Viciani e il gioco corto. La parentesi di Avellino

La targa che campeggia davanti all’ingresso della Curva Est del Liberati di Terni, settore che porta il nome di Viciani, lascia poco spazio all’immaginazione: “Allenatore e innovatore del calcio italiano”. Siamo negli anni settanta, in Europa il calcio totale dell’Olanda (due finali mondiali, una nel ’74 e una nel ’78) e dell’Ajax (tre Coppe Campioni consecutive vinte dal 1970 al 1973) regna sovrano.

In Italia, il primo ad introdurre un calcio totale in salsa provinciale è proprio Viciani: << Avevo degli asini come giocatori, non potevo permettermi lanci lunghi, invenzioni, fantasie. Bisognava correre, fare passaggetti facili facili, sovrapporsi. A passare la palla a quattro-cinque metri sono capaci tutti, invece i lanci lunghi non servono a nulla, hanno inventato il libero proprio per intercettarli. Se la palla ce l’hai sempre tu, è più facile che riesca a far gol >>. Il suo credo è fatto tutto di possesso palla, pressing alto, sovrapposizioni, raddoppi di marcatura, linee compatte tra i reparti, oltre a tanto lavoro e sacrificio fisico. Nasce il gioco corto. Viciani è un profeta di provincia, i migliori risultati infatti li ottiene alla guida della Ternana, promossa prima in B, nel 1969, e poi, nel 1972, in massima serie. Ma la serie A però dura poco, solo un anno, poi il divorzio. Il suo gioco corto, però, trova consensi anche alla guida del Palermo, in serie B. Con la squadra siciliana sfiora per due anni consecutivi la promozione in serie A arrivando a giocarsi anche una finale di Coppa Italia, persa contro il Bologna solo ai calci di rigori. Viciani arriva ad Avellino il 1 gennaio del 1976, dopo che Giammarinaro, il 27 dicembre, aveva rassegnato le proprie dimissioni da tecnico. Nonostante una classifica tranquilla, 12 punti in 13 gare, l’ambiente avellinese è pronto ad esplodere.

Corrado Viciani

L’Avellino di Giammarinaro è una squadra dai due volti: spietata in casa (5 vittorie e 2 pareggi), imbarazzante in trasferta (6 sconfitte in altrettante partite). I contestatori arrivano persino a minacciare telefonicamente il tecnico artefice della promozione in B, che, adducendo motivi personali, decide di dimettersi. L’esordio del nuovo tecnico Viciani però è traumatico. Dopo la sconfitta interna contro il Pescara (0-2), con gara sospesa a ‘4 dal termine dopo un lancio di sassi sul guardalinee, alcuni facinorosi tentano di aggredire sia il presidente Iapicca sia Viciani. Il periodo negativo continua con le sconfitte esterne contro Brindisi e Varese. Il primo punto della gestione Viciani arriva alla 17°, contro la Ternana, sul campo neutro di Cassino, finisce 0-0. Il periodo negativo in casa irpina però sembra non finire. Sconfitta in quel di Catania (0-1), vittoria interna in rimonta contro la Spal (2-1), seguita dalla sconfitta in quel di Vicenza (1-4). Dopo 20 giornate, l’Avellino è penultimo a quota 15 punti, a meno 3 dalla salvezza. Nemmeno l’arrivo di Viciani, almeno inizialmente, ha portato giovamento alla squadra, che ha raccolto solo 3 punti nelle 7 partite con il nuovo allenatore alla guida. La pesante sconfitta maturata in terra veneta non viene digerita dalla tifoseria. Alla ripresa degli allenamenti un gruppo di tifosi entra sul terreno di gioco costringendo allenatore e giocatori a rifugiarsi negli spogliatoi. Al difensore Schicchi gli somministrano dei calmanti perché colpito da choc. Sugli spalti invece scoppiano dei tafferugli tra gruppi di tifosi a favore e contro Viciani.

Alla ripresa del campionato la musica sembra cambiare. Musiello e company ottengono 4 risultati utili consecutivi (21°-24°), compresa la prima vittoria esterna, 1-0 alla Reggiana, dopo dieci sconfitte consecutive lontano dal Partenio. Il lavoro di Viciani inizia a dare i suoi frutti, dopo un avvio incerto, le “lezioni” impartite dal tecnico vengono recepite dai calciatori, che trasformano sul campo le idee del mister. Anche lo stesso Lombardi, poco adatto al gioco corto, s’immedesima alla perfezione negli schemi di Viciani. Nel girone di ritorno l’Avellino si conferma sempre squadra dai due volti. Al Partenio, la squadra di Viciani lascia le briciole (6 vittorie e 3 pareggi), conquistando punti pesanti in trasferta (3 vittorie e 5 pareggi) che consentono di brindare alla salvezza con 90’ minuti di anticipo. L’ottimo girone di ritorno, chiuso a quota 23 punti, media promozione, permette a Musiello di laurearsi, insieme a Pruzzo, capocannoniere della serie B con 18 reti: << Ero un centravanti di sfondamento e lui (Viciani, ndr) aveva capito che per farmi andare veloce dovevo allenarmi il doppio degli altri calciatori. Se parti in contropiede e sei veloce i gol prima o poi li fai >>. Viciani chiude la sua personale stagione con 26 punti conquistati in 25 gare, con una media di 1,04 punti a partita. Dopo l’ottimo lavoro svolto nella seconda parte della stagione 1975/76, il consiglio direttivo conferma all’unanimità l’allenatore.

Corrado Viciani

Al tecnico viene fatto firmare un contratto da 30 milioni con annessi bonus in base al piazzamento in classifica. La società per la prima volta concorda con il tecnico anche la campagna acquisti. Le cessioni più importanti sono quelle di Musiello, Franzoni e Onofri, mentre gli acquisti più importanti sono quelli degli attaccanti Capone, Traini (espressamente richiesto da Viciani) e Ferrara, oltre al centrocampista Carlo Trevisanello, fratello di Stefano già in rosa. L’Avellino viene subito eliminato dalla Coppa Italia (due pareggi e due sconfitte in quattro gare), chiudendo il girone con ben 9 reti al passivo. In campionato la squadra non trova mai una continuità di rendimento. La panchina di Viciani viene messa in discussione dopo il pari interno contro la Sambenedettese (0-0 alla 14°), il tecnico infatti viene “sospeso” salvo poi rientrare in panca. Il girone di andata si chiude con l’Avellino in quint’ultima posizione, con soli 15 punti all’attivo. Anche il ritorno inizia in sordina, l’Avellino sosta perennemente nella zona bassa della classifica senza mai trovare il guizzo decisivo. La vittoria conto la quotata Atalanta (1-0 alla 38°) sembra dare la svolta decisiva alla stagione. I due punti conquistati contro i bergamaschi però non trovano continuità. Sconfitta con la Spal, pari interno contro il Como e altra sconfitta in quel di Rimini. L’Avellino alla 28° è quart’ultimo. Dopo tre ore di consiglio, nonostante la strenua resistenza del presidente Iapicca, il consiglio direttivo della società sceglie l’esonero dell’allenatore. Viciani paga la carenza offensiva (solo 18 reti in 28 gare) di una squadra priva d’identità, figlia del fatto di aver schierato solo una volta la stessa formazione. Il famoso “gioco corto” di Viciani termina qui. Sarà Baldini, promosso da osservatore ad allenatore, a traghettare la squadra alla salvezza.