Giro d’Italia 2018: l’Irpinia si tinge ancora di rosa

Ancora una volta l’Irpinia ospiterà con Montevergine la corsa ciclistica

Il Giro d’Italia torna in Irpinia nel 2018, dopo l’assenza del 2017. L’edizione numero 101 della corsa rosa partirà dall’Israele il 4 maggio prossimo, per poi sbarcare in Sicilia, precisamente a Catania, mentre l’ultima tappa è prevista per il 27 maggio a Roma.

L’ottava tappa invece vedrà protagonista l’Irpinia perché essa prevede il percorso Praia a Mare – Montevergine e si svolgerà sabato 12 maggio 2018. La lunghezza complessiva della tappa è di  208 km e terminerà col secondo arrivo in salita e la quinta volta di Montevergine al giro in questo secolo. Dopo la costa Lucana del Tirreno si attraversa il Cilento e si costeggiano le spiagge fino a Salerno da dove si inizia a salire costantemente fino alla dura scalata verso il Santuario di Montevergine, toccando l’Irpinia a Montoro, Bellizzi Irpino e Torrette di Mercogliano. Alle 5 volte degli anni 2000 va aggiunto l’arrivo a Montevergine nel 1962.

Il meraviglioso Santuario di Montevergine si trova nel territorio di Mercogliano, un modesto centro d’Irpinia con i suoi quasi 13.000 abitanti, confinante col capoluogo Avellino. Il nome Mercogliano sembra derivare da Mercurianum che, secondo alcuni studiosi, indicherebbe la presenza in questi luoghi di possedimenti dei magistri mercuriales, i magistrati che amministravano il culto di Mercurio. Essendovi sorta dopo la guerra sannitica una colonia romana, il luogo conservò il nome del posto dove, appunto si venerava il culto di Mercurio, fino al medioevo con la denominazione di Castrum Mercuriani, da cui deriva il nome attuale. Importanti testimonianze e reperti archeologici, testimoniano la presenza nel territorio di Mercogliano di insediamenti romani risalenti al IV secolo. In questo periodo storico vanno collocate le vicende della cristianizzazione dell’Irpinia, con i Santi Modestino (attuale patrono di Mercogliano e di Avellino), Fiorentino e Flaviano, che trovano la morte proprio nella zona di Mercogliano.

Il comune, quarto per per popolazione in Irpinia dopo Avellino, Ariano Irpino e Montoro, sorge a ovest del capoluogo, con cui è contiguo urbanisticamente grazie all’estensione della popolosa frazione di Torrette di Mercogliano. Assieme con Atripalda, Aiello del Sabato, Monteforte Irpino e la stessa città di Avellino, costituisce il Sistema Urbano di Avellino. Mercogliano conta numerose frazioni tra cui Montevergine, dove vi si trova l’omonimo santuario cattolico e dove giungerà l’ottava tappa del Giro d’Italia 2018.

Come appena detto Montevergine è frazione di Mercogliano. Qui troviamo il più famoso dei Santuari d’Irpinia, vale a dire l’Abbazia di Maria Santissima di Montevergine, che si scorge anche percorrendo l’autostrada A16 tra i caselli di Avellino Ovest ed Avellino Est. Il Santuario di Montevergine è un complesso monastico mariano ed è monumento nazionale. L’abbazia territoriale di Montevergine è una della sei abbazie territoriali italiane. Al suo interno viene venerato il quadro della Madonna di Montevergine e si stima che ogni anno sia visitato da circa un milione e mezzo di pellegrini.

La storia del santuario di Montevergine è strettamente legata alla figura di Guglielmo da Vercelli, un monaco eremita vissuto tra l’XI e il XII secolo, attratto dai pellegrinaggi nei luoghi della cristianità. Rientrato in Italia dopo un lungo viaggio a Santiago di Compostela, decise di intraprendere un nuovo pellegrinaggio verso Gerusalemme ed al fine di prepararsi spiritualmente si rifugiò presso il monte Serico, ad Atella, dove è protagonista della guarigione di un cieco. Ripreso il viaggio verso la terra santa, giunge a Ginosa, incontrandosi con Giovanni da Matera, il quale gli consiglia di rinunciare al pellegrinaggio e di operare per il servizio divino nelle terre d’Occidente: Guglielmo rifiuta i consigli del santo e prosegue per il suo cammino fino a che non viene malmenato da un gruppo di briganti. Ricordatosi delle parole di Giovanni e dopo una lunga riflessione spirituale, comprende la nuova strada da seguire, ossia quella di ritirarsi in solitudine e dedicarsi alla meditazione.

Giunto in Irpinia, sente che la volontà di Dio è quella di farlo risiedere su un monte, oggi conosciuto come Partenio, ad una altitudine di oltre mille metri. Con il passare del tempo la fama di santità di Guglielmo aumentò sempre più, tanto che sul monte, spontaneamente, iniziarono ad arrivare uomini desiderosi di abbracciare uno stile di vita dedito alla preghiera e alla solitudine. Allo stesso tempo si decise anche la costruzione di una chiesa, consacrata nel 1126, dedicata alla Madonna, ma, contrariamente a quanto è spesso raccontato, non si verificò alcuna apparizione: Guglielmo seguì soltanto la sua profonda devozione nei confronti della Vergine Maria. Ben presto i monaci di Montevergine si riunirono in una congregazione detta Verginiana, riconosciuta ufficialmente l’8 agosto 1879 da papa Leone XIII. Dopo la morte di San Guglielmo, nel 1142, il santuario raggiunse il periodo di massimo splendore tra il XII ed il XIV secolo, quando si arricchì di numerose opere d’arte e si espanse notevolmente grazie alle offerte di feudatari, papi e re: fu in questo periodo che venne donato il dipinto della Madonna, oggi venerato nella basilica cattedrale, ma anche numerose reliquie, tra cui le ossa di San Gennaro, che furono poi trasferite nel duomo di Napoli nel 1497.

Mercogliano è famosa per il Carnevale ma soprattutto per la Zeza, macchietta carnevalesca arricchita da canti accompagnati da strumenti vari, che nacque nelle strade e piazze di Napoli nella metà del XVII secolo, da cui si propagò nelle varie aree del Regno, assumendo connotazioni differenti. La Zeza è la rappresentazione del conflitto familiare tra giovani ed anziani e tra marito e moglie, mostrando la ribellione al potere sia dei genitori che del marito, sottolineando, anche volgarmente, tante ipocrisie della vita di coppia. Essa si conclude, però, con un lieto fine, per sdrammatizzare, ma al tempo stesso, quasi per far accettare, elementi di anarchia e anticonformismo. Tale rappresentazione si incentra sul matrimonio tra Don Nicola, studente universitario e Vicenzella, che però non sono gradite dal padre della pulzella, Pulcinella napoletano, che diventa Granturco nella Zeza mercoglianese, il quale teme che la moglie lo tradisca. La moglie, “Zeza” (diminutivo di Lucrezia), al contrario, vuole che la figlia si goda la vita.

Insomma, anche a Mercogliano, da qui a maggio, c’è molto da vedere. Quindi non vi resta che visitare l’Irpinia.

Pubblicato da Salvatore Nargi

40 anni suonati, di cui 14 trascorsi a Castelvetere sul Calore (AV) ed il resto in giro per l'Italia, prima a Roma dove mi sono trasferito per motivi di lavoro dei miei genitori e poi a Cremona, dove attualmente vivo e lavoro. Sono sposato con Sara, che amo alla follia, e ho 2 figlie meravigliose.

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