Castaldo-D’Angelo assenti a Salerno: polemica inutile per nascondere i veri responsabili

Il capitano e il vice accusati di non essere andati all’Arechi. Ma i veri colpevoli della disfatta sono altri…

All’indomani della cocente sconfitta di Salerno, in casa Avellino è iniziata la caccia al capro espiatorio. Nel mirino di una parte della stampa (e, di conseguenza, di alcuni tifosi) sono finiti Angelo D’Angelo e Gigi Castaldo, rispettivamente capitano e vice-capitano dei biancoverdi. Il motivo? Non si sono presentati all’Arechi, domenica scorsa, saltando la trasferta più sentita dell’anno. Il primo era squalificato, il secondo (ufficialmente) infortunato.

Secondo alcuni giornalisti, che improvvisamente si sono svegliati dopo sette anni di letargo, si è trattato di una mancanza di rispetto nei confronti del resto della squadra e del pubblico. Discorso non del tutto sbagliato. I due calciatori avrebbero potuto avere un altro atteggiamento, ma per onor di cronaca va sottolineato che D’Angelo (squalificato) non sarebbe potuto andare in campo e si sarebbe dovuto “accomodare” in tribuna. Discorso diverso per Castaldo, che fino all’ultimo minuto sarebbe dovuto andare in panchina, salvo il dietrofront finale.

Ora parte della piazza punta il dito contro di loro. “Hanno avuto paura, è questa la motivazione ufficiale” – ha annunciato in diretta tv la conduttrice di una trasmissione su un’emittente locale. Mezz’ora a parlare di queste assenze, ignorando (come spesso accade) l’assenza più illustre, quella del presidente Walter Taccone, che ha seguito Salernitana-Avellino dal Belgio.

Solo un veloce riferimento ad un’altra assenza pesante, quel Bryan Cabezas che gli stessi esponenti della carta stampata avevano tanto elogiato fino a qualche settimana fa, e che a differenza di Castaldo e D’Angelo sarebbe effettivamente potuto scendere in campo.

Discorsi troppo complessi che poi rischiano di mettere in luce i limiti, gli errori, l’incompetenza di una dirigenza allo sbando. Meglio prendersela con qualche calciatore, preparando il terreno per gli addii (ormai certi) di giugno. Dimenticando che l’Avellino ha appena un punto sopra i play-out.

Insomma, si cercano attenuanti e finti colpevoli, nella speranza di spostare l’attenzione della piazza su aspetti secondari, distraendola da quelli che sono i veri, indiscussi responsabili. Con D’Angelo e Castaldo in tribuna, il risultato in campo sarebbe cambiato?

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