Avellino Calcio Deferito per il Money Gate

La mazzata era nell’aria e puntualmente è arrivata: l’Avellino è stato deferito nell’ambito dell’inchiesta Money Gate per la presunta combine della gara dello scorso 5 maggio tra i Lupi e il Catanzaro, che sempre in giornata ha ricevuto la notifica di deferimento. La società campana è accusata di responsabilità diretta per il coinvolgimento del presidente Walter Taccone e oggettiva per il deferimento del Direttore Sportivo, Enzo De Vito.

Se dovesse essere confermata la responsabilità del presidente Taccone si rischierebbe la retrocessione diretta. Nel secondo caso,  invece, relativo al coinvolgimento del DS De Vito ci sarebbe soltanto una penalizzazione perché il coinvolto è un semplice tesserato del club campano. Ad inizio ottobre il presidente Taccone si era già pronunciato sulla vicenda Money Gate definendola una “stronzata”. 

 

CATANZARO-AVELLINO, LA STORIA

Nel mirino degli 007 federali era finita la partita Catanzaro-Avellino del 5 maggio 2013, che aveva riportato i Lupi in serie B grazie a un gol di Zigoni. Lo scorso mese di ottobre proprio la procura aveva notificato ai due club la chiusura delle indagini che aveva fatto da triste preludio ai deferimenti, puntualmente arrivati nella giornata di lunedì.

La bomba era esplosa nell’ambito di un’inchiesta più ampia – Money Gate appunto – che aveva fatto finire in manette il presidente del Catanzaro Calcio, Giuseppe Cosentino, e la figlia Ambra per riciclaggio. Dalle intercettazioni era però emerso – stando alle ricostruzioni della procura – che Walter Taccone e Enzo De Vito si sarebbero accordato con l’ex ds del Catanzaro, Armando Ortoli, e col calciatore dei calabresi, Andrea Russotto, per far finire la partita in parità: un risultato con cui i giallorossi avrebbero evitato il rischio playout e i biancoverdi avrebbero rinviato il discorso promozione all’ultima partita in casa. Il presunto accordo, però, non era stato rispettato dai calciatori irpini, che si erano imposti per 1-0, conquistato subito la B.

“L’avere concordato un risultato di parità – aveva spiegato il procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza, il giorno degli arresti – doveva servire per consentire all’Avellino la promozione e al Catanzaro di evitare i play out. Senonché il risultato di un’altra squadra interessata anche alla promozione, il Perugia, aveva fatto saltare i conti. Per cui l’Avellino si è impegnato in campo e ha vinto la partita contrariamente agli accordi. Peraltro – aveva sottolineato il pm, facendo riferimento a Russotto – vi erano state due occasioni per segnare clamorosamente mancate da un giocatore del Catanzaro. Sostanzialmente, si è trattato di un tentativo, poiché in corso d’opera la partita aveva avuto poi lo sbocco fisiologico tenuto conto dei valori in campo”.

 

MONEY GATE, L’INTERROGATORIO DI TACCONE

Lo scorso 21 luglio, giorno dell’interrogatorio in procura, il presidente Taccone era apparso sereno e rilassato. “Tutto sommato non è andata male, non sono atti segregati – erano state le sue parole -. Nulla di che, mi hanno fatto delle domande ed io ho risposto, tutto qua. Abbiamo detto tutto ciò che sapevamo e dovete stare tranquilli perché dalla nostra parte non ci sono problemi“.

 

CATANZARO-AVELLINO, QUANDO PARLO’ CHIACCHIO

Meno rilassato, invece, era apparso l’avvocato Chiacchio, che ancora una volta si troverà a difendere i Lupi in un’aula di tribunale. “Sarà necessario evitare un processo sportivo – aveva auspicato -. Avevo detto di non avere più a che fare con cose simili, dopo le ansie e le sofferenze del processo delle combine di Avellino-Reggina e Modena-Avellino del 2014. Ho visto che i tifosi mi hanno dato molta riconoscenza a tutto il lavoro fatto per l’altro processo appena concluso. Spero si possa giungere ad una archiviazione del caso“. L’archiviazione, invece, non è arrivata.

Non più di un mese fa, però, lo stesso legale – sulla scia di quanto già fatto da Walter Taccone – aveva provato a tranquillizzare tutti. “Nessuno deve fare niente, le intercettazioni riguardano tesserati del Catanzaro. I dirigenti dell’Avellino si trovano indagati per dichiarazioni di altri. Se il Catanzaro fosse riuscito a dimostrare l’estraneità del suo presidente – aveva chiarito Chiacchio -, l’Avellino sarebbe stato automaticamente fuori, purtroppo ci è capitato dentro di riflesso. La responsabilità diretta sappiamo cosa significa, ma secondo me il peggio è passato”. Ma intanto un processo è all’orizzonte.

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