Antonio Petrillo: 20 anni fa la sua morte

Oggi ricorre il ventennale della morte di uno dei punti di riferimento della tifoseria biancoverde

Il 4 febbraio del 1998, dopo una lunga lotta contro un male incurabile, Antonio Petrillo ci lasciava. Persona coinvolgente, carismatica, insieme al suo storico gruppo, i New Bush, ha portato i sani valori dell’ultras ad Avellino.

Punto di riferimento del Baianese biancoverde e di tutti i tifosi irpini, fu una persona in grado di mantenere gli equilibri tra i vari gruppi della Sud. Dopo il ritorno in Serie B dell’Avellino nel 1988, in Curva nascono nuove entità come i “Kaya Group”, i “Cruels”, i “Massicci”. Un anno dopo tocca proprio ai “New Bush”, il gruppo nasce delle ceneri del vecchio Bush ormai quasi sciolto. “I New Bush – ricorda Gianpaolo Petrillo, fratello di Antonio – nacquero dallo scioglimento dei Bush. Enzo Lippiello, detto Signevo, chiese a Sabino Spiezia l’autorizzazione a poter portare il nome. Nacquero così i New Bush, gruppo fondato da mio fratello, Enzo Lippiello, Biagio Bellavista e Francesco Ciavolino. Bush sta per macchia, loro volevano essere la macchia che si distingueva dagli altri. Realizzarono il primo striscione, scritta New Bush verde su sfondo nero, sul terrazzo di casa. Era il loro modo di essere ultrà. Inizialmente si misero vicino ai Distinti, poi con il passare del tempo arrivarono fino al cuore della Curva. Antonio, poi, era bravo a coinvolgere le persone oltre ad essere molto carismatico. Noi si tirava mai indietro nemmeno nell’aiutare le persone in difficoltà. Era solito anticipare i soldi nel comprare i biglietti a chi ne era impossibilitato. Non chiesero mai soldi alla società nell’organizzazione delle trasferte, si autofinanziavano. Era diventato il punto di riferimento del gruppo e aveva stretto ottimi rapporti con tutta la Curva”.

Inaugurazione New Bush

Il gruppo cerca di emulare i maestri inglesi, concentrandosi maggiormente sull’apporto corale e sull’attaccamento alla città, meno alle coreografie. Antonio Petrillo cerca di dare subito un’identità ultrà al gruppo, basato sul calore e sull’intensa partecipazione alla vita della Curva. Continua Gianpaolo: “Antonio aveva un amore fortissimo per la squadra. Andava ovunque. Ha portato una mentalità nuova, era molto aggiornato sul mondo ultrà. Aveva contatti con altre tifoserie sia in Italia sia all’estero e all’epoca non esisteva internet, non c’erano le email. Si scambiavano lettere e sciarpe tutto tramite corrispondenza. Oggi mi ritrovo con sciarpe praticamente introvabili! Aveva creato una fitta rete di amicizie e di rapporti. Era lui quello che proponeva gli stendardi e i bandieroni da portare allo stadio. Era solito organizzare lo sventolio delle bandiere, prima dell’inizio della gara, sulla pista atletica dello stadio per poi fare tutto il giro del campo. Insomma, gli piaceva colorare la Curva”.

Nel giro di pochi anni i New Bush diventano punto di riferimento per coloro che s’identificano nelle loro idee e azioni, grazie alla figura di Antonio il gruppo punta a essere una guida per le nuove generazioni che si avvicinano alla Sud. La “macchia” si allarga giorno dopo giorno arrivando a toccare anche 2500 tesserati a metà degli anni ’90. Tesseramento che non tocca solo i confini regionali o nazionali, ma arriva ad avere consensi anche in Belgio e Svizzera, notoriamente terre di emigranti irpini.

Ma se c’è una parola che impersona Antonio quella è: Sacrificio. “Io, Antonio ed Enzo, allora giovanissimi e ancora senza patente, prendevamo a Baiano, la domenica mattina alle 9:30, il pullman della Circumvesuviana per Avellino e alle 10:30 esponevamo lo striscione in Curva Sud. Lo striscione dei New Bush era pesantissimo, specie quando pioveva. Quanti sacrifici e solo per quella maglia”. I New Bush inoltre furono i primi in Italia a stampare un tipo di sciarpe inglesi in jacquard (lavoro a maglia o tessuto con disegni geometrici o variamente figurati, che si ottengono intrecciando fili di vario colore, su apposito telaio e con un particolare metodo di tessitura).

Nel 1993 la terribile malattia colpisce Antonio. Nonostante tutto, Petrillo è sempre presente: “Una volta, in un derby contro la Salernitana, era in ospedale. Chiese al dottore il permesso per andare allo stadio. Firmò le dimissioni e si precipitò ad andare a vedere la partita. Nonostante la malattia ha sempre seguito l’Avellino, era sempre in prima linea a coordinare i ragazzi. Era un figlio della Curva Sud. E pensare che lui era anche un giornalista. Aveva la possibilità di vedersi le partite dalla tribuna ma non chiese mai un accredito: era sempre in Curva”.

All’indomani della morte di Petrillo, la Curva Sud, in occasione della gara Avellino-Savoia, omaggia l’amico di tante trasferte con uno striscione: “Porteremo con noi il ricordo della tua grinta e del tuo impegno, ovunque andremo sarai sempre presente, ciao Antonio”. Passano gli anni ma Antonio vive ancora: Dopo la sua morte, Ciro Picone, a capo del direttivo della Curva, chiese a me e a mia madre di portare con loro uno striscione con l’effigie di Antonio, striscione da apporre al Partenio e in giro per l’Italia. Inutile dire che accettammo”.

Con la morte di Petrillo anche i New Bush perdono linfa. Durante la partita Avellino-Crotone, una delle ultime gare della stagione 2005/06, lo storico striscione viene srotolato per l’ultima volta. Durante l’intervallo, infatti, viene poi ritirato e riposto per sempre, contestualmente la Curva Sud ne innalza un altro di saluto che recitava: “Fianco a fianco dal 1989. Onore ai New Bush ultras per sempre”. I New Bush dopo 17 anni di onorata carriera si scioglievano ufficialmente. Petrillo, almeno in questo, non è stato testimone del fallimento del 2009: ”Dopo il fallimento tante persone non vanno più allo stadio. Sono ancore legate al vecchio U.S. Avellino. Antonio, ne sono abbastanza sicuro di questo, avrebbe continuato a seguire l’Avellino: l’amava troppo”. Antonio che era solito recitare: “Noi moriremo…..l’Avellino mai !”.

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