Angelillo, l’allenatore della settima salvezza dell’Avellino (1984-85)

L’Avellino calcio perde un altro tassello della sua storia. E’ morto, infatti, Antonio Valentin Angelillo. Classe 1937, ex attaccante, una caterva di reti in carriera con le maglie Boca Juniors, Inter e Roma. Una volta appese le scarpe al chiodo intraprende la carriera di allenatore. Parte dal basso: Angelana (serie D), poi Montevarchi, Chieti, Campobasso e Rimini. Nel 1975 allena in B il Brescia. Per vederlo per la prima volta su una panchina di A bisogna aspettare la stagione 1979/80, ma l’esperienza sulla panchina del Pescara finisce con un esonero dopo poche giornate. Sempre pronto a mettersi in discussione, nel 1980 riparte da Arezzo (C1) dove conquista la Coppa Italia di categoria e una promozione in B. Nella stagione 1983/84 sfiora addirittura la massima serie, quando conduce i toscani ad un ottimo quinto posto. Le strade di Angelillo con l’Irpinia si incrociano nell’estate del 1984. Partito Bianchi, il presidente Pecoriello si affida proprio all’ex attaccante dell’Inter. Angelillo firma un ricco contratto (150 milioni di lire), con la società che gli mette a disposizione una squadra ricca di nuovi innesti.

Le sue prime parole furono: “Arrivo ad Avellino con la squadra già fatta. Ed è fatta bene”. In squadra può contare su un centrocampo di qualità e quantità, forse uno dei migliori visti in serie A: la classe di Colomba, la freschezza di De Napoli, l’estro di Colombo e i polmoni di Tagliaferri. Oltre al tandem sudamericano Diaz-Barbadillo (“Sono una coppia eccezionale”). Il tecnico mira soprattutto alla fase difensiva, per poi ribaltare l’azione con rapidi capovolgimenti. Il suo Avellino si esprime al meglio in casa (6 vittorie e 7 pareggi) con un gioco fatto di scambi e velocità. Non è un caso che costruisce la salvezza al Partenio (19 punti su 25 totali), grazie anche alle sole 9 reti subite da Paradisi tra le mura amiche. Due le partite che restano scolpite nella storia. Il pareggio di Bergamo contro l’Atalanta (da 3-0 a 3-3) e la memorabile vittoria (2-1 al Partenio) contro i futuri campioni d’Italia del Verona. Conquistata la salvezza con due giornate d’anticipo, nonostante la riconferma da parte del consiglio di amministrazione, lascia la panchina per divergenze con la società, motivando la scelta nei tentativi da parte dell’Avellino di assicurarsi i servigi di altri allenatori. Cosa impensabile nel calcio di oggi.

Angelillo e Marino

Pubblicato da Stefano D'Argenio

Mi chiamo Stefano D’Argenio, sono nato ad Avellino il 17 dicembre 1981. Appassionato di calcio, seguo le sorti dell’Avellino da più di vent'anni, collezionando nel tempo qualsiasi cosa riguardasse la squadra (articoli, foto, video). La passione in tutti questi anni non è mai diminuita, anzi mi ha portato a creare una pagina “Storia dell’Avellino calcio” che è attiva su facebook.

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