“You’ll never walk alone”: e a Livorno l’Avellino gioca in casa

Lo striscione parlava chiaro. La faccia di chi c’era anche. Perché la classifica dirà, diceva, che il Lupo è ultimo, ma sugli spalti non ce n’è. Per nessuno.

E più l’Avellino è in difficoltà, meno sono le possibilità degli avversari di fare bella figura di fronte alla Curva Sud. Perché se i duemila dell’anno scorso al Picchi erano belli da vedere, i quattrocento di domenica erano belli da sentire. Perché all’avellinese, in fondo, piace soffrire: è quello che la storia gli ha sempre regalato. Ed è proprio in quei momenti che chi il Lupo ce l’ha nel cuore si diverte a sfidare le avversità e le difficoltà.

I quattrocento “pazzi” – come li definì il “buon” Abodi prima del playoff di Bologna – entrano al Picchi che le due squadre sono già schierate sulla linea di metà campo. La Curva si compatta, i ragazzi sistemano lo striscione “…Noi mai ultimi” sulla vetrata, e parte lo spettacolo.

Livorno-Avellino Foto2

Ad aprire le danze è un “Lupi, Lupi” che riecheggia forte nello stadio. Poi, la “presentazione”, quella ufficiale, quella di sempre. Tutti insieme, con un pugno al cielo, a rispondere: “Ovunque andiamo”. La botta è secca, l’eco si diffonde nei settori rivali e i quattrocento biancoverdi prendono ancora più coraggio e forza.

Poi arriva il gol di Trotta e il settore esplode. Si canta, si salta, si balla e le bandiere sventolano alte nel cielo: “You’ll never walk alone”, Vecchie Macchie, i “vecchi” Esagerati, i ragazzi di Milano, gli “Old Style” e gli altri.

Si canta per il Lupo, per la maglia, “per amore” e si sfidano gli avversari con un eloquente “In casa quando giocate?”. Gli amaranto sentono i cori dell’Avellino perché fischiano, ma la loro voce – almeno dal settore ospiti – non si sente quasi mai.

Anche al momento del gol del pari si sente il boato di tutto lo stadio, ma i cori o i “treni” non arrivano mai limpidi dall’altro lato del campo. La voce dei Lupi, invece, è forte chiara fino al saluto finale.

“Son sempre qui” cantano i quattrocento “pazzi”, che chiedono “11 leoni in campo”.

“You’ll never walk alone” non è una bandiera. E’ una promessa.

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