Vignola al Guerin Sportivo: Avellino un ambiente ai confini della realtà

Estate del 1980. Nel vortice del Calcioscommesse che ha scosso la serie A ci finisce anche l’Avellino. La società irpina al termine del processo riesce a mantenere la categoria, ma deve iniziare il campionato 1980/81 con 5 punti di penalizzazione. Ascoltato dal Guerin Sportivo, Vignola, nella lunga intervista rilasciata a Nicola Calzaretta, ricorda il periodo in biancoverde: << Mia madre nemmeno sapeva dove si trovasse Avellino. Avevo 21 anni e un bel po’ di incoscienza. Tanto che dico che certe scelte vanno fatte a quella età lì, perché dopo non le fai più. Col senno di poi feci bene ad accettare Avellino. Sono arrivato che sapevo dare solo di fioretto. Sono ripartito che ho imparato anche a usare la sciabola >>. Sibilia mette sul piatto un miliardo e mezzo per accaparrarsi il giovane centrocampista classe ’59, Vignola, però, ha all’attivo solo 6 presenze in A, oltre a 37 gare in Serie B con la maglia del Verona: << All’Avellino davano, come hanno dato, un miliardo e mezzo, molti soldi in più rispetto a Como, Bologna e Inter che erano interessate a me. Io ci vado perché l’Avellino fa la Serie A e capisco che posso giocare titolare >>. La squadra di Vinicio impiega cinque partite per annullare il gap della penalizzazione. Si arriva, così, a quel maledetto 23 novembre 1980. L’Avellino ha appena battuto l’Ascoli (4-2), quando un violento terremoto colpisce l’Irpinia: << A me andò bene, la palazzina dove vivevo tremò e basta. Ma per il resto fu un dramma incredibile. Il Partenio, fu trasformato in una tendopoli. Noi riuscimmo a dare alla gente un sorriso con le nostre prestazioni. Al Sud il calcio si vive in maniera totalitaria. Nelle condizioni in cui si trovarono molti dei nostri tifosi, la partita diventò ancora più importante come momento di distrazione >>.

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Squadra tosta quella irpina che, nonostante tutte le difficoltà come penalizzazione e terremoto, riesce a conquistare una splendida salvezza. Per Vignola un campionato da incorniciare chiuso con 28 presenze e 6 reti: << Ad Avellino avevo diversi angeli custodi. Da capitan Di Somma a Cattaneo, quindi Beruatto, Valente. Gente tostissima. Io ebbi la fortuna di partire alla grande tra amichevoli, Coppa Italia e prime giornate di campionato. Allora i dubbi su di me svanirono e diventai il passerottino da proteggere. Ma Avellino era veramente un ambiente ai confini della realtà >>.

Sono quelli gli anni che danno il via alla famosa “Legge del Partenio”: << A parte il fatto che il campo, prima delle partite, veniva sempre bagnato. Il terreno era pesantissimo. Questo sfavoriva le squadre più tecniche, ma anche me. Poi c’era quel corridoio sotterraneo, stretto e lungo, che collegava gli spogliatoi al campo. Ogni tanto, chissà perché, si spegnevano le luci. Ricordo ancora di un giocatore dell’Inter (Caso, ndr), espulso, che attese la fine della partita per tornare nello spogliatoio insieme ai compagni >>. Nel rewind di Vignola non può mancare un pensiero per l’ex presidente Sibilia. Siamo nella stagione 1982/83, l’Avellino di Giuseppe Marchioro parte male in campionato. Sibilia sbotta e accusa il numero dieci di scarso impegno. Tra i due volano parole grosse e non solo: << Non stavamo giocando bene. Ci fu un faccia a faccia. Lui imprecava contro di me. Io gli risposi: “Se non le vado bene, mi dia i soldi che avanzo e mi venda”. Mi dette una sberla che tentai di schivare. Gli mancai di rispetto, secondo lui. Boh, forse sbagliai a pormi in quel modo. Di certo oggi non lo rifarei. Ho tentato di scansarmi e comunque non mi ha mai chiesto scusa >>. Dopo tre anni chiusi con 88 presenze e 16 reti in campionato, per quello che sarà il secondo miglior marcatore in Serie A, dietro solo a Diaz, arriva il salto di qualità per l’estroso centrocampista.

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Nell’estate del 1983 arriva il passaggio alla Juventus: << Mi ritrovai bianconero in maniera rocambolesca. Anche perché, in pratica, ero già della Fiorentina. Dopo i tre anni ad Avellino, il mio nome è gettonato e il presidente vuole fare giustamente cassa. Sono a Verona, a casa. Mi chiama la società, mi dice che è tutto fatto con la Fiorentina. “Quando vieni giù fermati a Firenze per parlare con il direttore generale della società Allodi e con l’allenatore De Sisti”. Ci incontriamo, parliamo, tutto bene. Non c’è nulla di firmato, ma mi sento un giocatore della Fiorentina. Riprendo la macchina e arrivo ad Avellino. Mi vedo con il presidente Sibilia, gli riferisco tutto e lui mi fa: “Anche noi abbiamo chiuso. Ma con la Juventus. Questo è il numero di Boniperti, aspetta una tua telefonata. Ho chiamato. “Sei contento di venire alla Juve?”. Gli rispondo di sì, ma che non me l’aspettavo. E lui: “Vieni su a Torino, fai le visite e si parte”. Vado, faccio le visite, presentazione, ritiro. Tutto bello >>. Nel suo primo anno alla Juve vince subito il campionato. La gara che sancisce definitivamente la vittoria dello scudetto è proprio Juventus-Avellino, 29° giornata: << Una domenica fantastica. Giochiamo in casa contro il mio Avellino. A noi basta un punto e quello arriva. Sono felice anche i miei ex compagni che con il pareggio sono salvi >>. Beniamino Vignola, uno dei talenti più cristallini visti all’ombra del Partenio.