Vincere, a volte basta una giocata alla Onofri

Cari amici, sono le tre di notte e non si dorme, si scrive. Notte da lupi, non dorme nemmeno la signora Giovanna, la moglie del capocannoniere Gigi Castaldo, che da quel di Giugliano su Facebook denuncia pubblicamente la sua insonnia da vigilia della battaglia. Niente di grave, l’importante è che dormano loro, gli eroi in maglia biancoverde che oggi pomeriggio ci debbono assolutamente portare i tre punti contro la Virtus Lanciano.

formazioni picariello

Io nell’attesa vorrei portarvi ancora una volta sul filo dei ricordi prendendo spunto da una partitella infrasettimanale disputata con gli amici di Roma. Eravamo in tanti (come si evince dallo schema pubblicato da Claudio De Pascale ed elaborato dal coach Giovanni Stornaiuolo) e al circolo del quartiere Tiburtino dove andiamo sempre abbiamo avuto bisogno di spostarci nel campo grande, dal quale mancavo praticamente da decenni, caro coautore Antonello Candelmo che dividevi con me, con alterne fortune, il presidio della zona centrale della difesa. Non è andata male, debbo dire. Nelle consuete pagelle che il buon Alberico Coppola redige con generosità, forse con l’intento di vedersi ripagato con analoga generosità nel giudicare la sua prestazione un po’ traballante, ho anche superato la sufficienza. Io in realtà sarei più severo con me stesso, soprattutto nel giudizio sul gioco aereo, mentre dal punto di vista fisico e nel contrasto a terra sono soddisfatto, tenuto conto che ero il più anziano e non pochi avevano meno della metà dei miei anni. Ma il gesto tecnico che ha impreziosito la serata mi è scattato proprio allo scadere. Si era sul 5 a 5 e sulla sinistra si era aperta una falla che poteva costarci la partita. Ma quando mi accorgo che il lancio è appena appena un po’ lungo mi scatta un istinto giovanile, mi sposto in velocità sulla fascia sinistra, aggancio la palla di esterno destro, me la porto in sicurezza sulla fascia e rinvio di sinistro tagliato lungo la sinistra dando il via a un contropiede micidiale con cui vinciamo la partita. Un gesto che viene evocato da Alberico nel tributarmi il generoso voto di 6.5. Reminescenze del passato: mi son ricordato di Claudio Onofri da cui avevo imparato, da ragazzo, questo tipo di giocata. Credo che in campo nessuno fra compagni e avversari di questa serata di calcio a 9 romano possa ricordarlo. Non almeno come giovane libero e mediano dell’Avellino ‘75-‘76, forse qualcuno può al massimo ricordarlo in seguito nel Genoa, o possono averlo sentito di recente commentare le partite per Sky. Un bel giocatorino era comunque, alto ed elegante, quasi tutto destro. Ebbene, mi sono fatto un giro su Internet per ricordarmi di quella squadra.

Pinotti Onofri

Fu un anno particolare. L’eroe della promozione in B, mister Toni Giammarinaro lasciò la panchina al profeta del gioco corto Corrado Viciani, recentemente scomparso. Scomparso prematuramente, di quella squadra, anche il portiere, il bravissimo Gian Nicola Pinotti. Su E bay sono ancora in vendita le sue figurine Panini in abbinata proprio con Claudio Onofri. Scomparso giovanissimo per una malattia ai polmoni anche la mezz’ala Rino Gritti, dotato di un destro al fulmicotone. Davvero una bella squadra, ad andarla a rivedere. C’erano già Boscolo e Reali, difensori polifunzionali, e c’era già Adriano Lombardi che faranno poi parte tutti e tre nel ’77-’78 anche della mitica squadra che agguanterà la promozione in A. Se anzi vogliamo dirla tutta, questo Avellino di due anni prima era anche più forte, e mi piacerebbe sapere al riguardo il parere, oltre che del coautore, anche di altri studiosi dell’Avellino dei tempi andati come Felice D’Aliasi, Michele Pisani, Gennaro Bellizzi o Alfredo Cucciniello. Li interpellerò. Avanti avevamo Giuliano Musiello, che con 18 reti agguantò il trofeo Chevron che allora davano al capocannoniere della cadetteria, mentre nell’anno della promozione a ben vedere nessun attaccante andò oltre le 6 reti, segnate da Chiarenza. Onofri come libero era forte e molto tecnico, diverso ma non inferiore a Do Somma, poi c’era Stefano Trevisanello che non era certo più scarso di Mario Piga, eroe di Genova nello scontro promozione con la Sampdoria. E c’erano poi Facco, Taddei, Franzoni, il piccoletto e funambolico Giancarlo Tacchi, in difesa il roccioso Raffaele Schicchi. Un fantastico 5 a zero a Ferrara contro la Spal chiuse quel bel campionato. Una goleada tanto bella quanto inutile, che però valse a Musiello (che poi andrà in A con la Roma) grazie a una tripletta, la vittoria della classifica cannonieri e all’Avellino la piacevole sensazione, per la prima volta, di chiudere il campionato di B nella parte sinistra della classifica.
Che cosa mancava a quella squadra allora per tentare già il grande salto? Mancava di sicuro la maturità dell’ambiente. In quegli anni non c’era ancora il tifo organizzato, dettavano legge i ”macellari”, ossia i fratelli Manfra, e condizionavano molto le scelte della società (almeno così si diceva), mentre iniziava a far capolino un gruppo di Ultras di Atripalda che prendeva posto in basso al centro nella curva Nord di allora, a un solo anello: in settimana si preparavano i coriandoli da far volare all’ingresso della squadra, la coreografia viveva di queste cose artigianali. Ma quel che mancò soprattutto fu una continuità in panchina: quando la squadra assunse personalità con Viciani era troppo tardi per farsi venire sogni di gloria e il mantenimento della categoria al tempo era già un sogno. Poi forse non si era sufficientemente squadra, si viveva ancora troppo di motivazioni personali: troppe meteore, anche se brave, in biancoverde.
Ebbene, pur restando con i piedi per terra si può dire che i requisiti li ha molto più il nostro Avellino di quest’anno. Avete sentito Fabio Pisacane al Tg1?

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Bella la sua storia di scugnizzo dei quartieri spagnoli che ce l’ha fatta, il racconto della sua denuncia del calcio scommesse, per non finire sotto l’accusa di omessa denuncia per la quale fu condannato il protagonista della Rastrellata scorsa, Maurizio Montesi, come i pochi lettori ricorderanno, che la sua denuncia l’aveva fata in un ‘intervista, senza mettere in moto gli organi competenti.
Un Avellino, quello di oggi, fatto davvero di grandi uomini, nel quale la stabilità della panchina e la continuità del progetto sono perni essenziali, a differenza di quell’Avellino d’altri tempi, bello ma evanescente. E un altro grande uomo oggi dovrebbe fare il suo rientro, parliamo del capitano Angelo d’Angelo. Il suo apporto potrà essere prezioso, specie per l’assenza di Kone, appiedato dal giudice sportivo.
Non deve scoraggiare la sconfitta di Bari, ingiusta. Dobbiamo guardare avanti ed essere concreti. Con il Carpi sarebbe stato più giusto un pareggio e col Bari pure. Ma se dovevano essere due punti meglio che ne siano venuti tre in una partita sola. La squadra può e deve migliorare.
Per la formazione vari dubbi. Indisponibile Kone per squalifica e Schiavon per infortunio resta in dubbio anche Gomis. Sulla destra in ballottaggio Bittante e Regoli, ma noi pensiamo che in casa possa toccare a quest’ultimo, piede buono e diligente.
Quindi: Gomis, Pisacane, Ely, Chiosa, Regoli, D’Angelo, Arini, Zito, Visconti, Castaldo e Comi.
Alla prossima.

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