Il Presepe di Fontanarosa: una perla d’Irpinia

In occasione dell’imminente festività del Natale, il comune di Fontanarosa offre un’affascinante passeggiata tra il Presepe settecentesco esposto nel Santuario di Maria Santissima della Misericordia. Il Presepe artistico di Fontanarosa, capolavoro di artigianato, è frutto di un minuzioso lavoro, realizzato con tronchi d’albero e materiali di vario tipo, riproduttivo di dettagli curatissimi. A Fontanarosa, ogni anno, l’atmosfera natalizia è creata maggiormente dal Presepe del settecento, l’atteso allestimento scenico nell’accogliente chiesa locale, che sorprende piacevolmente gli appassionati della rappresentazione della nascita di Gesù, richiamando migliaia di visitatori provenienti da tutti i paesi d’Irpinia e dalle regioni limitrofe, diffondendo l’importanza e la bellezza della natività.

Il presepe napoletano vede il suo arrivo a Fontanarosa intorno al 1910, quando la devozione del popolo e l’amore per l’arte di don Gennaro Penta portarono la cittadina a possedere quello che poco più tardi fu definito il più bel presepe del mondo. Nonostante agli inizi del ‘900 l’arte presepiale era del tutto finita, sopravviveva nel mercato antiquariale di Napoli una fervida collezione di pastori d’arte abilmente modellati dagli artisti settecenteschi, primi fra tutti il Sammartino ed il Celebrano. Fu proprio da questo florido mercato che don Gennaro Penta riuscì a ricavare una collezione di capolavori e piccole opere d’arte, che di lì a poco avrebbero avvolto maestosamente un’intera ala della stupenda Basilica di Maria SS. della Misericordia.

La costruzione richiedeva tempo ed iniziava dopo il 2 novembre. Da subito si differenziò da quello primigenio napoletano, sostituendo al sughero il legno d’olmo di cui il paese era fecondo. Si scelse minuziosamente la parte alta dell’albero, che ben si prestava ad imitare le rocce del paesaggio, alternata spesso a legni di ulivo per creare qualche sfumatura al paesaggio. Quindi, dopo aver sparso un po’ di muschio qua e là, si disponevano i pastori e le case, gli animali e gli angeli. Il presepe crebbe di fama anno per anno. Folle di visitatori accorrevano a Fontanarosa ansiosi di ammirare il prodigioso presepe, composto da oltre 700 pezzi tutti originali. Il più entusiasta visitatore dell’epoca fu il Principe Umberto di Savoia, il quale, informato della grandiosità dell’opera fontanarosana, volle visitarla rimanendone estasiato.

L’eco della fama che il presepe si guadagnò arrivò fino a Roma, tanto che nel 1930 lo stesso si guadagnò il titolo di Monumento Nazionale. Con la morte di don Gennaro Penta avvenuta nel 1932 terminò la tradizione di fare il presepe; i pezzi non furono più esposti, gli artigiani non furono più presenti per la costruzione e dopo qualche tempo fu donato al Museo Irpino di Avellino, dove oggi è possibile ammirarne solo una piccola parte. Si chiuse momentaneamente un capitolo della storia del presepe, ma la tradizione non certo morì e, di lì a pochi anni, rinacque ancora più gloriosa. Il desiderio dei fontanarosani di rivedere il “grande presepe” fu accolto ancora una volta da un sacerdote, don Davide, parroco di San Nicola Maggiore e successore di don Penta quale rettore del Santuario di Maria SS. della Misericordia.  Don Davide, spinto dal popolo, deluso per la perdita del presepe, iniziò la ricerca per la nuova collezione di pezzi del ‘700 e, negli anni dal 1932 al 1949, esplorò molte volte il mercato d’antiquariato di Napoli, acquistando pezzi di rara bellezza. Finalmente Fontanarosa poté riacquistare il più bel presepe del mondo.

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia accolse nuovamente nella sua navata di sinistra l’imponente presepe. Il sacerdote suo fautore, aiutato dal fratello Adolfo, ne curava ogni dettaglio, mentre le maestranze locali si adoperavano tutto l’anno per il miglioramento continuo dell’opera. Con don Davide il presepe di Fontanarosa arrivò ad essere esposto a Roma nell’Anno Giubilare 1950.

La Chiesa della Misericordia di Fontanarosa

Dopo la meravigliosa esperienza nell’Anno Giubilare, per più di trent’anni, il presepe rimase relegato nella cassaforte della Chiesa di Santa Maria della Misericordia. Il più bel presepe del mondo riecheggiava nostalgicamente nella memoria di chi lo aveva ammirato o di chi lo aveva ascoltato nei racconti dei più anziani.

I più giovani del paese, scossi dal trauma provocato dal catastrofico terremoto del 1980, riuscirono a convincere Don Giulio, il nuovo parroco, a riprendere in mano il progetto per l’allestimento del presepe. Il comitato di promotori lavorò per due anni alla ricerca di nuovi ceppi d’olmo e per restaurare i pezzi dell’opera ormai impolverati e privi della loro bellezza originaria. Fu inoltre effettuata un’accurata ricerca storica, finalizzata al recupero fedele dell’opera sulla base di fotografie esistenti che riprendevano i vecchi presepi di Don Gennaro e di Don Davide. Dopo gli anni di ricerca meticolosa, venne il momento di portare a nuova vita il meraviglioso ed inestimabile presepe fontanarosano. L’8 dicembre 1982 il più bel presepe del mondo divenne nuovamente realtà. La cerimonia di inaugurazione si svolse alla presenza di tutti i cittadini e delle autorità, nonché delle televisioni locali e nazionali.

L’entusiasmo che aveva portato nuovamente alla visione del presepe dopo ben trent’anni dall’ultima esposizione ben presto dovette lasciare spazio allo scoramento ed al pianto della gente fontanarosana. Perché nella notte tra il 13 ed il 14 dicembre ignoti malfattori, non curanti del luogo sacro, si introdussero nel Santuario di Santa Maria e trafugarono tutto il presepe. La mattina del 14 dicembre, all’apertura della chiesa, emerse un quadro desolato che strideva fortemente con l’aria di enorme gioia che aveva pervaso il luogo fino al giorno prima. Ancora una volta Fontanarosa, tra le lacrime della gente, doveva dire addio al presepe che aveva faticosamente fatto rinascere.

La storia triste del presepe rubato ha fatto da sfondo anche ad un film girato nei luoghi della terra d’Irpinia ad opera di un regista proveniente dalla vicina Bonito, Pino Tordiglione. Il film in questione si chiama proprio “Il Natale rubato” (2003) e vede protagonista la vicenda fontanarosana, interpretata da attori professionisti, da comparse del nostro paese, e la giovane figlia ammalata del protagonista interpretata da Filomena Di Talia. L’idea del film nacque da un documentario. Dopo il recupero di alcune statuette del presepe rubato, l’amministrazione comunale chiese al regista di girare un filmato su quel fatto. Mentre il regista stava lavorando al progetto, gli venne in mente di trasformare quell’episodio di cronaca in qualcosa di più, in una favola per i bambini e per tutti quelli che sanno ascoltare il linguaggio del cuore. Tordiglione scrisse allora soggetto e sceneggiatura, mise in piedi una troupe di fortuna, convocò il paese per scegliere interpreti e comparse e assoldò quattro attori veri, scelti dal mondo delle soap. Il film narra la tragica storia di un padre che scopre la figlia affetta da un morbo gravissimo. Solo un celebre medico potrebbe curarla, ma si trova a Boston e per affrontare il viaggio e le cure servono dunque molti soldi. Per racimolare i soldi occorrenti decide di farsi ladro e, venuto a conoscenza del bellissimo presepe settecentesco esposto a Fontanarosa, decide di rubarlo. Presto, però, viene assalito dal rimorso e decide di costituirsi. Ma i Carabinieri che indagano, capito il suo gesto, fanno in modo di non mandarlo in prigione. Ecco dunque che la tragedia di Fontanarosa si trasforma in una fiaba a lieto fine. Sicuramente non fedele alla vera storia occorsa al Paese, ma certamente una pagina di cinema che fa conoscere ad un più vasto pubblico l’infamia di quel gesto sacrilego che mai si potrà dimenticare.

A circa 20 anni dal furto sacrilego (1998) il presepe tornò al suo antico splendore. Alle porte del Giubileo del 2000 un nuovo entusiasmo animò i promotori, così come nell’Anno Santo del 1950. Negli anni intercorrenti tra la tragedia consumata e la nuova rinascita il popolo fontanarosano riuscì ad ottenere dal Museo Irpino di Avellino parte del presepe donato dalla famiglia Penta che non veniva esposto ma custodito nei depositi. Ai pezzi che fecero ritorno, si aggiunsero i pastori che erano stati instancabilmente raccolti dal parroco don Giulio grazie alle numerose offerte ricevute. Il Sindaco dell’epoca, alla presenza della Autorità cittadine, provinciali e regionali intervenute, sia politiche che religiose, inaugurò trionfalmente il nuovo presepe, dando la possibilità alle nuove generazioni di ammirare la ricchezza posseduta, rivivere la storia e l’antica tradizione di Fontanarosa. Nel corso degli anni a seguire la tradizione si è sempre rinnovata ed anzi si è arricchita di una nuova pagina, costituita da un nuovo presepe che, in forma permanente ed alternativa all’originale, viene custodito dal 2003 nel Museo Civico di Fontanarosa, denominato 3P ovvero della Paglia, della Pietra e del Presepe. Nei primi tempi le dimensioni dell’opera sono state spesso ridotte ma, a decorrere dal 2010, ogni nuova esposizione ha trovato una sempre maggiore estensione.

Non resta che andare ad ammirare dal vivo il presepe più bello del mondo a Fontanarosa.

Pubblicato da Salvatore Nargi

40 anni suonati, di cui 14 trascorsi a Castelvetere sul Calore (AV) ed il resto in giro per l'Italia, prima a Roma dove mi sono trasferito per motivi di lavoro dei miei genitori e poi a Cremona, dove attualmente vivo e lavoro. Sono sposato con Sara, che amo alla follia, e ho 2 figlie meravigliose.

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