Vendemmia in Irpinia: come saranno i DOC e DOCG irpini del 2017

Oggi ci ritroviamo in Irpinia per parlare della vendemmia 2017 e di come saranno i nostri vini dell’annata 2017. Quest’anno in Irpinia la quantità delle uve è stata inferiore a quella degli altri anni più o meno del 30% rispetto alla media però, di contro, la qualità è nettamente superiore con delle punte di eccellenza. La vendemmia è già terminata. La maturazione delle uve è stata anticipata di circa 10-15 giorni.

Le uve sono state sanitariamente perfette con elevate concentrazioni zuccherine e basse acidità ed esprimeranno sicuramente dei vini di grande profilo e qualità. Le condizioni climatiche favorevoli avute durante il periodo della vendemmia hanno consentito di ultimare la maturazione, in modo particolare dell’Aglianico, e quindi del Taurasi, che è avvenuta con il raggiungimento della piena maturità.

Da punto di vista fitosanitario, quest’anno, vista l’annata molto calda e asciutta, si è concentrata sull’Oidio, una malattia delle viti causata da funghi. In alcune aree e su alcune varietà sensibili, come il Fiano di Avellino e l’Aglianico di Taurasi, l’Oidio è stato abbastanza virulento, ma agendo in prevenzione si è riuscito a tenerlo sotto controllo, preservando le uve aglianico 2017 che probabilmente daranno un grande Taurasi 2017.

Tipico paesaggio di vigneti irpini

La Campania, nell’antichità definita “Campania Felix“, ha sempre avuto una grande vocazione vitivinicola con vini che fin da sempre hanno allietato la vita dei suoi abitanti. Nell’ambito di una tradizione che fa riferimento ai report delle antiche culture romane e greche spicca, nel territorio della Campania, la Verde Irpinia, che oggi offre, tra gli altri, alla cultura enologica, quattro maestosi vini: il Taurasi, l’Aglianico, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino. Al Taurasi, al Greco di Tufo ed al Fiano di Avellino è stato concesso il massimo riconoscimento che la Comunità può offrire ad un grande vino: la “Denominazione di origine controllata e garantita“, mentre all’Aglianico è stata concessa la “Denominazione di Origine Controllata”. Questi vini, però, oltre ad avere questi importanti riconoscimenti, trattandosi di vitigni autoctoni, hanno sicuramente una precisa identità e la massima integrazione con il territorio dell’Irpinia.

Taurasi

La provincia di Avellino si presenta sicuramente ricca dal punto di vista enologico e, pertanto, sta creando, un’attività di marketing territoriale per dare visibilità ad una vasta gamma di prodotti DOC e DOCG, quali i vini rossi, che trovano la massima aspirazione nel Taurasi, ed i bianchi, attraverso il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino ed una serie di IGT che propongono ed offrono lustro ed immagine, in ambito mondiale, ad un territorio di grande vocazione vitivinicola.

Oggi i migliori vini della Campania e non solo, quelli più autentici e meno omologati dalla tecnica o dall’industria, si trovano soprattutto in Irpinia: l’area meno turistica, quella montuosa e contadina, modernizzatasi in parte soltanto dopo il tragico terremoto del 1980.

Fiano

Le vigne di Fiano e di Greco si abbarbicano su terreni sabbiosi e argillosi o su rocce calcaree dai 300 ai 600 metri lungo la valle del fiume Sabato, affluente di sinistra del più noto fiume Calore, che nasce sui 1660 metri del Monte Accellica, ossia fra i Monti Picentini, spina dorsale dell’Irpinia. Il miglior Fiano di Avellino si produce nei comuni di Atripalda, Cesinali, Contrada, Forino, Grottolella, Lapio, Monteforte, Montefredane, Sorbo Sérpico e Summonte. I Romani lo conoscevano e lo apprezzavano come Vitis Apiana, avendo notato la particolare attrazione che quest’uva esercitava, con la sua dolcezza, sulle api. Nel Medioevo ebbe estimatori illustri come Federico II di Svevia e Carlo d’Angiò. Le qualità aromatiche di questo vino, affinatosi col tempo, non hanno bisogno di presentazioni. Basti dire che il Fiano è uno dei pochi bianchi italiani che si nobilitano con l’invecchiamento esaltando, oltre all’intensità del colore e dell’odore, il caratteristico sapore che richiama quello delle nocciole tostate. Ideale come aperitivo, il Fiano si sposa perfettamente con i più raffinati antipasti di mare, piatti e zuppe a base di pesce, ostriche, eccetera.

Greco di Tufo

Bisogna spostarsi nel paesino di Tufo per gustare un altro bianco che non teme confronti, in fatto di quarti di nobiltà. Il Greco di Tufo, risorsa centrale per l’intera viticoltura campana, si produce in tutto il territorio dei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni. Caratteristica è anche la localizzazione geografica del Greco, che prospera in leggera altura, in un territorio attraversato dal fiume Sabato. Da queste uve, unite a quelle del Coda di Volpe, altro celebre e antichissimo vitigno autoctono, si ottiene il bianco eccezionalmente asciutto e armonico noto in tutto il mondo. Il suo gusto fruttato e il profumo di mandorle si abbina splendidamente a qualsiasi piatto di pesce, anche grasso, ai frutti di mare e alle aragoste. Dal Greco di Tufo, inoltre, si ottiene una particolare varietà di spumante, molto aromatica, che deve riposare per almeno 36 mesi.

uve Aglianico

Nella valle del fiume Calore, invece, si abbarbicano le vigne di Aglianico, dai 300 ai 600 metri: cioè la zona del vino Taurasi. Qualsiasi itinerario enogastronomico attraverso l’Irpinia non sarebbe completo senza una visita al paesino di Taurasi, raggiungibile attraverso Venticano, meglio noto come il “paese del torrone”. A Taurasi e nei comuni della DOCG (Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre Le Nocelle e Venticano) si produce uno dei più importanti vini rossi DOCG, ottenuto da un vitigno nobile come l’Aglianico (la vitis hellenica dei latini), cui si possono abbinare altre uve a bacca rossa. La sua commercializzazione avviene dopo tre anni di invecchiamento in botte, nelle cantine del comprensorio della valle del Calore, anche se i migliori risultati si ottengono dopo quattro anni. Il Taurasi è un vino di gran corpo e per questo motivo è anche conosciuto con l’appellativo di Barolo del Sud; è ideale per accompagnare arrosti, selvaggina e piatti a base di tartufo (magari quello nero di Bagnoli Irpino). Il suo colore rosso rubino, con riflessi arancioni acquisiti per invecchiamento, l’odore intenso e ampio, il sapore equilibrato dal retrogusto persistente, conquistano inevitabilmente chiunque abbia l’opportunità di gustarlo.

Piscopo Vigna Villae Taurasi

Insomma, l’Irpinia offre vini bianchi e rossi per tutti i gusti, quindi non resta che assaggiarli. No sapete dove? Allora vi consiglio la cantina Fratelli Follo di Castelvetere sul Calore che produce gli ottimi Aglianico “Immenso” e Taurasi “Sogno”. Oppure a Taurasi, la cantina Vigna Villae del mio amico Tommaso Piscopo che produce vini rossi quali il Taurasi O’ Principe DOCG, l’Aglianico Campi Taurasini DOC, il Paludisi Aglianico DOC Irpinia, il Pesano Aglianico DOC Irpinia, il  rosso O’Rre, l’Irpinia DOC e il Campania IGT e il rosato  Vignarosae DOC. L’azienda produce anche vini bianchi quali il Greco di Tufo DOCG, il Fiano di Avellino DOCG ed il Coda di Volpe IGT Campania. Insomma se volete assaggiare andate a Castelvetere e a Taurasi!

Pubblicato da Salvatore Nargi

37 anni, di cui 14 trascorsi a Castelvetere sul Calore (AV) ed il resto in giro per l'Italia, prima a Roma dove mi sono trasferito per motivi di lavoro dei miei genitori e poi a Cremona, dove attualmente vivo e lavoro. Sono sposato con Sara, che amo alla follia, e ho 2 figlie meravigliose.

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