprietà. Si passa, dunque, all’era del Vicenza Calcio, rilevato, già un anno prima, da Pieraldo dalle Carbonare. Con la nuova dirigenza, il Vicenza abbandona il periodo buio e si riavvicina ai massimi palcoscenici del calcio italiano. Alla promozione in Serie A del 1994/95, seguono due ottimi piazzamenti in massima serie: rispettivamente, un nono e un ottavo posto. Nella stagione 1996/97, poi, avviene la conquista del primo e unico titolo nazionale: la Coppa Italia. È il 29 maggio 1997: il Vicenza di Brivio, Sartor, Di Carlo, Murgita e, soprattutto, di Francesco Guidolin, ribalta lo svantaggio dell’andata al San Paolo (1-0), battendo per 3-0, al “Romeo Menti”, il Napoli di mister Montefusco (dopo i tempi supplementari) e riscrivendo la storia della competizione.

La conquista del trofeo nazionale consente al Vicenza di disputare, nella stagione successiva, la prestigiosa Coppa delle Coppe: manifestazione alla quale prendono parte tutte le squadre europee detentrici delle coppe nazionali dei rispettivi Paesi d’appartenenza. Per l’occasione, la società – rilevata, nel frattempo, dalla compagnia petrolifera inglese ENIC – accontenta i desideri di mister Guidolin: arrivano, infatti, Lamberto Zauli dal Ravenna e Pasquale Luiso (vecchia conoscenza dei Lupi) dal Piacenza. La coppia Zauli-Luiso, assieme alle giocate dell’uruguaiano Otero e alla grinta di un giovanissimo Ambrosini, sbaraglia tutte le dirette concorrenti alla vittoria finale. Prima il Legia Varsavia, poi lo Shakthar Donetsk, quindi il Roda, cadono sotto i colpi del Vicenza che, in semifinale, sarà atteso dal Chelsea di Zola e Vialli. All’andata, saranno i berici ad imporsi, di misura tra le proprie mura (1-0), grazie a un gol di Zauli. Nella gara di ritorno, però, si materializza la beffa: il “Gatto”, dopo essere passato in vantaggio, allo “Stamford Bridge”, con Luiso, si fa rimontare nella seconda frazione. Prima Poyet, poi Zola e, infine, Hughes, permetteranno ai Blues di ribaltare la situazione e di arrestare l’incredibile cavalcata del Vicenza in Europa.

Pasquale Luiso, 24 gol con la maglia del Vicenza tra il '97 e il 2001
Pasquale Luiso, 24 gol con la maglia del Vicenza tra il ’97 e il 2001

Sono passati, ormai, quasi venti anni dalle ultime gesta del Vicenza nel grande calcio. La speranza, nel capoluogo veneto, è quella di ripetere tali prestazioni. Ma, nonostante l’ottimo momento vissuto dagli uomini di Marino sul campo, la società è ancora alle prese con problemi di natura finanziaria. A ben vedere, sarà solo un caso che i berici, nelle ultime cinque partite, hanno leggermente allentato la pressione, guadagnando soltanto sei punti? Non lo sappiamo. Di certo, il timore che il cammino dei biancorossi possa subire una battuta d’arresto c’è. Soprattutto se, al “Romeo Menti”, l’Avellino riuscirà a mantenere intatta la lucidità e il cinismo con cui è tornata al successo, riavvicinandosi a quel terzo posto che, in ottica play-off, può valere davvero tanto.

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