San Pio da Pietralcina e il suo legame indissolubile con Montefusco e l’Irpinia

Probabilmente Padre Pio, anzi San Pio da Pietralcina è il Santo più amato degli ultimi anni in Italia e nel mondo. Negli scorsi mesi la salma del Santo è stata in esposizione in diverse chiese di Roma, tra cui la basilica di San Pietro in Vaticano. Poi dall’11 al 14 febbraio scorso la salma del Santo è tornata nella sua Pietrelcina, per poi ritornare il 16 febbraio scorso a San Giovanni Rotondo.

Nel suo girovagare per il sud Italia, importante è registrare il soggiorno della salma in Irpinia, a Montefusco, presso il convento di Sant’Egidio, dove il Santo fu condotto dai superiori, quando era ancora ventenne, alla fine del novembre 1908 per far fronte ai suoi problemi di salute, che potevano avere un po’ di sollievo con l’aria incontaminata del piccolo centro della (anche allora) verde Irpinia.

Veduta di Montefusco

A Montefusco, San Pio era circondato da diversi frati impegnati negli studi teologici. Dopo il maggio 1909, Padre Pio non tornò più a Montefusco sebbene il primo agosto 1910, il convento di Sant’Egidio era ancora la sua residenza ufficiale. Ma una cosa è certa, il Santo stigmatizzato conservò un bellissimo ricordo del suo soggiorno irpino di Montefusco. A un secolo di distanza, è ancora forte il ricordo e le testimonianze del soggiorno del Santo di San Giovanni Rotondo tra le mura del convento di Sant’Egidio.

Montefusco è un paese irpino dal passato glorioso che oggi conta circa 1.400 abitanti. Studi recenti fanno risalire il suo toponimo all’unione di Mons e Fusculi (Monte di Foscolo). Foscolo sarebbe un personaggio romano o longobardo che per primo avrebbe posseduto il monte o fondato il castello. Tale ipotesi fa perdere di consistenza quella che collegava la nascita di Montefusco all’antica Fulsulae, distrutta dal console Fabio Massimo, oppure ad altre più fantasiose di sapore seicentesco come Monte Fosco. L’esatta collocazione della fondazione di Montefusco in un preciso momento storico tuttora rimane avvolta nel mistero. Per tracciare la storia di Montefusco fino all’età longobarda, periodo in cui ebbe inizio la sua ascesa a centro di notevole importanza per diversi secoli, si incontrano non poche difficoltà in assenza di fonti scritte, e non solo. Ma è pur vero che non si è lontani dalla realtà se si asserisce che sulla cima del monte vi fossero già stati insediamenti precedenti alla venuta dei Longobardi.

Montefusco si trova ad una altitudine di 707 metri dal livello del mare. Quello che per noi oggi è un osservatorio naturale su un panorama mozzafiato non sfuggì ai Longobardi che seppero sfruttare valorizzando il potenziale strategico della sua posizione geografica. Infatti Montefusco presentava requisiti importanti: rappresentava una fortezza naturale in quanto ubicata in una posizione strategica dalla quale era possibile attaccare i nemici o difendersi da essi. In più Montefusco era ricca di sorgenti d’acqua. La tradizione storica fa risalire ai Longobardi nel IX secolo la fortificazione delle mura ed un primo insediamento, molto probabilmente su un precedente castrum, quello che diventerà poi un vero e proprio castello.

Montefusco, come anche altri paesi della zona, fu inserito nella cerchia a difesa del Ducato di Benevento, rientrando nella politica di incastellamento che le incursioni, soprattutto dei Saraceni e Bizantini ma anche le stesse lotte tra i Longobardi, resero necessaria. La vicinanza a Benevento fu un altro fattore rilevante della sua importanza, e, quando nell’849, il Principato longobardo di Benevento si scisse da quello di Salerno in due Principati rivali tra loro, Montefusco iniziò ad avere un ruolo sempre più strategico che la porterà, nei secoli successivi, ad assurgere il ruolo di capitale del Principato Ultra.

Con l’arrivo dei Normanni, Montefusco entra nelle fonti scritte delle Cronache dello storico Falcone Beneventano del 1114, ed il suo castello era già descritto come ingens (grande) e come realtà politica, militare già strutturata. Ciò succedeva a pochi anni dalla caduta dell’antico Principato Longobardo che perdendo la sua capitale Benevento, entrata nel dominio papale, vide tutto il suo ex territorio annesso al Principato Longobardo di Salerno prendendo il nome di Provincia di Principato e terra Beneventana.

I Normanni avrebbero edificato, invece, un castello in una zona più alta e in quel tempo fuori dal centro abitato. L’area di cui faceva parte era più ampia e comprendeva anche l’attuale Monastero delle Suore Domenicane: le mura perimetrali presentano tuttora tracce di fortificazione e sempre nell’area del castello (l’attuale casa comunale) sorgeva la Chiesa di San Giovanni del Vaglio che sarà successivamente elevata a Chiesa Palatina, un tempo utilizzata come cappella per le guarnigioni del castello.

Nel 1130 con Ruggero II, Montefusco divenne castello regio, ruolo riservato alle fortezze importanti dal punto di vista strategico-militare e sembrerebbe sia stata dimora temporanea di Papi e re. Il periodo normanno, nonostante a dir poco turbolento dal punto di vista militare, presentava una società già vivace e stratificata con la presenza di giudici, notai, associazioni religiose, come la Confraternita di Santa Maria, una delle più antiche del Meridione.

Con la dominazione sveva Montefusco crebbe d’importanza. Federico II volle fortificare i centri in prossimità di Benevento, enclave dello stato pontificio, e, naturalmente, Montefusco si trovò in prima linea.

Il carcere borbonico

Successivamente quelle caratteristiche che avevano fatto la fortuna di Montefusco nel passato si presentarono come un ostacolo alle esigenze di modernizzazione che i nuovi tempi richiedevano. Nel periodo delle due guerre Montefusco oltre ad essere occupata per un certo periodo dalle truppe tedesche, fu luogo di confino per numerose persone, uomini ma anche donne provenienti un po’ da tutta Italia che si opponevano al Regime. Carcere per detenuti comuni, crebbe nella fama per essere uno dei più duri del Regno. Il carcere di Montefusco continuava ad accrescere la sua triste fama fino a quando non si ebbe un importante novità all’interno delle sue mura. Esse, infatti, iniziarono ad accogliere i primi detenuti politici in seguito alla repressione dei moti rivoluzionari che portarono al fallimento della Repubblica Partenopea. Anche cittadini montefuscani caddero nelle maglie della repressione. Nel 1806 come detto, i Francesi trasferirono il capoluogo ad Avellino, ma il carcere continuò ad esistere fino al 1845 mentre, nel frattempo, era iniziata la costruzione del carcere Borbonico di Avellino secondo criteri di punizione e detenzione più umani, per cui ultimato il nuovo penitenziario quello di Montefusco fu chiuso per essere orami il simbolo di sofferenza e morte tanto che fiorivano detti popolari come: “Chi trase a Montefusco e pò se nn’esce, pò di ca ‘nterra nata vota nasce”.

Furono i moti liberali del 1848 e la loro repressione che indussero i Borboni a riaprire le porte del Carcere di Montefusco a un gruppo di una cinquantina di detenuti, liberali, provenienti per lo più dal centro-sud Italia. Il periodo di dura detenzione dei liberali gli valsero il soprannome di Spielberg dell’Irpinia. Con l’Unità d’Italia il carcere di Montefusco da baluardo Borbonico divenne baluardo Sabaudo. Passata questa fase il carcere fu chiuso per periodi intermittenti fino alla chiusura definitiva nel 1923 e nel 1928 fu dichiarato Monumento nazionale.

A Montefusco possiamo ammirare la Chiesa di San Giovanni Vaglio, quella di San Bartolomeo, quella di Santa Maria della Piazza, la Chiesa del Carmine, di Santa Caterina da Siena, di Santa Maria delle Grazie, di San Francesco e tante altre.

Palazzo Ruggiero

Nella platea dell’antico Convento dei Frati Minori erano indicati i beni dei Frati incamerati dal Demanio. Si leggeva che nel tempio annesso al convento, fondato da San Francesco d’Assisi, è sepolto il cittadino che uccise il Dragone che infestava le vicinanze. Secondo la leggenda, nei primi decenni del XV secolo, il bosco Pirotta nella zona del Cubante, era infestato da un feroce e mostruoso animale. Il padrone del bosco, Antonello Castiglione, nobile montefuscano, dopo aver addestrato il suo cavallo, si armò di spada e lancia per combattere il mostro. Il combattimento avrebbe avuto luogo la mattina del 15 giugno 1421. Si trattò di una lotta molto lunga, tanto che dopo quattro ore, Antonello stava perdendo le residue forze, mentre il mostro tentava di avere la meglio su di lui emanando aliti velenosi. Per fortuna, il nobile sentì suonare le campane in occasione della Festa di San Vito, e rivolgendogli una supplica, riprese a combattere con molta vigoria, tanto da riuscire ad infilzare il drago, la cui carcassa trascinò a Montefusco, dove rimase esposta alla pubblica visione e, dopo qualche giorno, fu persino portata a Napoli. Purtroppo, Antonello Castiglione, avendo inalato l’alito pestilenziale, morì lasciando una disposizione testamentaria secondo cui parte del suo patrimonio sarebbe andato ai Frati ed ai Canonici di S. Giovanni, imponendo però l’obbligo di celebrare solennemente l’episodio ogni 15 giugno, tramite una solenne processione attraverso il paese, come effettivamente fu fatto per diversi secoli, fino alla metà del XIX secolo.

Palazzo Giordano

Il centro storico di Montefusco è tutto un intricarsi di stradine lastricate in pietra, piazze e piazzette, vicoletti, scalinate, chiese e chiesette, e tanti palazzetti signorili con portali in pietra. Nei pressi della chiesa di S. Giovanni del Vaglio si trova il palazzo Aggiutorio, risalente al XVII secolo. Il palazzo Giordano risale al XVII secolo mentre il palazzo della Corte Baronale va collocato nel XVII secolo. Il centro storico di Montefusco è colmo di altri edifici gentilizi settecenteschi od ottocenteschi, non tutti in ottimale stato di conservazione, anzi, sovente, apparentemente abbandonati. Degli altri edifici gentilizi di Montefusco ricordiamo il palazzo Lanza, quello della ex chiesa di S. Leonardo, sconsacrata, adibita a Dogana ed infine, ceduta a privati, il palazzo Urciuoli-Capozzi, il palazzo Battimeli e di fronte a questo il Palazzo Croce, ed i palazzi Egidio, Melisurgo, de Martino, Regina, Casazza-de Regina, Riola e tanti altri.

Juventus Utena-Sidigas Avellino 77-77, pagelle: Wells cerca di condurre la squadra alla vittoria

Serie B, probabili formazioni 32a giornata