Incredibile: l’Irpinia roccaforte meridionale della Lega di Salvini

A Volturara la Lega ottiene il migliore risultato al Senato tra i comuni irpini

Sì, avete letto bene il titolo! L’Irpinia in queste elezioni politiche 2018 ha rappresentato una delle roccaforti della Lega in Sud Italia, raccogliendo ben il 6,85% delle preferenze, non centrando  per un soffio il primato per il mezzogiorno, che spetta alla Puglia. Avete capito bene: il 6,85%! Un risultato che lascia molto perplessi e fa riflettere. Inoltre, spulciando i risultati dei singoli paesi qua e là, ho rilevato che le percentuali più alte sono alla Camera e non al Senato. Infatti alla Camera si sta tranquillamente in media del 6 e oltre per cento, arrivando a toccare oltre il 10%. Il dato preso così “alla leggera” da chi ne capisce poco di statistica e di politica, come chi scrive, rivela che sono stati tanti giovani sotto i 25 anni (che possono votare solo per la Camera e non per il Senato) ad aver votato principalmente per il partito di Salvini.  Un risultato inimmaginabile prima del voto, ma che lo stesso Salvini, probabile prossimo premier, in futuro dovrà tenere in conto.

Ma, come dicevo, andando a spulciare tra i risultati di alcuni paesi irpini (non tutti), ho rilevato con grande stupore che la Lega, alla Camera, ha raccolto il 14,29% dei consensi a Rotondi, il 12,03% a Castelfranci, il 9,64% a Volturara Irpina, il 9,51% a Castelvetere sul Calore e il 9,05% a Paternopoli. Ma scendendo sotto il 9% e attestandoci sopra il 7% troviamo altre sorprese: Montella (7,27%), Mirabella Eclano (7,48%), Montemiletto (8,31%), Calitri (8,45%), Bisaccia (7,39%), Frigento (7,64%) e Vallata (7,67%).

Veduta di Volturara

Analizzando i dati dell’altro ramo del Parlamento, non va meglio al Senato, “meridionalmente” parlando: a Volturara Irpina la Lega si attesta al 10,44%, a Montemiletto al 9,22% e a Calitri al 8,80%. Ma non va certo “meglio” in altri paesi con percentuali sotto il 10% ma pur sempre incredibili per il nostro territorio: Castelfranci 8,75%, Vallata 8,64%, Paternopoli 8,55%, Montella 7,52%, Mirabella Eclano 7,36%, Gesualdo 7% e così via.

Dunque, tenendo presenti i dati di Camera e Senato, senza ombra di dubbio sale su questo speciale podio Volturara Irpina con la sua bocca del dragone. Volturara Irpina sorge tra il Monte Faggeto, alto 1148 metri, ed il Monte Costa, alto 1264 metri, sul lato sud-occidentale della Piana del Dragone, un laghetto di cinque chilometri di circonferenza, asciutto d’estate.

Tartufo Nero di Bagnoli

Il paese è immerso nel verde delle campagne circostanti intensamente coltivate prevalentemente a cereali e barbabietole da zucchero, dei terreni destinati all’allevamento del bestiame, che alimentano l’industria casearia, e dei folti boschi che la circondano, occupati da castagni, che, da un lato, forniscono abbondanti ed ottimi frutti, le castagne, dall’altro, alimentano l’industria del legno. Senza, infine, trascurare, i prelibati tartufi, sempre più commercializzati.

Il paese sorge a 697 metri e ospita poco più di 4200 abitanti. Volturara Irpina offre tante possibilità di ossigenarsi aggirandosi tra natura ed acque incontaminate. L’elemento ambientale-naturalistico più caratteristico è rappresentato senza dubbio dalle celebri Bocche del Dragone, delle grotte carsiche, origine di vortici d’acqua, situate nella parte settentrionale del territorio comunale. Nella parte meridionale, invece, si trova il Monte Terminio.

Volturara Irpina, stando a quanto sostenne il famoso storico Di Meo, avrebbe un’origine comune ai vicini paesi di Montella, Serino, Bagnoli Irpino, che sarebbe rappresentata da Sabatia, antica città degli Hirpini situata sui monti sovrastanti, distrutta verso il 200 A.C. dai Romani dopo la seconda Guerra Punica. Il Senato ordinò la dispersione degli abitanti, i quali formarono dei piccoli aggregati disseminati nel territorio circostante, che crescendo nel tempo originarono paesi separati e distinti. La prima citazione del borgo medioevale si ritrova in un documento del 797, dove venne indicata come “Veterale”, cioè fondo coltivato da lungo tempo. Volturara fu feudo dei Balbano, Conti di Conza, dei D’Aquino, dei De Cabani, dei Della Marra, Baroni di Serino (feudatari per quasi due secoli), dei Garlon, Conti di Alife, dei Cavaniglia, dei Carafa, Principi di Stigliano, degli Strambone, Principi di Volturara. Ultimo Signore di Volturara fu Francesco Berio, deceduto nel 1819. Diversi Volturaresi parteciparono ai Moti liberali del 1820 ed alcuni vennero imprigionati o condannati a morte quali con l’accusa di Carboneria.

Nel punto più elevato del centro abitato, a 887 metri, prossimo al Santuario di S. Michele, ed in posizione di dominio dell’abitato, si trovano i ruderi del Castello medioevale, eretto durante la dominazione normanna e successivamente riedificato in epoca aragonese. Della struttura restano parte delle mura difensive, le torri ed elementi vari. Dal Castello di Volturara Irpina si gode un vastissimo panorama, che nei giorni tersi consente di ammirare la Valle del fiume Sabato, i Monti Picentini e le propaggini dell’Alta Irpinia.

Chiesa di San Nicola e Campanile

A stretto contatto con i ruderi del Castello si trova il Santuario o Chiesa di S. Michele Arcangelo, il cui stato di conservazione è alquanto precario. Il Santuario dedicato a S. Michele Arcangelo venne edificato per volontà dei feudatari Carafa. La Chiesa Parrocchiale di S. Nicola di Bari risale alla fine del XIX secolo. Venne danneggiata dal terremoto del 1980 e riaperta al culto dei fedeli a distanza di ben 20 anni. La Chiesa è affiancata da una maestosa torre campanaria risalente al 1754. Nel centro storico di Volturara Irpina si trova una chiesetta, nota come Chiesa dell’Immacolata.

Il centro storico di Volturara Irpina ancora presenta dei tratti tipici con le stradine del vecchio abitato. Tra gli edifici gentilizi, segnaliamo il Palazzo Marino (XVIII secolo) ed il Palazzo Masucci. Quest’ultimo si trova sulla piazza principale di Volturara, di fronte alla Chiesa di S. Nicola. Dopo il sisma del 1980, il Palazzo Baronale, risalente ai secoli XVIII-XIX, che si sviluppa su tre corpi di fabbrica, venne quasi interamente ricostruito. Dell’originaria struttura rimane la facciata, adornata da portali in pietra locale in stile barocco.

Piana del Dragone

Una descrizione approfondita la merita senza dubbio la famosa Piana del Dragone che si estende su un’area pianeggiante di circa 1100 ettari, situata ad un’altezza di 685 metri sul livello del mare, al cui margine meridionale sorge il paese di Volturara. Data la presenza di limitati depositi alluvionali sabbiosi e di grandi quantità di fanghi terrosi, si presuppone che essa sia di origine carsica. L’origine del nome risale dal termine sannitico Rava. Quando il Rava si allargava diventava Raone che il tempo ha poi trasformato in Traone. La Piana è circondata dai monti Costa, Chiarini, Foresta, Valle dei Lupi, Calcara d’Alessio e in essa, durante la stagione invernale, l’acqua piovana tende a raccogliersi nella sua parte più depressa, formando un bacino impropriamente detto Lago Dragone.

Bocca del Dragone

All’estremità della pianura, alle falde del monte Costa, vi è un inghiottitoio che assorbe circa 900 litri di acqua a secondo in condizioni normali (formatosi a seguito del terremoto del 5 Dicembre 1456), chiamato appunto Bocca del Dragone, punto d’inizio di una complessa rete idrografica sotterranea, dove le acque della piana defluiscono fino a perdersi negli oscuri meandri calcarei della montagna. La circolazione idrica sotterranea del bacino si esplica a due differenti livelli attraverso una falda profonda di base, situata nei calcari fratturati del massiccio carbonatico dei monti Terminio e Tuoro ad una profondità di circa 140-190 metri. All’interno della Bocca nei periodi estivi si può camminare lateralmente al flusso d’acqua su di un marciapiede di cemento lungo settanta metri; infine si apre una fenditura nella roccia e l’acqua precipita, provocando un rumore assordante.

La Chiesa dell’Immacolata

Le parti limitrofe della bocca, per essere calcaree hanno un potere assorbente molto limitato, a volte lo scioglimento delle nevi e le abbondanti piogge fanno diminuire il potere assorbente e per mancanza d’aria si allaga la Piana. Restano indelebili nella memoria gli allagamenti del 1795 che distrussero interi raccolti e causarono decine di vittime; del luglio 1841, quando la malaria provocò 19 morti; del 1851-1853-1854, quando a causa delle eccessive piogge il livello delle acque raggiunse circa i 20 metri al di sopra di quello normale, allagando completamente il paese. Molti hanno cercato di esplorare i misteriosi cunicoli sotterranei ma nessuno ne ha mai potuto realmente conoscere natura e conformazione. L’unico dato certo è che a causa della ristrettezza di essi non è possibile un rapido smaltimento delle acque stagnanti. Se questi si ostruissero, il bacino si ridurrebbe facilmente ad un vasto pantano, cosa che da sempre è stata motivo di grande apprensione nel popolo volturarese. Da qui nasce la schietta e bonaria frase degli abitanti dei paesi limitrofi: “se pozza appilà la occa re lo traone” che tradotto letteralmente significa “si possa ostruire la bocca del dragone”, provocando nel verace volturarese una inevitabile risposta che qui ometto.

Il Castello Medievale

Il bacino è di rilevante importanza per l’approvvigionamento idrico della Campania e della Puglia, in quanto alimenta numerose sorgenti di acque potabili, quali quelle di Cassano e di Serino. L’acqua del Dragone, infatti, al termine del suo itinerario sotterraneo, sgorga nei punti più a valle di alcuni dei paesi vicini, per venire quindi incanalata e distribuita a Napoli così come nella parte settentrionale della Puglia.

Pubblicato da Salvatore Nargi

40 anni suonati, di cui 14 trascorsi a Castelvetere sul Calore (AV) ed il resto in giro per l'Italia, prima a Roma dove mi sono trasferito per motivi di lavoro dei miei genitori e poi a Cremona, dove attualmente vivo e lavoro. Sono sposato con Sara, che amo alla follia, e ho 2 figlie meravigliose.

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