Stefano, il Tifoso dell’Avellino Vittima di Camorra e Dimenticato dallo Stato (Video)

Non sono stati abbastanza un attentato e cento colpi di mitra. Non è servito essere pronto a sacrificare la propria vita pur di salvare quella del suo “capo”. Non è stato sufficiente, a trentacinque anni di distanza, chiedere giustizia da un letto soltanto con gli occhi e con la mente ché la voce ormai non c’è più. Perché lui per lo stato italiano – quello stesso Stato che serviva fedelmente – non sarà mai una “vittima della criminalità”.

Eppure Stefano Montuori, avellinese di Baiano, “vittima della criminalità” lo è eccome. Era il 13 settembre del 1982 e lui, come ogni mattina, era alla guida dell’auto dell’allora procuratore Antonio Gagliardi, che in quegli anni indagava sulle infiltrazioni camorristiche negli appalti pubblici del post terremoto dell’Irpinia. Tra Monteforte e Avellino, dove erano diretti, la corsa dei due viene fermata: tre auto sbarrano la strada alla macchina della coppia, Stefano capisce che è un attentato e cerca una via di fuga, ma si ribalta. Lui e il procuratore restano incastrati nella auto: i killer, almeno dieci, scendono e aprono il fuoco una, due, tre, cento volte.

 

Le maglie dell’Ac Baiano

Gagliardi e l’autista miracolosamente si salvano da quell’esecuzione, ordinata e voluta dalla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, ma la beffa più grande per Stefano è dietro l’angolo. Pochi anni dopo, racconta Roberta Rei de Le Iene, il procuratore viene insignito della medaglia d’oro per il riconoscimento di vittima della criminalità e viene esentato – come forma di risarcimento – dal pagamento di tutte le tasse. Per Stefano, invece, nulla, né medaglia, né risarcimento anche se è lo stesso magistrato a ricordare che “lui mi ha salvato la vita perché poteva anche fermarsi e sarebbe stato risparmiato”.

Stefano non si è mai arreso a quella che lui, sua moglie e i suoi figli continuano a considerare un’ingiustizia. Ma per lo stato non c’è nulla di strano: l’autista – come la legge prevede – non può essere riconosciuto vittima della criminalità perché in famiglia ci sono alcuni parenti considerati vicini alla criminalità organizzata. Peccato, però, che si tratti di quella stessa criminalità che ha cercato di ammazzarlo con cento colpi di mitra.

 

Il Baiano Calcio con la maglia per Stefano Montuori

 

L’INIZIATIVA DELL’AC BAIANO PER STEFANO

Oggi Montuori è bloccato a letto: ha la Sla – beffardo scherzo del destino – come Adriano Lombardi, il capitano di quell’Avellino che lui amava e ama ancora, ma a combattere per lui ci sono i familiari e tutto il suo paese. Domenica scorsa, l’Ac Baiano calcio è infatti sceso in campo nella partita contro la San Severinese con una maglia dedicata a Stefano. “Non siate insensibili e indifferenti, al contrario indignatevi e prendete una posizione – l’invito della società -. «Tutti devono sapere» è stato sempre il motto di Stefano, da oggi è anche il nostro. Forza Stefano, non mollare”.

E proprio per portare la battaglia di Stefano fino al ministero dell’Interno su Change.org è già stata aperta una raccolta firme. “Perché per un semplice dipendente dello Stato è così difficile ottenere un risarcimento dovuto mentre non lo è per figure pubbliche poste a livelli più alti? – si chiedono i familiari -. Perché l’impressione che vengano applicati due pesi e due misure è sempre così forte?”. In attesa delle risposte, Stefano continua a lottare anche se è fermo in un letto e anche se – dice con gli occhi – “ho perso la fiducia nello Stato”.

IL VIDEO DI STEFANO MONTUORI A LE IENE

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