Vinitaly 2017: Irpinia come sempre protagonista

Il resoconto dell'edizione 2017 del Vinitaly che si è tenuta a Verona in questi giorni

Oggi sospendiamo il nostro viaggio virtuale in Irpinia per raccontarvi l’edizione 2017 del Vinitaly di Verona, che si è svolta da domenica 9 Aprile e fino al 12. Sono stati quattro giorni full immersion nel mondo del vino che hanno visto anche quest’anno l’Irpinia protagonista indiscussa. Il programma della 51^ edizione era stato presentato all’Abbazia del Loreto di Mercogliano in occasione dell’esordio al Vinitaly dei prodotti dei Padri Benedettini. Il presidente della Camera di Commercio irpina, il dottor Oreste La Stella, ha presentato il programma accompagnato per l’occasione dai produttori di eccellenze irpine che sono poi stati presenti al Vinitaly.

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Sono state tante le novità che hanno accompagnato questa edizione rispetto alle precedenti: intanto il ritorno dell’Irpinia nel padiglione della Regione Campania con 2000 mq occupati sui 4000 a disposizione della Regione; il numero degli espositori irpini è vicino a quota 100. L’Irpinia ha fatto la sua parte anche quest’anno e il suo ritorno nello stand Campania significa che uniti si è più forti e ciò crea senza dubbio più opportunità.

L’altra novità dell’edizione 2017 è stata senza dubbio la prima volta dei Padri Benedettini di Montevergine a Verona con i liquori prodotti nella fabbrica di distillati a Mercogliano. Un evento che ha incuriosito e non poco. I padri Benedettini producono sette tipi di liquori tutti legati al territorio, con l’utilizzo delle erbe dei monti del Partenio dai quali provengono anche i nomi dei distillati. L’Anthemis è il più conosciuto e rappresenta al meglio la verde Irpinia. C’è poi l’amaro Benedettino, poi il Partenio che è il più antico prodotto dalla fabbrica dei distillati. Ed ancora il Romito, il Verginiano, il Nisetta, il Brandy distillato di vinaccia di Fiano invecchiato nelle botti per dieci anni.

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Al Vinitaly 2017 l’Irpinia ha portato le sue eccellenze con le sue aziende espositive e la maggiore rappresentanza della Regione Campania. La prima fiera del vino al mondo, una impareggiabile superficie espositiva e un’infinità di operatori esteri: questa è Vinitaly. La tradizione vitivinicola irpina ha partecipato quale eccellenza della viticoltura meridionale e italiana, fatta direttamente e senza mediazioni sul campo tra botti e vigneti, nei borghi avvolti dai boschi della verde terra irpina. I vini DOCG, il Taurasi, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino, di grande pregio locale, sono stati come sempre protagonisti alla fiera internazionale. L’area del Greco di Tufo è contraddistinta da una chiara mineralità del terreno con una forte presenza di rocce tufacee, ecco il nome del comune, Tufo. Da qui la spiccata sapidità e mineralità tipica del Greco di Tufo. Sono appena otto comuni dediti alla sua produzione: Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni. Il Greco di Tufo è una denominazione protetta con la DOC dal 26.03.1970 ed è divenuta DOCG il 18.07.2003.

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I terreni del Fiano di Avellino sono vari, da zone più alte a valli fertili, luoghi freschi e umidi capaci di donare vini dalla buona acidità, intensità ed equilibrio, una soddisfacente carica aromatica che ricorda la frutta secca: mandorle, nocciole, noci, pistacchio. Le uve provengono da questi comuni: Avellino, Aiello del Sabato, Atripalda, Candida, Capriglia Irpina, Cesinali, Contrada, Forino, Grottolella, Lapio, Manocalzati, Mercogliano, Montefalcione, Monteforte Irpino, Montefredane, Montoro Inferiore, Ospedaletto d’Alpinolo, Parolise, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Salza Irpina, San Michele di Serino, San Potito Ultra, Santa Lucia di Serino, Sant’Angelo a Scala, Santo Stefano del Sole, Sorbo Serpico e Summonte. Le uve devono essere per minimo l’85% del vitigno fiano. Il Fiano di Avellino è una denominazione protetta con la DOC dal 27.04.1978 ed è divenuta DOCG insieme al Greco di Tufo il 18.07.2003.

Infine, l’area del Taurasi è caratterizzata dalla presenza del fiume Calore che ne stabilizza le temperature, le umidità e la perenne ventilazione, per dei vini strutturati, forti, complessi e longevi. I comuni produttori sono Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre Le Nocelle e Venticano. La composizione dei vigneti deve essere per l’85% di aglianico. È previsto un affinamento minimo di 1 anno in legno. Prima della vendita devono essere trascorsi 36 mesi dalla vendemmia. Nel caso il vino abbia un affinamento di 18 mesi in legno e sia imbottigliato dopo 48 mesi dalla vendemmia può essere nominata Riserva. Il Taurasi diventa denominazione protetta DOC insieme al Greco di Tufo il 26.03.1970 ed viene promossa a DOCG il 11.03.1993.

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A proposito di questi vini non poteva mancare l’assaggio accompagnato dalla ricca e variegata quantità di informazioni che gli espositori forniscono ai visitatori. Mi sono soffermato allo stand della cantina Fratelli Follo di Castelvetere sul Calore, paese inserito nel territorio della DOCG del Taurasi, mio paese d’origine. I Fratelli Follo, Domenico e Giovanni, accompagnati dal sempre presente papà Pasquale, ci hanno fatto assaggiare i loro 3 vini: il rosato di aglianico, l’Aglianico “Immenso” e il prodotto di punta ovvero il Taurasi “Sogno”. La degustazione è stata accompagnata dalle parole di Giovanni e Domenico che fanno scoprire gli odori e i sapori che questi vini portano con sé. La cantina dei Fratelli Follo è votata solo alla qualità ed alla territorialità del prodotto, infatti la loro produzione è molto limitata ed è solo di rossi o del rosato, tutti derivanti da uve aglianico.

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Ci siamo spostati poi allo stand che occupava la cantina Vigna Villae, che si trova nel cuore della produzione del Taurasi, proprio nel comune di Taurasi, gestita con sapienza dal dott. Tommaso Piscopo. La cantina produce questi ottimi rossi d’Irpinia, tutti da vitigno aglianico: il Paludisi Aglianico DOC Irpinia, il Pesano Aglianico DOC Irpinia, il Pezze de’ Preti Aglianico DOC Campi Taurasini, il Taurasi DOCG e o’Rre vino rosso da Tavola. Abbiamo poi i classici bianchi d’Irpinia: il Greco di Tufo DOCG, il fiano di Avellino DOCG e il Coda di Volpe DOC Irpinia. Infine il rosato Vignarosae DOC Irpinia. Insomma una gamma completissima dove trovare il vino per tutti i gusti e tutte le tasche senza rinunciare alla qualità e alla genuinità del prodotto.

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Piacevole sorpresa è stata infine la presenza dell’azienda agricola Fabio de Beaumont, sempre di Castelvetere sul Calore. La vinificazione, da parte della Famiglia de Beaumont, è tradizione antica essendo stati proprietari del feudo di Castelvetere sul Calore nell’arco temporale di oltre due secoli, dagli inizi del 1600 alla fine del 1800. Nel 2013, grazie ad un’idea innovativa, i de Beaumont decidono di riservarsi l’intera capacità del vigneto che si estende sulle colline di Castelvetere sul Calore per vinificare le proprie uve e per lanciare sul mercato un prodotto nuovo e versatile, un prodotto unico e originale dell’Azienda Agricola Fabio De Beaumont: il don Fa’. La sua particolarità risiede nella miscela di uve Aglianico e Barbera che, dopo la vinificazione, viene aromatizzata con le foglie di una particolare varietà di amarene reperibili solo nel territorio irpino: l’aggiunta di zucchero ed alcool viene poi realizzata a freddo, allo scopo di conservare inalterate le caratteristica del Don Fa’ ed attestando il grado alcolico a 23°. L’Azienda Agricola Fabio de Beaumont realizza in questo modo la “filiera corta”, dando luogo ad un prodotto completamente naturale composto da soli prodotti locali e ripetutamente testato rivelando innumerevoli possibilità d’uso. Difatti può essere bevuto così com’è, come un liquore da meditazione, oppure accompagnando un dessert. Peraltro, aggiunto in piccola dose in un vino bianco fermo o ad un vino frizzante, origina un gustoso aperitivo, ma non solo. Per i più creativi può essere ingrediente per la preparazione di interessanti cocktails. La versatilità del prodotto consente di usarlo anche in cucina sia per guarnire dolci, come pasticceria secca, pan di spagna o gelati, sia nella preparazione di carni come scaloppe, brasato e similari, sia nella preparazione del pesce, sia crostacei che pescato. Inoltre, la famiglia de Beaumont, tenendo fede alla valorizzazione delle antiche ricette, destina una piccola parte della vinificazione alla produzione del mosto cotto utilissimo in cucina sia per la preparazione di numerose pietanze tradizionali, sia per condire carni, insalate e dolci.

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Naturalmente tutte le altre cantine d’Irpinia presenti al Vinitaly 2017 non sono da meno, dalle più famose Mastroberardino e Feudi di San Gregorio, passando per Caggiano e Molettieri, fino alle meno famose ma non certo meno valide. La mia attenzione si è soffermata su queste realtà di mia personale conoscenza per legami personali con i loro gestori e legami affettivi con la mia terra d’origine: Castelvetere sul Calore, da me definita la Capoliveri d’Irpinia.

Appuntamento al prossimo anno con l’Irpinia al Vinitaly, dal 15 al 18 aprile 2018, e alla prossima settimana con l’Irpinauta per visitare un altro gioiello della verde Irpinia, l’isola senza mare.