Vincenzo Fusco ad Avellino-Calcio.it: “Serie A? Si può fare”

Continua il viaggio di Avellino-Calcio.it nella storia recente dei lupi. Stavolta la nostra redazione ha intervistato l’ex calciatore Vincenzo Fusco, per tutti Enzo, che ha vestito per tre stagioni la maglia biancoverde, collezionando due retrocessioni dalla Serie B ed una promozione. Faceva parte di un centrocampo tutto grinta e muscoli insieme a Vincenzo Riccio e di quella squadra fenomenale che sconfisse il Napoli di De Laurentiis, Marino e Reja nella finale playoff di Serie C1 del 2005. Ancora oggi Fusco segue le vicende dell’Avellino, e ci ha dato un’opinione sull’attuale situazione dei lupi.

Ecco l’intervista integrale a Vincenzo Fusco:

Enzo Fusco, l’Avellino viene dal 4-2 di Bari, quali sono stati secondo te i fattori che hanno condizionato questa sconfitta?

Penso che ci possa stare un incidente di percorso, in un campionato lungo e difficile come quello di Serie B. Guardando gli episodi della partita, posso dire che il rigore dato nei minuti finali secondo me ha condizionato l’incontro, perché i lupi potevano ancora pareggiare per come stavano attaccando. L’errore dell’arbitro è stato grave, il rigore non c’era. L’Avellino ha dimostrato di esserci, ha tirato fuori la grinta giusta, è andato sotto di due gol ma subito ne ha segnato uno, ed è tornato in partita anche dopo il terzo gol. Meritava certamente almeno il pareggio“.

Sabato ad Avellino arriva il Lanciano, una squadra pericolosa che l’anno scorso espugnò il Partenio-Lombardi. Per l’Avellino sarà l’opportunità per il riscatto?

Io ho giocato ad Avellino e so quanto possa essere importante il pubblico del Partenio. Il campo di Avellino è un campo difficilissimo, dove è dura per qualsiasi avversario, sia per quelle che lottano per salvarsi, sia per le corazzate come Bologna e Catania che non avranno vita facile. Il Livorno infatti già ci è dovuto passare ed ha perso. A maggior ragione penso che sabato l’Avellino possa vincere, d’altronde sta lottando per la promozione. Le partite in casa saranno il punto di forza della squadra biancoverde, quando giochi lì all’avversario tremano le gambe. C’è da dire che anche in trasferta il pubblico è fantastico, gli avellinesi riescono a portare sempre centinaia di tifosi in trasferta“.

Tu hai giocato in B con l’Avellino due stagioni, culminate purtroppo con due retrocessioni. Quali differenze maggiori noti tra l’Avellino degli anni passati, con il quale giocavi, e l’Avellino di adesso capace di essere protagonista in Serie B per il secondo anno consecutivo?

Non voglio dire una ruffianata, ma penso che l’80% della forza dell’Avellino sia l’allenatore, Massimo Rastelli. E’ un grande amico, una persona che ha tanta esperienza nel calcio anche in campionati maggiori, non ci dimentichiamo che ha giocato anche in Serie A. Credo che la differenza tra allora ed oggi sia proprio il mister, nonostante io abbia avuto dei grandi allenatori. Ma come tiene in mano lo spogliatoio Rastelli non lo fa nessuno, il gruppo è unito e compatto e c’è un grande giocatore come Gigi Castaldo. C’è da aggiungere anche un altro fattore, però: il livello del campionato di Serie B e del calcio italiano in generale si è molto abbassato rispetto a 7-8 anni fa, quando giocavo io. Ricordiamoci che noi siamo retrocessi con in rosa gente come Kutuzov, Contini, Nocerino, Danilevicius, tutti giocatori che poi hanno fatto una grande carriera e sono arrivati a giocarsi la Serie A“.

Parlando di Rastelli, che conosci molto bene, sognando un po’ per il futuro, il mister riuscirà a riportare i lupi in Serie A?

Io spero con tutto il mio cuore che l’Avellino torni in Serie A. In Irpinia mi hanno voluto sempre bene, ancora oggi ricevo messaggi di tifosi biancoverdi, mi fermano per strada se mi riconoscono, nonostante sia un “pisciaiuolo di Salerno” (ride ndr). Mio padre è di origini avellinesi, quando giocavo ad Avellino era un sogno per lui. Spero tanto che i lupi possano tornare in A, sia per per la gente, che merita un palcoscenico importante e sia per il mio caro amico Massimo, diciamo che è un 50 e 50“.

Vincenzo Fusco Avellino

Non dimentichiamoci che tu sei anche un esperto di promozioni, eri in campo nella finale playoff contro il Napoli. Ci puoi raccontare qualche aneddoto di quella partita?

“L’aneddoto più bello della finale è stato come abbiamo preparato la partita in settimana. Eravamo quasi in silenzio stampa, non parlavamo ai giornalisti ed allora guardavamo davanti a una lavagna le dichiarazione dei giocatori del Napoli, che dicevano di voler venire a vincere al Partenio. Ci caricavamo tantissimo in questo modo. Avevamo un grande gruppo, la posso definire la classica squadra “ignorante”, fatta di giocatori tecnici ma tanti che portavano la carretta ed in mezzo al campo mordevano le caviglie agli avversari. E’ stata senza dubbio l’annata più bella della mia carriera, non smetto mai di raccontarla. I momenti che ho passato ad Avellino mi sono rimasti impressi nella mente, sveglia alle cinque del mattino, dormire poco e poi subito in campo con la grinta e la forza di sempre senza accusare la fatica, fantastico”.

A parte la finale contro il Napoli, quali ricordi porti con te di Avellino e dell’Avellino?

Sicuramente la semifinale con la Reggiana, quando andammo in vantaggio dopo una mia giocata sulla destra, poi misi il pallone in mezzo e Ghirardello segnò. Ma ce ne sono tantissimi da raccontare, come ad esempio il 3-2 in casa contro la Sambenedettese, venivamo da una contestazione e dopo aver vinto quella partita il Partenio esplose in una grande festa, anche i fratelli Pugliesi vennero in campo ad abbracciarci e festeggiamo insieme ai tifosi. Tra i ricordi meno belli l’allenamento pre-partita nella finale d’andata contro il Napoli, ci fecero allenare in palestra senza neanche il riscaldamento. Poi però ci siamo presi una bella rivincita. Ricordo anche i playout giocato contro l’Albinoleffe in campo neutro – prosegue Fusco – penso che se avessimo giocato in casa quella partita ci saremmo salvati. Anche in campo neutro i tifosi avellinesi ci hanno fatto sentire a casa, ma il Partenio è un’altra cosa“.

Per concludere Enzo, salutaci i tifosi biancoverdi e i fan di Avellino Calcio Mania:

Io saluto sempre affettuosamente i tifosi dell’Avellino che sono stati anche miei tifosi e ricordo per sempre quei momenti bellissimi, fatti di vittorie ma anche di sconfitte, perché queste ultime sono quelle che ti formano. Da quando ho smesso di giocare, purtroppo prematuramente per problemi fisici, ho sempre seguito l’Avellino con la stessa passione di quando scendevo in campo con quella maglia, e tiferò sempre per i lupi“.

Intervista realizzata da Aldo Pio Feoli

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