Volturara Irpina, viaggio nella Bocca del Dragone

Dopo Caposele, seguendo il tragitto del 99° Giro d’Italia in Irpinia, oggi ci ritroviamo Volturara Irpina, che sorge tra il Monte Faggeto, alto 1148 metri, ed il Monte Costa, alto 1264 metri, sul lato sud-occidentale della Piana del Dragone, un laghetto di cinque chilometri di circonferenza, asciutto d’estate.

Veduta di VolturaraVolturara Irpina è immersa nel verde delle campagne intensamente coltivate prevalentemente a cereali e barbabietole da zucchero, dei terreni destinati all’allevamento del bestiame, che alimentano l’industria casearia, e dei folti boschi che la circondano, occupati da castagni, che, da un lato, forniscono abbondanti ed ottimi frutti, le castagne, dall’altro, alimentano l’industria del legno. Senza, infine, trascurare, i prelibati tartufi, sempre più commercializzati.

Il paese sorge a 697 metri e ospita poco più di 4200 abitanti. Volturara Irpina offre tante possibilità di ossigenarsi aggirandosi tra natura ed acque incontaminate. L’elemento ambientale-naturalistico più caratteristico è rappresentato senza dubbio dalle celebri Bocche del Dragone, delle grotte carsiche, origine di vortici d’acqua, situate nella parte settentrionale del territorio comunale. Nella parte meridionale, invece, si trova il Monte Terminio.

Piana del DragoneVolturara Irpina, stando a quanto sostenne il famoso storico Di Meo, avrebbe un’origine comune ai vicini paesi di Montella, Serino, Bagnoli Irpino, che sarebbe rappresentata da Sabatia, antica città degli Hirpini situata sui monti sovrastanti, distrutta verso il 200 A.C. dai Romani dopo la seconda Guerra Punica. Il Senato ordinò la dispersione degli abitanti, i quali formarono dei piccoli aggregati disseminati nel territorio circostante, che crescendo nel tempo originarono paesi separati e distinti. La prima citazione del borgo medioevale si ritrova in un documento del 797, dove venne indicata come “Veterale”, cioè fondo coltivato da lungo tempo. Volturara fu feudo dei Balbano, Conti di Conza, dei D’Aquino, dei De Cabani, dei Della Marra, Baroni di Serino (feudatari per quasi due secoli), dei Garlon, Conti di Alife, dei Cavaniglia, dei Carafa, Principi di Stigliano, degli Strambone, Principi di Volturara. Ultimo Signore di Volturara fu Francesco Berio, deceduto nel 1819. Diversi Volturaresi parteciparono ai Moti liberali del 1820 ed alcuni vennero imprigionati o condannati a morte quali con l’accusa di Carboneria.

Volturara Irpina ha dato i natali a numerosi uomini illustri, tra cui Alessandro De Meo, storico ed analista, autore degli Annali critico-diplomatici del Regno, 12 grossi volumi, molto apprezzati e ricercati. In paese si trova una statua a lui dedicata, situata davanti alla Chiesa del patrono del paese, S. Nicola, nella piazza centrale di Volturara Irpina. Altri personaggi da ricordare a cui Volturara diede i natali sono Antonio Masuccio da Decio (1618), Barone di Volturara, teologo, autore di diverse opere, Antonio Pennetti, professore e insigne medico degli Incurabili a Napoli, Pasquale Savino, celebre oratore sacro, Giuseppe Pennetti, storico illustratore benemerito della Provincia di Avellino e suo fratello Vincenzo, letterato.

Nel punto più elevato del centro abitato, a 887 metri, prossimo al Santuario di S. Michele, ed in posizione di dominio dell’abitato, si trovano i ruderi del Castello medioevale, eretto durante la dominazione normanna e successivamente riedificato in epoca aragonese. Della struttura restano parte delle mura difensive, le torri ed elementi vari. Dal Castello di Volturara Irpina si gode un vastissimo panorama, che nei giorni tersi consente di ammirare la Valle del fiume Sabato, i Monti Picentini e le propaggini dell’Alta Irpinia.

Chiesa dell'ImmacolataA stretto contatto con i ruderi del Castello si trova il Santuario o Chiesa di S. Michele Arcangelo, il cui stato di conservazione è alquanto precario. Il Santuario dedicato a S. Michele Arcangelo venne edificato per volontà dei feudatari Carafa. La Chiesa Parrocchiale di S. Nicola di Bari risale alla fine del XIX secolo. Venne danneggiata dal terremoto del 1980 e riaperta al culto dei fedeli a distanza di ben 20 anni. All’interno, le tre ampie navate, presentano sei archi. Nella parte superiore delle pareti dodici finestre convogliano la luce all’interno dell’edificio religioso. Si segnalano un altare in marmo, antiche statue di Santi, dipinti del XVIII secolo “Sacra famiglia”, “Cristo Morto”, “La Pietà”, “II Redentore con la Madonna e S. Pietro”. La Chiesa è affiancata da una maestosa torre campanaria risalente al 1754. Nel centro storico di Volturara Irpina si trova una chiesetta, nota come Chiesa dell’Immacolata. Sempre nel centro antico doveva trovarsi la Chiesa della Madonna Addolorata, di cui fino al terremoto del 1980 si potevano ancora vedere i ruderi.

Il centro storico di Volturara Irpina ancora presenta dei tratti tipici con le stradine del vecchio abitato. Tra gli edifici gentilizi, segnaliamo il Palazzo Marino (XVIII secolo) ed il Palazzo Masucci. Quest’ultimo si trova sulla piazza principale di Volturara, di fronte alla Chiesa di S. Nicola. Dopo il sisma del 1980, il Palazzo Baronale, risalente ai secoli XVIII-XIX, che si sviluppa su tre corpi di fabbrica, venne quasi interamente ricostruito. Dell’originaria struttura rimane la facciata, adornata da portali in pietra locale in stile barocco.

Una descrizione approfondita la merita senza dubbio la famosa Piana del Dragone che si estende su un’area pianeggiante di circa 1100 ettari, situata ad un’altezza di 685 metri sul livello del mare, al cui margine meridionale sorge il paese di Volturara. Data la presenza di limitati depositi alluvionali sabbiosi e di grandi quantità di fanghi terrosi, si presuppone che essa sia di origine carsica. L’origine del nome risale dal termine sannitico Rava. Quando il Rava si allargava diventava Raone che il tempo ha poi trasformato in Traone. La Piana è circondata dai monti Costa, Chiarini, Foresta, Valle dei Lupi, Calcara d’Alessio e in essa, durante la stagione invernale, l’acqua piovana tende a raccogliersi nella sua parte più depressa, formando un bacino impropriamente detto “Lago Dragone”.

Bocca del DragoneAll’estremità della pianura, alle falde del monte Costa, vi è un inghiottitoio che assorbe circa 900 litri di acqua a secondo in condizioni normali (formatosi a seguito del terremoto del 5 Dicembre 1456), chiamato appunto “Bocca del Dragone”, punto d’inizio di una complessa rete idrografica sotterranea, dove le acque della piana defluiscono fino a perdersi negli oscuri meandri calcarei della montagna. La circolazione idrica sotterranea del bacino si esplica a due differenti livelli attraverso una falda profonda di base, situata nei calcari fratturati del massiccio carbonatico dei monti Terminio e Tuoro ad una profondità di circa 140-190 metri. All’interno della Bocca nei periodi estivi si può camminare lateralmente al flusso d’acqua su di un marciapiede di cemento lungo settanta metri; infine si apre una fenditura nella roccia e l’acqua precipita, provocando un rumore assordante. Le parti limitrofe della bocca, per essere calcaree hanno un potere assorbente molto limitato, a volte lo scioglimento delle nevi e le abbondanti piogge fanno diminuire il potere assorbente e per mancanza d’aria si allaga la Piana. Restano indelebili nella memoria gli allagamenti del 1795 che distrussero interi raccolti e causarono decine di vittime; del luglio 1841, quando la malaria provocò 19 morti; del 1851-1853-1854, quando a causa delle eccessive piogge il livello delle acque raggiunse circa i 20 metri al di sopra di quello normale, allagando completamente il paese. Molti hanno cercato di esplorare i misteriosi cunicoli sotterranei ma nessuno ne ha mai potuto realmente conoscere natura e conformazione. L’unico dato certo è che a causa della ristrettezza di essi non è possibile un rapido smaltimento delle acque stagnanti. Se questi si ostruissero, il bacino si ridurrebbe facilmente ad un vasto pantano, cosa che da sempre è stata motivo di grande apprensione nel popolo volturarese. Da qui nasce la schietta e bonaria frase degli abitanti dei paesi limitrofi: “se pozza appilà la occa re lo traone” che tradotto letteralmente significa “si possa ostruire la bocca del dragone”, provocando nel verace volturarese una inevitabile risposta che omettiamo.

Tartufo Nero di BagnoliIl bacino è di rilevante importanza per l’approvvigionamento idrico della Campania e della Puglia, in quanto alimenta numerose sorgenti di acque potabili, quali quelle di Cassano e di Serino. L’acqua del Dragone, infatti, al termine del suo itinerario sotterraneo, sgorga nei punti più a valle di alcuni dei paesi vicini, per venire quindi incanalata e distribuita a Napoli così come nella parte settentrionale della Puglia. Numerosi progetti e pochi incompiuti lavori sono stati eseguiti nei secoli passati ed ancora oggi la risoluzione è sempre più difficile.

Termina qui la nostra visita a Volturara Irpina e vi rinnovo l’appuntamento a giovedì prossimo per spostarci e ritrovarci a San Potito Ultra, ultimo paese toccato dal giro d’Italia 2016 che visiteremo.

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